Stellantis, Ficco (Uilm): “Bene ibrido diesel per Ducato, ma ora servono secondo modello a Mirafiori, Maserati e Alfa a Cassino e motori italiani per tutta la gamma”

“La sperimentazione di un motore ibrido diesel per il nuovo Ducato è una notizia positiva sia per lo stabilimento di Pratola Serra, che lo dovrà produrre, sia per lo stabilimento di Atessa, poiché potrà aiutare a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni dei veicoli commerciali leggeri con un prodotto gradito ai consumatori”. Lo dichiara Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore automotive, al termine dell’incontro di aggiornamento tenutosi oggi a Roma con Stellantis.

“Nel 2026 — prosegue Ficco — in Italia la cassa integrazione ha iniziato a ridursi del 30% rispetto all’anno precedente, inoltre negli stabilimenti con maggiori carichi di lavoro sono in corso 1.200 contratti temporanei in somministrazione, nonché 800 trasferte provenienti dalle fabbriche dissature. Pur fra numerose e oggettive difficoltà, il piano Italia si sta poco alla volta delineando, ma evidentemente deve essere ancora completato. Chiediamo di assegnare un secondo modello a Mirafiori, per conseguire i volumi produttivi e le economie di scala necessari alla storica fabbrica torinese, di presentare un piano dettagliato per Cassino, basato su vetture Maserati e ci auguriamo Alfa Romeo, nonché di allestire i nuovi modelli con motori ibridi prodotti in Italia, al fine non solo di saturare la fabbrica di Termoli, ma più in generale di rafforzare i futuri lanci. Infine non ci rassegniamo al fatto che in Italia non si potranno fare batterie e quindi chiederemo un confronto anche in sede istituzionale, consapevoli del ruolo che in proposito svolge una politica industriale favorevole”.

“Per tutelare l’occupazione – conclude Ficco – e riuscire davvero a superare questa crisi, resta tuttavia essenziale un cambiamento nelle politiche europee e nazionali. A livello europeo urge una radicale correzione della normativa di transizione all’elettrico, che abbandoni la strada autolesionista delle multe e abbracci i principi di neutralità tecnologica e di libertà di scelta del consumatore. Sul piano nazionale, invece, occorre affrontare i nodi fondamentali di competitività per attirare investimenti, ricostruendo il fondo automotive, riducendo il costo dell’energia e affrontando il problema dei lavoratori con ridotte capacità lavorative, che oggi grava solo su dipendenti e imprese. Per fare un esempio concreto, non è possibile fronteggiare la concorrenza internazionale se, in base ai dati di fine 2025, l’energia a MWh costava in Italia circa 200 euro e in Spagna 90, ed oggi la situazione è perfino peggiorata”.

Ufficio Stampa UILM