Consiglio Uilm Bergamo-Cremona: “Territorio industriale forte, ma non abbassiamo la guardia”

 

Si è svolto oggi il Consiglio territoriale della Uilm Bergamo-Cremona, alla presenza del Segretario generale Uilm, Davide Sperti. Al centro del confronto la situazione dell’industria nelle due province, le trasformazioni che stanno investendo automotive e siderurgia, i costi dell’energia, la competitività delle imprese e la necessità di tutelare occupazione e competenze in una fase di profonda riorganizzazione delle filiere europee.

Il quadro resta complessivamente solido, ma presenta segnali da seguire con grande attenzione. A Bergamo, dove lavorano circa 82.500 metalmeccanici in oltre 5 mila imprese del settore, nel primo semestre del 2026 la cassa integrazione metalmeccanica è diminuita del 33%, attestandosi a 3,6 milioni di ore. Resta tuttavia elevato il peso della cassa straordinaria, pari al 57% del totale, mentre l’export provinciale nel primo trimestre ha registrato una flessione del 6%. A Cremona, nello stesso periodo, la cassa integrazione nel settore metalmeccanico è scesa del 29% e l’export è rimasto sostanzialmente stabile.

Accanto a realtà che continuano a investire e a mantenere solidi livelli produttivi e occupazionali, come Tenaris Dalmine, Lucchini RS, Arvedi e ABB, esistono situazioni di difficoltà legate alla riduzione dei carichi di lavoro e all’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Particolare attenzione riguarda inoltre la componentistica automotive bergamasca, fortemente connessa all’industria tedesca e quindi esposta alle conseguenze della ristrutturazione in corso nel settore europeo dell’auto.

“Bergamo e Cremona rappresentano un patrimonio industriale enorme – dichiara Sperti – I numeri della cassa integrazione sono complessivamente migliori rispetto allo scorso anno, ma dentro quei numeri vediamo aziende che lavorano a singhiozzo, ordini che diminuiscono, investimenti che vengono rinviati e lavoratori che iniziano a chiedersi quale sarà il loro futuro”.

“Il caso dell’automotive è emblematico. Una parte importante della meccanica bergamasca vive dentro filiere europee che stanno cambiando molto velocemente.  È per questo che continuiamo a chiedere una politica industriale capace di anticipare i cambiamenti, accompagnare le trasformazioni e non lasciare sole le imprese e i lavoratori. Abbiamo anche aziende che investono, riportano produzioni in Italia, costruiscono nuovi stabilimenti e cercano personale qualificato: dobbiamo partire da queste esperienze per capire quale industria vogliamo costruire”.

 

Ufficio Stampa UILM