“Dichiariamo 24 ore di sciopero a partire da domani in tutti i siti, con assemblee in tutti i luoghi di lavoro. I dubbi che avevamo espresso nel precedente incontro oggi sono diventati certezze e la realtà è ancora peggiore di quanto temevamo. L’azienda ha confermato la richiesta di 6.000 lavoratori in cassa integrazione fino a febbraio, e su quello che succederà dal 1° marzo non sono stati in grado di darci una risposta. Questo significa una sola cosa: si prepara una cassa integrazione totale e una chiusura completa degli stabilimenti”. Così il Segretario generale Uilm, Rocco Palombella.
“È inaccettabile – aggiunge – Abbiamo chiesto di sospendere la procedura. Abbiamo chiesto di fermarsi prima di compiere un disastro annunciato. Dopo un’ora di verifiche ci hanno detto che i 1.550 lavoratori verrebbero messi in cassa integrazione per fare formazione. Una formula vuota, senza finalità: solo un tentativo di mascherare l’avvio della chiusura”.
“Hanno scelto di mettere sul lastrico oltre 10.000 lavoratori diretti, più circa 5.000 dell’indotto. Dopo anni di sofferenze, sacrifici, incertezze e responsabilità scaricate sul territorio, il re è nudo: stanno abbandonando completamente Taranto, Genova e tutti i siti siderurgici coinvolti, fuggendo dalle proprie responsabilità industriali e sociali”, continua Palombella.
“ Questa scelta – spiega – porta anche ad abbandonare ogni progetto di risanamento ambientale. Chi pensa che chiudere gli stabilimenti voglia dire fare bonifiche sbaglia: senza attività industriale non ci sarà alcun risanamento. Sarà solo un danno: per l’ambiente, per le persone, per l’economia e per l’Italia intera”.
“La vertenza ex Ilva è oggi il fallimento di tutto il Governo. Per questo abbiamo proclamato lo sciopero di 24 ore a partire da domani in tutti gli stabilimenti e avviato tutte le iniziative di lotta necessarie. Non permetteremo – conclude Palombella – che passi una decisione sciagurata che condanna migliaia di famiglie e un intero territorio”.
Ufficio Stampa UILM
