Esecutivo Nazionale Uil: analizzare il presente per programmare il futuro

di Rocco Palombella

Si è svolto il 5 e 6 settembre nei pressi di Lucca l’Esecutivo nazionale della Uil. L’importante appuntamento era stato programmato da tempo per analizzare i mutamenti in corso a partire dalla situazione politica per arrivare a quelli organizzativi, economici, industriali presenti in Italia e in Europa.
Da tempo la Segreteria della Uil, in primis il Segretario generale Carmelo Barbagallo, aveva espresso la necessità di effettuare un Esecutivo senza un preciso ordine del giorno, ma con una discussione allargata sui temi attinenti le necessità del momento. Per vari vicissitudini questo appuntamento era stato posticipato ma finalmente c’è stato.
Per contribuire alla buona riuscita di questa riunione sono stati invitati tre illustri professionisti e docenti.
Dopo il breve saluto del Segretario generale aggiunto, Pierpaolo Bombardieri, che ha presentato il programma della due giorni, c’è stata la relazione introduttiva di Barbagallo che ha evidenziato l’obiettivo dell’appuntamento e lo scenario della crisi di governo che in quei giorni di si stava risolvendo, dopo oltre tre settimane dalle dichiarazioni dell’ex ministro degli Interni, Matteo Salvini, che hanno aperto il periodo di difficoltà della maggioranza di Lega e Movimento 5 Stelle.

INTERVENTO DEL PROFESSOR TRONTI
Il primo relatore, il professor Leonello Tronti, docente di Economia del lavoro alla Scuola superiore della Pubblica Amministrazione di Roma e all’Università di Roma Tre, ha illustrato e interpretato alcuni dati relativi alla situazione economica italiana e alla globalizzazione dei mercati. Partendo dalle condizioni di stagnazione e lieve recessione dell’economia italiana, ha parlato dei probabili peggioramenti che si potranno verificare in Italia nei prossimi mesi a causa della guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti, della recessione della Germania, l’incertezza sulla Brexit e della fine del quantative easing della Banca Centrale Europea.
Per combattere il rischio di una nuova grave crisi economica, secondo Tronti, bisognerebbe mettere in campo delle riforme strutturali che non vadano però, come accaduto nel passato, a “impoverire” il lavoro con una estrema precarizzazione e una stagnazione delle retribuzioni.
Per fare tutto questo, Tronti ha spiegato che servirebbe un “Patto per il Lavoro” a tre livelli: il primo riguarderebbe un accordo tra sindacato e rappresentanze datoriali su lavoro, salari e investimenti; il secondo sarebbe tra sindacato, rappresentanze datoriali e governo su investimenti pubblici, contratti pubblici, rappresentanza e fisco; il terzo risiederebbe in una forte azione di lobbying, congiunta e coordinata, di sindacato, rappresentanze datoriali e governo nei confronti delle istituzioni comunitarie e degli altri Paesi dell’Eurozona sulla indispensabile riforma delle politiche economiche europee.

TRE OBIETTIVI
Questo Patto si fonda su tre obiettivi: tolleranza zero nei confronti delle morti sul lavoro; spostamento differenziale e strutturale del carico contributivo dal lavoro a tempo indeterminato a quello flessibile; crescita dei salari reali almeno pari a quella della produttività del lavoro.
Per dare forma e sostanza a questo, secondo Tronti, sono indispensabili investimenti pubblici e privati che riguardano la messa in sicurezza del territorio e del patrimonio abitativo, la digitalizzazione del lavoro e lo sviluppo della green/blue economy italiana. Tutto con particolare attenzione allo sviluppo del Mezzogiorno e delle aree in ritardo e al pieno, corretto e tempestivo utilizzo dei fondi europei.
Infine, Tronti ha parlato di un doveroso cambiamento delle politiche europee: il lancio di una vera politica industriale continentale con titoli pubblici europei per finanziare gli investimenti infrastrutturali; riconsiderazione della missione istituzionale della BCE, in modo da prevedere oltre a quello della stabilità della moneta anche l’obiettivo della minimizzazione della disoccupazione; ristabilimento della regola aurea del bilancio, ovvero dello scomputo della spesa per investimenti dal calcolo del deficit strutturale; vincolo rigoroso dell’avanzo commerciale corrente entro il 3% del Pil; utilizzo di eventuali sforamenti per finanziare uno strumento europeo di lotta alla disoccupazione e l’innalzamento del rapporto debito/PIL al 90%.

INTERVENTO DI ROBERTO TELATIN
Successivamente al dibattito generato dalla relazione di Tronti, ha preso la parola Roberto Telatin, responsabile centro studi Uilca. E’ stato un intervento molto efficace e utile attraverso cui Telatin ha analizzato, in quanto esperto del settore, anche gli aspetti finanziari del lavoro e dei mercati.
La disamina di Telatin si è basata su quattro punti che rivoluzioneranno il lavoro, l’economia e gli stili di vita attuali: il ridimensionamento della spesa pubblica, la precarietà lavorativa, l’aumento della vita media e i mutamenti climatici. Parlando delle conseguenze e mutamenti del settore manifatturiero, il professore ha descritto, dati alla mano, i pericoli che ha e avrà in futuro a causa delle innovazioni tecnologiche e alla forte competizione come la perdita di posti di lavoro e delle imprese con caratteristiche tradizionali.
Le cosiddette “imprese digitali”, avranno un’organizzazione più snella, ma anche una vita breve incentrata sulla “smart collaboration”, ovvero senza un rapporto duraturo e continuo di lavoro. Si rischia una rilevante flessibilizzazione del lavoro, un rischio di continuo allontanamento tra lavoratori e corpi intermedi, non ritenuti più in grado di rappresentare le loro istanze a causa dell’estrema frammentazione del lavoro.
Quindi, secondo Telatin, alle organizzazioni sindacali servono studio, analisi, comprensione e discussioni sul presente e sul futuro, sulla situazione attuale e come sta radicalmente cambiando, per arrivare a progettare proposte e interventi e influenzare le scelte governative verso una legislazione del lavoro in cui non siano la tecnologia e il denaro a fare da padroni.

