L’Editoriale

Care lavoratrici e cari lavoratori,

sono settimane che giro in lungo e in largo tutta l’Italia partecipando ai nostri Consigli regionali sul rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Sono occasioni molto importanti di confronto e di dibattito sui temi che compongono la nostra piattaforma. Come sapete ci siamo focalizzati molto sul salario e sull’orario, ma la piattaforma è composta da ben undici capitoli tutti importantissimi. In queste settimane sui territori ho avuto modo di misurare un grande consenso e una forte partecipazione, e soprattutto ho visto un’Organizzazione cresciuta sul piano dell’analisi e dei risultati.

Non voglio dilungarmi molto sul rinnovo del Contratto, poiché in questo numero di Fabbrica società c’è un articolo in primo piano dedicato proprio a questo. Ci tengo però a dire che affinché i lavoratori apprezzino la piattaforma è fondamentale che questa sia prima apprezzata e condivisa da tutti voi, solo se sarà prima “vostra” potrà poi diventare “dei lavoratori”. Non lasciatevi intimorire da chi, ancor prima di iniziare il negoziato, mette le mani avanti: abbiamo sempre portato a casa un buon contratto e sono certo che anche questa volta, grazie alla nostra forza e alla nostra determinazione, ci riusciremo. Noi metalmeccanici siamo l’anima produttiva del Paese, ma siamo anche i meno pagati d’Europa. Occorre invertire questa tendenza, dobbiamo scalfire dei tabù e convincerci che siamo nel giusto.

In questi giorni, come sapete, si è molto parlato di Stellantis visto che si sono tenuti anche diversi incontri al Ministero delle Imprese e del made in Italy. Come ho già dichiarato di recente, il tempo della fiducia è finito. Le parole non bastano più, adesso ci vogliono i fatti. Siamo passati dagli stabilimenti che dovevano avere la piena occupabilità, pieni modelli e annunciati i modelli, all’idea che senza incentivi Mirafiori e Pomigliano erano a rischio. Infine ci hanno detto di non preoccuparci che non era più a rischio nessuno, ma noi delle rassicurazioni noi non ci facciamo nulla: vogliamo fatti concreti, date e impegni.

Dopo molti anni, il 12 aprile, con lo sciopero unitario a Torino, vogliamo mandare un messaggio forte e chiaro: non possiamo più aspettare, c’è una situazione preoccupante che rischia di diventare irreversibile, frutto anche di mancate scelte industriali e di dichiarazioni contrastanti da Stellantis. Per affrontare e gestire gli effetti occupazionali della transizione ecologica sono necessari programmi strutturali, l’avvio di una discussione nazionale che porti risultati concreti e non solo incentivi, oltre a strumenti straordinari, come la riduzione dell’orario di lavoro a parità salariale.

Sul fronte delle altre vertenze come quella dell’ex Ilva purtroppo non ci sono ancora grosse novità. Abbiamo fatto un incontro a Palazzo Chigi il 25 marzo scorso in cui erano presenti i Ministri Urso, Calderone e Giorgetti, il Sottosegretario Mantovano e due dei Commissari straordinari, Quaranta e Danovi. Abbiamo continuato a chiedere impegni precisi, per salvare l’ex Ilva serve immediatamente mettere a disposizione le risorse promesse. La situazione continua a preoccuparci, sapevamo già che ci sarebbe voluto del tempo, ma non può passarne troppo… lo stabilimento è stato ridotto ai minimi termini dalla vecchia gestione e c’è bisogno al più presto di un piano industriale.

Nelle prossime settimane sarò ancora impegnato in assemblee e consigli regionali prima che la parola passi ai lavoratori per l’approvazione della piattaforma contrattuale. Come dicevo all’inizio di questo mio editoriale “più salario e meno orario” sono gli strumenti con cui sarà possibile, secondo noi, gestire sia le crisi aziendali sia le sfide della transizione ecologica e digitale restituendo ai lavoratori metalmeccanici la dignità che meritano. La richiesta di 280 euro di incremento salariale sui minimi al livello medio nel triennio punta proprio a questo. E la riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali può servire a ridurre le ore di cassa integrazione coniugando meglio la vita con il lavoro.

Continuiamo così, avanti tutta e sono certo che come sempre faremo la storia.

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