L’Ex Ilva continua a soffrire per l’assenza di politiche industriali

Incertezza, preoccupazione, grandi incognite sul futuro: la situazione dell’ex Ilva si potrebbe riassumere in queste tre parole dopo mesi di una trattativa “farsa” tra ArcelorMittal, Commissari straordinari e Governo, come l’ha definita Rocco Palombella, Segretario generale Uilm.

SITUAZIONE CRITICA
Quello che la multinazionale, Ilva in Amministrazione straordinaria e Governo stanno portando avanti è un “accordo che stravolge quello del 6 settembre 2018 che ha avuto il consenso del 93% dei lavoratori” spiega il leader Uilm, poiché prevederebbe “l’allungamento fino al 2025 “il ritorno a lavoro” dei 1.800 lavoratori in Amministrazione Straordinaria, il ridimensionamento degli interventi del risanamento ambientale, nuovi assetti societari nel lungo periodo, modifiche al contratto di affitto e tanti altri punti rilevanti”.
Quindi, l’intesa che verrà ratificata entro l’inizio del mese prossimo, prima della scadenza del 6 marzo imposta dal Tribunale di Milano, rappresenta per il Segretario Uilm “un accordo capestro di separazione tra ArcelorMittal e gli stabilimenti dell’ex Ilva, dietro il pagamento di una quota irrisoria, che si limita a spostare il problema in avanti, magari al prossimo Esecutivo”.

SINDACATI FUORI DAL TAVOLO
Il negoziato che è stato avviato dal novembre scorso, dopo la decisione da parte di ArcelorMittal di recedere dal contratto, non ha visto nessun coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e, secondo Palombella, “proseguono, allo stesso tempo, messaggi ambigui fatti trapelare attraverso interviste o articoli giornalistici su un accordo che sarebbe pronto”.
Per il Segretario dei Metalmeccanici, alla luce dei contenuti appresi, “fino a fine 2020 non succederà nulla dal punto di vista industriale e produttivo, al netto di eventi non prevedibili che farebbero precipitare la situazione”. Una fase di stallo che inciderebbe negativamente su una situazione già incerta, rischiosa e preoccupante che va avanti da molto tempo.
“I lavoratori e i cittadini di Taranto, Genova e di tutte le comunità coinvolte – sottolinea Palombella – sono stanchi, delusi, disillusi dopo anni di divisioni, strumentalizzazioni della politica per contrapporre lavoratori e città, lavoro e ambiente e i lavoratori stessi”.

INCERTEZZA SUL FUTURO
Secondo le ultime indiscrezioni di stampa, l’accordo tra ArcelorMittal, Commissari e Governo sarebbe in dirittura d’arrivo e la firma ci dovrebbe essere nei primi giorni di marzo. Un accordo che lascia molti dubbi sul futuro del risanamento ambientale, prospettive industriali e occupazionali del Gruppo siderurgico.
In particolare, appaiono ancora non definiti alcuni aspetti fondamentali come il periodo fino a novembre 2020 senza una governance chiara, il ruolo delle banche creditrici e dell’impegno di un eventuale investitore pubblico, come verrà messo in pratica il mix produttivo tra ciclo integrale alimentato da altiforni e forni elettrici.
Ci sono molti dubbi sull’efficacia del nuovo piano industriale quinquennale (2020-2025) e della possibilità che possa occupare gli attuali 10.700 dipendenti di ArcelorMittal, oltre ai circa 1.800 in Amministrazione straordinaria per i quali l’accordo del 6 settembre 2018 prevedeva il rientro al lavoro nel 2023.
Rispetto all’accordo del 2018, Palombella ribadisce come rimanga “la migliore garanzia del risanamento ambientale, della tutela di tutti i posti di lavoro e del rilancio produttivo”. “La situazione dell’ex Ilva è drammatica – conclude – non ha precedenti ed è resa ancora più complessa dall’assenza di politiche industriali e di programmazione, manca un’idea di Paese. Puoi anche decidere di chiudere degli impianti, come accaduto a Genova quindici anni fa, ma devi sapere come ricollocare gli esuberi e su quali attività alternative investire”.

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