Le competenze degli Rls nel mondo del lavoro

di Andrea Farinazzo

Gli Rls sono i rappresentanti dei lavoratori all’interno dell’unità produttiva, per il rispetto della normativa dell’ambiente, della salute e della sicurezza, e hanno bisogno di competenze tecniche, ma anche di conoscenze che non rientrano nei tecnicismi, come le abilità cognitive, comportamentali e interpersonali. Competenze utili specialmente in una realtà sociale e lavorativa caratterizzata da una grande complessità e variabilità.

PRENDERE UNA DECISIONE
Una delle prime competenze che deve possedere un Rls è quella di riuscire ad avere la consapevolezza di una situazione per poter prendere le giuste decisioni. Questo significa avere la percezione di elementi ambientali, la comprensione del loro significato, la capacità di proiezione sul futuro e gli effetti del loro cambiamento che è fortemente dinamico.
Diversamente da quello che si può presumere, non sono quindi l’incapacità o la disattenzione una delle cause primarie negli incidenti attribuibili agli errori umani, ma proprio la mancanza di consapevolezza e conoscenza.
Una condizione che deriva da competenze non tecniche, ma da attitudini, aspetti caratteriali e dall’esperienza, in quanto si identificano gli input esterni e si è in grado di interpretarli correttamente, oltre a individuare le persone e gli eventi chiave.

GESTIRE LA COMPLESSITA’
Un’altra importante competenza riguarda la gestione della complessità del proprio ruolo, che deve essere in grado di orientarsi in un contesto VUCA (Volatilità, Incertezza, Complessità e Ambiguità) del meccanismo causa effetto e confusione nei confini organizzativi.
Si passa da un contesto organizzativo, produttivo e relazionale stabile alla cosiddetta “Disruptive Innovation”, un processo per cui un prodotto o un servizio già esistenti creano “un nuovo mercato” e destabilizzano i competitor. Inoltre si modificano la composizione della forza lavoro (età, etnia, religione, genere, competenze) e potenzialmente aumentano i conflitti, i disagi, lo stress, la fatica mentale, oltre all’organizzazione del lavoro, come nel caso dello smart working. E in prospettiva, cambia il contesto in cui un complesso insieme di nuove tecnologie viene applicato in larga scala ai sistemi produttivi manufatturieri e ai servizi di massa come la sanità, trasporti, banche, pubblica amministrazione, scuola.
Spinge in questa direzione la disponibilità di tecnologie 4.0, cioè di quell’insieme integrato di esseri umani, oggetti e sistemi che creano una rete digitale allo scopo di creare maggiore valore attraverso l’incremento della produttività. Senza dimenticare che il saldo positivo o negativo dell’uso delle tecnologie in termini di salute e sicurezza oltre che di produttività deriverà dall’uso che verrà fatto di esse e delle relazioni umane.
Dato che le competenze tecniche sono rapidamente obsolete occorre che un Rls sappia perfezionare le competenze cognitivo relazionali (life skill), abilità di vita cruciali nel processo di sviluppo individuale e nell’adattamento per tutto l’arco della vita individuate dall’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità).

 

LE SETTE COMPETENZE NON TECNICHE
Nella cultura della sicurezza è necessario soffermarsi su processi trascurati quali la percezione del rischio, l’attribuzione di significato, la decisione e l’orientamento discrezionale della propria condotta, ponendo l’accento su ciò che è definito human factor.
E, a proposito dell’importanza delle competenze non tecniche, si sottolinea l’impossibilità di una gestione dei problemi sulla sicurezza legati solo agli aspetti tecnologici e sulle competenze prettamente tecniche. La mancanza di NTS (Non Technical Skills) genera gli errori, aumentando la possibilità di evento avverso.
Le sette competenze previste sono: consapevolezza situazionale; decision-making, ovvero la capacità di adeguata definizione dei problemi, di considerare le opzioni e di implementare la scelta; comunicazione, quindi quando le persone si ricorderanno di te non per quello che hai detto, ma per come lo hai detto; il team work, ossia la capacità di supportare, risolvere i conflitti, scambiare informazioni e coordinare le attività; la leadership che rappresenta l’ottimale utilizzo dell’autorità, capacità di pianificazione, di dare priorità e gestire i carichi di lavoro; la gestione stress con l’identificazione dei sintomi dello stress, i suoi effetti e implementare strategie di coping; fronteggiare la fatica attraverso il riconoscimento dei sintomi di fatica, con l’implementazione di strategie efficaci di risoluzione.
Risulta essere importante anche creare una cultura della consapevolezza che investe la qualità dell’attenzione, il non lasciarsi fuorviare dalle proprie aspettative o dalle routine. Bisogna focalizzarsi su elementi che a prima vista appaiono insignificanti ma che possono rappresentare le prime avvisaglie di un pericolo.

Si ricorda che l’obiettivo del Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro rappresenta il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori, anche attraverso la creazione di un sistema di gestione permanente e organico. E il sistema di gestione si basa su precise responsabilità del datore di lavoro, sulle competenze e ruoli precisi, su una completa valutazione dei rischi, su un programma di prevenzione e protezione e sulla partecipazione dei lavoratori. Quest’ultima avviene attraverso l’informazione, la formazione e gli Rls.

CONDIZIONI PER LA RAPPRESENTANZA
Le condizioni per la rappresentanza rispondono alle domande che un Rls si pone sulle proprie conoscenze che deve possedere nel ciclo produttivo, ambiente di lavoro, sostanze e attrezzature, organigrammi e ruoli, esistenza e lettura DVR. Inoltre riguardano le attitudini, ovvero le capacità a relazionarsi con gli altri, essere propositivo e imparziale, capacità investigativa e critica, saper ascoltare, oltre ad avere una legittimazione attraverso l’elezione da parte dei lavoratori e la consapevolezza delle proprie responsabilità e poteri.

CONSAPEVOLEZZA SITUAZIONALE
La consapevolezza situazionale di un Rls deriva certamente da una serie di conoscenze o competenze tecniche, ma anche da competenze non tecniche come le attitudini, le modalità di rapporto con gli altri e il saper individuare le persone e gli eventi chiave. L’Rls deve saper comunicare, ascoltare gli altri, esprimere giudizi costruttivi, chiedere spiegazioni, sottolineare le proprie convinzioni e soffermarsi anche qui sul fattore umano.
Inoltre deve saper leggere il contesto, ma deve anche aiutare gli attori con lui coinvolti nelle attività di prevenzione a soffermarsi sul fattore umano e sulla difficoltà che l’uomo ha nella percezione del rischio e sulla poco diffusa capacità di saper cogliere i segnali forti e deboli di un contesto.
Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza deve saper lavorare in squadra e scambiare informazioni con i lavoratori e i preposti, oltre a provare a coordinare sia le attività di segnalazione che quelle volte alla prevenzione.

Le competenze da sviluppare per la concreta applicazione di questo obbligo riguardano anche le capacità di agire nei e sui sistemi di comunicazione organizzativa, nonché sui significati attribuiti nelle diverse organizzazioni e ai diversi gradini della gerarchia aziendale.

Infatti si fa presto a dire che “c’è l’obbligo di segnalare immediatamente”, ma occorre avere consapevolezza delle implicazioni che questo obbligo comporta riguardo ai sistemi di comunicazione esistenti in azienda, ai decisori e al gradimento che i decisori potranno mostrare una volta informati delle mancanze.

 

 

 

 

 

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