Tim: incontro con la direzione aziendale, ora serve un tavolo al MISE

di Luca Maria Colonna

L’attività di installazione e manutenzione delle reti telefoniche per i gestori (per quelli che amano i termini inglesi, i “provider”) è svolta dalle cosiddette aziende “di rete”, un insieme di 30 aziende con 15mila dipendenti che applicano il Ccnl dell’industria metalmeccanica e dell’installazione di impianti.
Tra i gestori, un peso ancora rilevante lo svolge Tim, azienda una volta nota con il nome di Telecomitalia, che affida alle imprese “di rete” consistenti quantità di lavoro e che proprio in questi tempi rinnovando gli appalti.
Però, viste le evoluzioni tecnologiche, le esigenze legate alla digitalizzazione, già presenti ma accelerate dagli effetti della pandemia sia sulle attività lavorative, che sui servizi sociali e anche su molte attività di svago (da quanto tempo non entrate in un cinema?) più che di un rinnovo di un appalto, quello che il committente Tim e in “doppino di rame”, che parte dai “cabinet” che si trovano per strada e arriva alle abitazioni e agli uffici.

IMPATTI OCCUPAZIONALI 
Ovviamente, l’affidamento di queste attività che prevedono comunque il calo delle attività sulla rete in “rame” e un aumento di quelle sulla rete in “fibra”, che tra l’altro richiede minore manutenzione, desta interesse ma anche preoccupazione per i potenziali impatti occupazionali sui lavoratori: l’affidamento delle attività va infatti accompagnato da un progetto di politica industriale che preveda un piano di formazione e addestramento per gli addetti, ma anche la definizione di strumenti di accompagnamento alla pensione dei lavoratori più anziani, in genere meno professionalizzati.
Per questo, le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici e dei telefonici hanno chiesto di avviare un tavolo al ministero dello Sviluppo economico in modo da avere un “luogo” per discutere concretamente delle esigenze del Paese, e di quelle dei lavoratori.

SCELTE AZIENDALI
In vista di questo “tavolo” su cui incombono le possibili conseguenze della crisi di governo, la direzione di TIM ha deciso di convocare un incontro per illustrarci le scelte aziendali che sono state adottate per fare fronte alle esigenze del nostro Paese, che speriamo colga questa occasione per colmare il divario “digitale” con gli altri Paesi avanzati. A questo proposito, nell’incontro svolto l’8 gennaio, la direzione di Tim ha dichiarato di garantire il raddoppio dei volumi di attività a fronte di una sostanziale stabilità delle tariffe riconosciute.
Inoltre, per l’aggiudicazione dei lotti in appalto ai parametri tecnici e a quelli economici, per l’assegnazione, si è introdotto un ulteriore parametro sulle performance delle “aziende” in termini di puntualità ed efficacia degli interventi. Sarà previsto anche un momento di verifica dell’andamento economico dell’appalto, così da compensare eventuali sovraccosti o risparmi effettivamente registrati.
Nel corso dell’incontro le organizzazioni sindacali hanno unitariamente chiesto che la gestione della gara e delle assegnazioni si svolga evitando effetti di dumping contrattuale a danno dell’occupazione.
Per questo, pur apprezzando il dialogo diretto con Tim e valutando positivamente la disponibilità a proseguire con questo tipo di incontri, le organizzazioni sindacali ritengono sempre più necessaria la convocazione di un tavolo con la presenza del ministero dello Sviluppo economico e con quello del Lavoro per avere maggiori certezze nella definizione delle politiche di sviluppo del settore, in termini di sostegno agli investimenti, alla formazione e anche al ricambio generazionale degli addetti, accompagnando gli anziani alla pensione e assumendo nuove professionalità.

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