METALMECCANICI PER IL LAVORO E LO SVILUPPO Manifestazione unitaria Fim Fiom Uilm 14 giugno 2019

Le trasformazioni che stanno investendo il mondo delle imprese metalmeccaniche e più in generale il
sistema della manifattura impongono scelte che devono essere in grado di rispondere alla necessità di
crescita dei settori strategici attraverso il rilancio degli investimenti pubblici e privati, il sostegno
all’occupazione, ai salari e alla domanda interna.
L’orientamento e alcune scelte del Governo sui temi relativi al mondo del lavoro, delle imprese industriali e
dei giovani rischiano, in una situazione di recessione come quella che si sta profilando, di accentuare una
condizione economica, sociale e industriale difficile e dalle prospettive particolarmente critiche.
I recenti dati confermano purtroppo questa tendenza. La produzione industriale è in ribasso del 5,5%, si
tratta della diminuzione tendenziale più forte dal 2012 e nel mese di dicembre gli ordini crollano del 7%.
Nello specifico, la produzione manifatturiera registra un risultato negativo pari a -2,4%; la metallurgia –
2,3%, l’elettrodomestico -5,1%, i macchinari e le attrezzature -2,2% e l’elettronica -2,2%. La produzione nel
settore auto ha registrato un calo del 19,4% su base annua di cui nel solo mese di novembre regista un
calo dell’8,6%.
A fronte di questa situazione è necessario che Governo e il Sistema delle imprese riconoscano il ruolo dei
lavoratori. Il governo deve adottare politiche mirate a contrastare delocalizzazioni e le chiusure di
stabilimenti, a partire dal Mezzogiorno, ancora una volta, duramente colpito dalla crisi e a sostenere i buoni
motivi per attrarre investimenti industriali. Vanno rafforzati i vincoli della responsabilità sociale delle imprese
verso i lavoratori e il territorio. È necessario investire per creare occupazione per i giovani disoccupati,
attraverso il consolidamento di alcuni settori in cui il nostro paese ha una leadership e incentivi per
l’ecosostenibilità del nostro sistema industriale.
Per Fim Fiom e Uilm, le politiche pubbliche devono concentrarsi su ciò che crea lavoro, sull’occupazione,
sulla qualità e la dignità del lavoro e in questo contesto misure come il reddito di cittadinanza non possono
essere sostitutive di questo impegno e soprattutto non possono essere il solo strumento di lotta alla
povertà.
Peraltro la recente introduzione del Decreto “dignità” non ha prodotto i risultati auspicati: sui lavoratori
continuano a scaricarsi gli effetti della precarietà. Aumenta il ricorso alle prestazioni occasionali, ai contratti
intermittenti, al part-time involontario, ai rapporti di lavoro meno tutelati.
Anche dal lato previdenziale, quanto definito con quota 100 non modifica strutturalmente la legge MontiFornero. E’ infatti una misura temporanea (3 anni) che interviene su un sistema pensionistico che si
conferma iniquo e ingiusto e di cui continuiamo a chiederne il cambiamento. In particolare per quanto
riguarda la tutela dei lavoratori precoci e dei lavori usuranti. Non tutti i lavori sono uguali. Chi lavora a turni,
fa lavori gravosi, faticosi, le donne e i giovani, i lavori di cura e la discontinuità lavorativa e contributiva non
trovano risposta nella normativa definitiva “quota 100”. Serve un sistema previdenziale più equo, più
flessibile e più solidale in cui l’età pensionabile tenga conto del lavoro che realmente si è svolto.
A questo deve ricollegarsi la necessaria revisione della legislazione sugli “ammortizzatori sociali” come
richiesto con il documento di Fim Fiom e Uilm del 24 settembre 2018 e su cui abbiamo costruito una
mobilitazione che ha consentito di raggiungere alcuni primi, parziali risultati. Adesso è necessaria la
revisione complessiva del sistema degli ammortizzatori sociali e la ricostruzione del loro carattere
universale.
Il taglio del contributo per l’Inail da parte del Governo va nella direzione contraria alla ricerca delle risorse
pubbliche e private indispensabili per la formazione e la prevenzione dei rischi sul lavoro. E’ necessario un
piano di investimenti straordinari per garantire la salute e la sicurezza di chi lavora.
Non va infine dimenticato che tutte le decisioni assunte dai diversi Governi sono fondate sul ricorso alla
tassazione che per circa l’85% è pagata dai lavoratori dipendenti e dai pensionati. Occorre ridurre le tasse
a chi le paga e non incoraggiare l’illegalità. I condoni fiscali sono l’ennesimo schiaffo ai lavoratori, ai
pensionati e ai contribuenti onesti.
Fim, Fiom e Uilm chiedono al Governo e al Sistema delle imprese l’urgenza di agire sui seguenti elementi:
• la riduzione delle aliquote Irpef sul lavoro dipendente
• l’aumento dei salari
• l’incremento di investimenti pubblici e privati nei settori strategici
• la reindustrializzazione delle aree in crisi, con piani di sviluppo territoriale che garantiscano
l’occupazione;
• l’impegno comune al confronto in sede Ue per detrarre gli investimenti dai vincoli comunitari
• lo sviluppo di infrastrutture energetiche, digitali e dei trasporti;
• lo sviluppo della filiera manifatturiera collegata alla mobilità ecocompatibile di persone e merci;
• il contrasto alla “controriforma” del codice degli appalti, alla sostanziale liberalizzazione dei
subappalti e per l’estensione delle clausole sociali;
• un investimento straordinario nella salute e nella sicurezza delle persone e del territorio;
• la riforma degli ammortizzatori sociali;
• l’incentivazione di contratti di solidarietà “espansivi” finalizzati alla riduzione degli orari di lavoro e
all’occupazione giovanile;
• il sostegno agli investimenti delle imprese (piano impresa 4.0), la formazione e l’istruzione;
• leggi per l’applicazione erga omnes dei contratti e la rappresentanza dei lavoratori recependo
quanto previsto dagli accordi interconfederali e di categoria;
• lo sviluppo di forme di partecipazione dei lavoratori nella progettazione dell’organizzazione del
lavoro e nelle scelte strategiche aziendali.
Serve pertanto, in continuità con la mobilitazione di Cgil-Cisl-Uil del 9 febbraio,
un’iniziativa di sciopero generale della categoria a giugno, iniziativa che sarà preceduta:
dagli Esecutivi Nazionali Unitari Fim Fiom Uilm 2 maggio a Roma;
dalle assemblee nei luoghi di lavoro successivamente a esecutivi.

14 giugno 2019
8 ore di sciopero generale dei metalmeccanici
CON 3 GRANDI MANIFESTAZIONI
NORD-CENTRO-SUD