L’Editoriale

Care lavoratrici e cari lavoratori,

in queste ore siamo tutti con il fiato sospeso per il terribile terremoto che ha colpito Turchia e Siria lunedì scorso, 6 febbraio. Purtroppo, il bilancio delle vittime si è aggravato arrivando a 19mila morti e migliaia di feriti. Abbiamo visto i volontari estrarre dalle macerie tanti bambini ancora vivi anche dopo 72 ore: queste immagini ci fanno ritornare il sorriso per un attimo misto a commozione, ma il tempo corre e le notti sono gelide.

Ci auguriamo che la grande ondata di solidarietà possa alleviare le sofferenze di questi popoli, anche se occorrerà molto tempo per ricostruire quanto è stato distrutto.
Le calamità naturali sono in aumento e sono un campanello d’allarme sempre più forte sul cambiamento climatico, che negli ultimi anni ha avuto una sensibile accelerazione.

Questo genera una riflessione necessaria. La quantità di CO2 emessa nel mondo è di 37 miliardi di tonnellate, di cui l’8% viene prodotto dai 27 Paesi dell’Unione europea e il 50% del totale da Cina, Usa e India. La Cina ha stabilito che raggiungerà la neutralità climatica entro il 2060 e l’India entro il 2070. Per questo abbiamo sempre sostenuto che servono accordi sovranazionali ambiziosi e vincolanti con step intermedi, le risorse per raggiungerli, gli incentivi e le sanzioni per chi non li rispetta.

Dobbiamo essere consapevoli che le decisioni assunte dall’Ue riguardano solo l’Europa. Il Green Deal lanciato nel 2019 dalla Commissione europea ha fissato l’obiettivo di essere il primo continente a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, dobbiamo sperare che anche gli altri si adegueranno o tutto questo non sarà sufficiente.

La questione ambientale riporta inevitabilmente alla vertenza madre di tutte le vertenze: l’ex Ilva. Ancora oggi, dopo dieci anni, siamo di fronte a un quadro incerto e indefinito: il Ministero delle Imprese e del Made in Italy all’ultimo incontro del 19 gennaio ha paventato l’ipotesi di un accordo di programma che ci ha lasciati attoniti, mentre l’azienda incontrata il 30 gennaio nella sede di Confindustria a Roma non ha aggiunto nulla di nuovo. Le linee generali del piano industriale hanno tante incognite, per questo continueremo a rappresentare difficoltà e criticità perché noi non abbandoneremo mai alla deriva questa vertenza fondamentale non solo per Taranto ma per tutto il Paese.

Il 2 e 3 febbraio invece siamo stati a Milano per l’appuntamento con la Conferenza europea di IndustriAll Europe, a cui noi siamo affiliati. Ben 130 sindacalisti si sono riuniti per definire la strategia per affrontare le sfide che i tempi attuali ci pongono.

La scelta di svolgere in Italia questo importante appuntamento che ha una cadenza quadriennale è stata presa in due anni fa in piena pandemia per mostrare solidarietà all’Italia, primo Paese europeo duramente colpito dall’emergenza da covid 19. Al centro della discussione l’importanza della contrattazione collettiva nazionale.

Negli ultimi 30 anni i salari in Italia sono aumentati dello 0,3%. Allo stesso tempo in Germania e Francia +33%, in Inghilterra +50,5% e negli Stati Uniti +52%.
Nel rinnovo del contratto più rappresentativo, quello dei metalmeccanici del 2021 (sottoscritto in piena pandemia) siamo riusciti a ottenere una clausola di salvaguardia che prevede un adeguamento degli incrementi concordati qualora l’inflazione registrata risultasse superiore a quella prevista. Nonostante questo ulteriore elemento di novità, i salari italiani continuano a perdere il potere d’acquisto.

Il sistema fiscale italiano poggia per oltre l’85% su lavoratori dipendenti e pensionati. Un lavoratore metalmeccanico specializzato di livello medio che guadagna circa 30mila euro lordi all’anno paga circa 10mila euro di tasse. Oltre un terzo della retribuzione viene utilizzato per tasse e contributi e questo va cambiato.

Ai Governi abbiamo sempre detto che per liberare risorse e ridurre l’alto peso fiscale si deve agire su alcune leve fondamentali: una lotta a evasione ed elusione fiscale che raggiunge cifre inimmaginabili (circa 130 miliardi di euro), un’azione determinante per far crescere il nostro Paese, anche con le ingenti risorse messe a disposizione dal PNRR, e una necessaria tassa sugli extraprofitti. Ora più che mai è indispensabile se vogliamo vincere la sfida della transizione ecologica e digitale.

Per approfondire vi invito a leggere questo numero di Fabbrica società.

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