Acciaierie d’Italia: basta perdere tempo, è urgente il cambio di governance

“L’ulteriore rinvio, chiesto da ArcelorMittal nell’assemblea dei soci, rappresenta l’ennesima umiliazione perpetrata da questa multinazionale al nostro Paese. Allo stesso modo è grave il silenzio del Governo. Da oltre quattro mesi registriamo continui rinvii dell’assemblea dei soci e abbiamo chiesto più volte di verificare se ci siano illeciti legali. Quanto successo oggi è la conferma evidente, qualora ce ne fosse stato bisogno, dell’irresponsabilità e della mancanza di volontà del socio privato nel non voler investire per il rilancio dell’ex Ilva. Chiediamo al Governo quanto tempo dobbiamo ancora attendere prima che si prenda l’unica decisione possibile per il bene dei lavoratori: mandare via ArcelorMittal e prendere il controllo dell’azienda”. Così il Segretario generale Uilm, Rocco Palombella, ha commentato quanto accaduto il 28 novembre scorso.

ENNESIMO ATTO DI UNA COMMEDIA
“Avevamo già preannunciato – continua – che l’assemblea dei soci di sarebbe stata l’ennesimo atto di una commedia che va avanti da anni, ma la realtà ha superato qualsiasi ipotesi. Ora ci aspettiamo dall’Esecutivo una decisione netta e definitiva e le dimissioni irrevocabili dei componenti di Invitalia dal Cda dell’azienda, come atto minimo di rispetto verso i 20 mila lavoratori e intere comunità che non possono rimanere appesi alle decisioni di una multinazionale che sta distruggendo un asset strategico del nostro Paese. Il Governo non può rimanere in silenzio, sarebbe un’ammissione di responsabilità e di connivenza intollerabile. Non staremo fermi, chiediamo un incontro urgente a Palazzo Chigi e siamo pronti a mobilitarci di nuovo per la dignità e il futuro dei lavoratori”.

AUDIZIONE X COMMISSIONE CAMERA
Tutto questo la Uilm lo aveva ribadito il 22 novembre ai componenti della X Commissione della Camera, quando aveva ricordato che il 19 gennaio scorso, presso il MIMIT, il Ministro Urso aveva comunicato il finanziamento di 750 milioni di euro complessivi per l’ex Ilva, di cui 680 milioni da parte di Invitalia e i restanti 70 a carico di ArcelorMittal. Il finanziamento doveva servire sia per un riequilibrio delle quote della società, con Invitalia in maggioranza e un cambio della governance, sia per far fronte a una situazione finanziaria prossima al collasso.
In un anno e mezzo il socio pubblico ha finanziato la società per oltre un miliardo di euro, che si aggiunge alle ingenti somme stanziate dallo Stato dal 2019 ad oggi per concedere la cassa integrazione a migliaia di lavoratori tra diretti, indiretti e in amministrazione straordinaria. Secondo Urso, in questo modo il Governo correggeva l’accordo del marzo 2020, e a fronte di un peggioramento della situazione lo Stato avrebbe assunto il controllo della società. Da subito la Uilm si è opposto alla scelta di continuare a finanziare con soldi pubblici un’azienda con una gestione fallimentare, dove la vita dei lavoratori è messa continuamente arrischio, i livelli produttivi sono ai minimi termini, manca un piano industriale e migliaia di lavoratori sono in cassa integrazione permanente.

DENUNCE INASCOLTATE
Denunce che però non sono state ascoltate. Nonostante l’iniezione di ingente liquidità l’indebitamento di Acciaierie d’Italia supererebbe i 2,5 miliardi di euro. Da febbraio a oggi la situazione è peggiorata ulteriormente e a luglio l’azienda ha rischiato di fermarsi per il mancato pagamento del gas. Ancora una volta il socio privato ha continuato a chiedere soldi allo Stato con il solito ricatto occupazionale, senza mettere un solo euro (a partire dai 70 milioni previsti a febbraio). Le argomentazioni sono le più disparate: dalla mancanza di bancabilità alla crisi pandemica, fino alla guerra e all’inflazione. Allo stesso tempo tutte le aziende siderurgiche, in Italia e non solo, registrano profitti straordinari. La stessa ArcelorMittal fa utili da record. Acciaierie d’Italia nelle condizioni attuali non potrà mai essere rilanciata e arrivare all’equilibrio finanziario, previsto con una produzione di sei milioni di tonnellate. Da settembre la situazione è diventata drammatica. Il piano Urso è stato palesemente abbandonato e il Governo ha deciso di percorrere un’altra strada negoziando con ArcelorMittal un nuovo accordo e sottoscrivendo un memorandum rimasto segreto, non solo a noi ma anche al socio pubblico.

ARCELORMITTAL INAFFIDABILE
La Uilm ha più volte chiesto di conoscere il contenuto del memorandum e quale sia l’idea del Governo sul rilancio dell’ex Ilva. Nel frattempo, il socio privato continua a chiedere ulteriori fondi pubblici, si parla di oltre 300 milioni di euro, senza un suo impegno. Solo una sentenza del Tar della Lombardia ha scongiurato lo stop alla fornitura di gas fino al prossimo 10 gennaio. Si parla di un piano di decarbonizzazione di oltre 5 miliardi fino al 2030, con il socio privato alla guida. Nessuno è in grado, però, di spiegarci cosa succederà da oggi e fino alla realizzazione di questo progetto. Si continuano a fare convegni nei vari stabilimenti, con richieste esplicite di fondi pubblici per poter produrre l’acciaio green. Sembra davvero una storia di altri tempi: lo Stato finanzia e il privato ne ricava i benefici. Si può continuare a trattare con un Gruppo che non ha rispettato nessun impegno dal 2018 a oggi e che continua a condizionare un asset strategico del nostro Paese? È possibile che questo Gruppo possa gestire un eventuale processo di decarbonizzazione, senza aver dimostrato capacità e interesse per l’Italia? Su cosa si basa il Governo per ritenere credibile questo Gruppo? Basta perdere tempo, occorrono decisioni chiare e immediate. È urgente un cambio di governance. Per questo abbiamo chiesto un incontro urgente al Presidente del Consiglio Meloni e al presidente di Acciaierie D’Italia, Bernabè.

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