Mimit: maratona dei tavoli con Urso, dall’automotive all’elettrodomestico fino alla siderurgia

Il 19 giugno il ministro Adolfo Urso ha convocato i sindacati al Ministero delle Imprese e del Made in Italy programmando tre “tavoli” uno dopo l’altro: automotive, elettrodomestico e siderurgia, o meglio ex Ilva.

AUTOMOTIVE
Sulla questione dell’auto, la Uilm ha chiesto al Governo tre azioni concrete, una in ambito europeo per razionalizzare il percorso di elettrificazione, una prettamente nazionale per sostenere le necessarie riconversioni industriali e infine una di sostegno ai lavoratori colpiti dalle ricadute occupazionali della transizione energetica. “Inoltre – ha ribadito Gianluca Ficco, Segretario nazione Uilm che segue il settore – abbiamo chiesto a Urso di intervenire a livello europeo per bloccare il motore endotermico euro 7, che rappresenterà un aggravio per le case automobilistiche non solo insostenibile ma addirittura irragionevole, se si pensa che è già iniziato il percorso a marce forzate verso l’elettrico. Al contempo chiediamo di spendere presto e bene i miliardi di euro già stanziati per l’automotive, al fine di aiutare l’intera catena produttiva a sostenere il peso delle riconversioni, a iniziare dalle grandi imprese della componentistica come Bosch e Marelli. Infine, abbiamo bisogno di strumenti di sostegno per i lavoratori che saranno colpiti dalle ricadute della elettrificazione, che di per sé si stima ridurrà l’occupazione di almeno il 30%”. L’interesse dichiarato dal Ministro Urso a difendere la produzione nazionale non può che trovare d’accordo il sindacato in termini di principio, ma deve tradursi in azioni mirate e tempestive, senza inutili rimpianti per le tante occasioni perse, ma piuttosto con la determinazione a non ripetere i medesimi errori del passato. “Speriamo che un dialogo sindacale più strutturato e continuo possa favorire l’elaborazione di una efficace politica industriale: abbiamo bisogno di un confronto di ampio respiro per passare da una logica di gestione delle emergenze a un approccio di maggiore programmazione e, a valle di ciò, di dare continuità ai tavoli specifici gia insediati ad esempio su Blutec, Industria italiana Autobus e naturalmente Stellantis. Ci aspettiamo anzi che il tavolo Stellantis sia riconvocato presto, per riprendere la discussione a cominciare dalla nascente fabbrica di batterie di Termoli”.

ELETTRODOMESTICO
Per quanto riguarda gli elettrodomestici, la Uilm ha accolto positivamente l’impegno del Governo a seguire con attenzione le vicende societarie di Electrolux e di Whirlpool, nonché a insediare un tavolo di settore per restituire competitività alla industria degli elettrodomestici in Italia.
Il settore, nel bene e nel male, presenta aspetti paradigmatici della situazione in cui versa l’industria italiana. Da una parte potremmo cogliere alcune opportunità in seguito al ridisegno delle catene di produzione globali, ma dall’altra scontiamo un livello di costi troppo alto che ci rende poco competitivi. Inoltre, paghiamo il fatto che in Italia non abbiamo saputo favorire a suo tempo la nascita di un grande produttore nazionale ed anzi ciò che resta delle vecchie gloriose realtà di una volta è oggi quasi del tutto di proprietà straniera. Per questi motivi occorre sia seguire le vicende societarie di Whirlpool e di Electrolux, sia insediare un tavolo di settore che miri a risolvere i problemi di sostenibilità del settore in Italia e a riportare produzioni in Italia.
“Occorre – sostiene Ficco – cambiare il modo in cui si approccia all’industria, considerandola non più un comparto da spremere con oneri di ogni sorta, bensì un patrimonio nazionale da preservare per tenere in equilibrio il conto delle partite correnti con l’estero. Costo della energia, carichi fiscali e contributivi, infrastrutture logistiche, ricerca verso i settori innovativi della domotica possono essere i primi temi su cui intervenire per preservare e rilanciare il settore degli elettrodomestici in Italia e forse ci sarebbe perfino spazio per un rinnovato intervento diretto dello Stato nella economia”.

ACCIAIERIE D’ITALIA
Il terzo e ultimo tavolo aveva al centro una vertenza che è la madre di tutte le vertenze: l’ex Ilva. “Senza il riavvio immediato di AFO 5, visti gli altri altiforni a fine vita, non ci sarà il rilancio dell’ex Ilva, non si potrà avere il tempo di gestire la transizione, e non potranno essere alimentate le linee finitrici di Taranto, Genova e Novi che creano il valore aggiunto all’azienda e che consentono il totale riassorbimento dei lavoratori. Insomma, se non ci sarà tutto questo, l’ex Ilva non avrà un futuro”. Ha dichiarato Guglielmo Gambardella, Segretario nazionale Uilm responsabile per la siderurgia.
Il ministro Urso ha infatti rappresentato, ancora una volta, uno scenario tutto da realizzare e i cui tempi restano una grande incognita. “Noi – continua Gambardella – ricordiamo che con il rispetto dell’accordo del 6 settembre 2018 avremmo dovuto avere il Gruppo ex Ilva già rilanciato, una produzione di 6 milioni di tonnellate annue di acciaio liquido, tutte le linea di finitura in marcia per un output di 10 milioni di tonnellate complessive con il graduale rientro in fabbrica dei lavoratori di Ilva in A.S”. Oggi, invece, ci sono 5mila lavoratori di Acciaierie d’Italia e Ilva A.S. in cassa integrazione, impianti deteriorati e fermi, condizioni economiche e finanziarie disastrose. Secondo la Uilm, però, ci sono le condizioni di mercato per rilanciare da subito l’ex Ilva, senza contare che nel 2022 abbiamo importato oltre 6 milioni di tonnellate di coils. Occorre recuperare il tempo perso e rimediare a tutti gli errori commessi fino a oggi, a partire dalla rinegoziazione al ribasso concessa a Mittal nel 2020. Non si può continuare a concedere ininterrottamente la cassa integrazione, non si può continuare a concedere risorse pubbliche senza vincolarli agli investimenti. Un miliardo di euro è già stato sperperato lasciando alla multinazionale la possibilità di disimpegnarsi e consentire, con una gestione inadeguata, il declino del più grande gruppo siderurgico italiano.
“Il governo in carica – conclude Gambardella – decida di invertire il destino catastrofico di Acciaierie d’Italia. Per una vera svolta, il cambio di governance risulta il primo passo da fare”.

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