INTERVENTO DI DOMENICO DE MASI
Poi la discussione è proseguita e in serata c’è stato l’importante intervento di Domenico De Masi, stimato sociologo e professore emerito di Sociologia del lavoro presso l’Università “La Sapienza” di Roma.
Partendo dalla descrizione dell’attuale società post industriale, incentrata sulla produzione immateriale come quella dei servizi, informazioni, simboli, valori ed estetica, ha rappresentato lo stato della debolezza della politica nei confronti dell’economia e della finanza, con la contemporanea globalizzazione e la destrutturazione del tempo e dello spazio che vanno a modificare, tra le altre situazioni, anche e soprattutto il mercato del lavoro e i rapporti tra domanda e offerta.
Questi ultimi, secondo De Masi, si modificano a velocità esponenziali per effetto congiunto di situazioni che incidono sulla demografia, con un contemporaneo aumento e invecchiamento della popolazione e un’alta urbanizzazione,  la “femminilizzazione”, ovvero la centralità della donna nel sistema sociale e valoriale, gli sviluppi e innovazioni tecnologici, la nuova società imperniata e trasformata dal digitale e l’economia con una crescita e accentramento della ricchezza in mano di pochi, con disastrose conseguenze economiche e sociali.

I MEGATREND
L’avvento postindustriale ha comportato l’affermazione di quattro megatrend relativi al lavoro: la tripartizione del mercato internazionale del lavoro, la crescita percentuale del settore terziario, la crescita percentuale del lavoro creativo e lo sviluppo senza lavoro.
Il primo punto riguarda una divisione tra il primo mondo nel quale ci sarebbe la creazione delle idee, nei Paesi emergenti la produzione di beni e servizi basati sulle materie prime e manodopera a basso costo del terzo mondo.
Negli ultimi anni si è visto un incremento esponenziale del settore terziario a discapito dei settori agricoli e industriali, ormai residuali, che nel futuro continuerà a modificare radicalmente la società e il lavoro.
Rispetto alla crescita del lavoro creativo, De Masi ha dimostrato come sarà sempre più importante e centrale perché la produttività dipende dalla motivazione, si “femminilizza”, si spalma su tutte le 24 ore, si destruttura con il telelavoro e lo smart work, si ibrida con lo studio e il gioco (ozio creativo) ed è sostituibile almeno in parte con l’intelligenza artificiale.
Per quanto riguarda lo “sviluppo senza lavoro” De Masi ha spiegato come in Italia, a differenza di molti Paesi del mondo, si ha un incremento delle ore di overtime lavorate da parte di dirigenti, quadri pubblici e privati che toglierebbero lavoro a oltre 320mila potenziali lavoratori.
Una disoccupazione che ha come cause principali il progresso tecnologico, la produttività, la globalizzazione, la decrescita economica, il costo del lavoro e delocalizzazione, la scarsa flessibilità e scarse politiche attive, l’orario di lavoro eccessivo e l’overtime.

RILANCIARE L’ECONOMIA E IL LAVORO
Per rilanciare l’economia e il mondo del lavoro, secondo De Masi serve un nuovo Patto sociale che abbia come finalità la ridistribuzione  della ricchezza, del lavoro, del potere, del sapere, delle opportunità e delle tutele. Una soluzione “keynesiana” all’attuale situazione del mondo del lavoro che si basi sul teorema del “lavorare meno, lavorare tutti”. Un’analisi ricca di spunti e suggerimenti, tra cui anche quello di far dotare la Uil di una piattaforma digitale aperta a tutti gli iscritti. Una proposta presa in considerazione da tutto l’Esecutivo e il Segretario generale ha già avviato le procedure per la messa in pratica di questo progetto. Infatti il 30 settembre presso la sede nazionale della Uil, in via Lucullo, ci sarà un incontro con una società specializzata del settore che presenterà un prospetto e un piano di lavoro relativi alla piattaforma digitale.

UNA DUE GIORNI DI ANALISI ED ELABORAZIONI
Infine il 6 settembre, secondo e ultimo giorno, si è aperto con gli interventi dei segretari territoriali, categoriali e confederali che hanno illustrato alcune vertenze e messo sul tavolo idee sulle tematiche occupazionali, sociali ed economiche.
Questi due giorni sono stati un’occasione utile e preziosa perché hanno consentito a tutti un arricchimento e un aggiornamento, anche grazie al materiale illustrato e consegnato dai docenti e professionisti che sono intervenuti e che sarà distribuito a tutte le strutture della Uil. Un momento importante per analizzare i fenomeni e i continui cambiamenti nel mondo del lavoro, della comunicazione, della formazione e dell’economia per programmare e intervenire con coscienza, consapevolezza e responsabilità nel futuro.

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