ZENITA GROUP SPA Un Piano Industriale e un PDR insoddisfacente

 

Ieri, 17 giugno 2026, si è tenuto l’incontro tra le Organizzazioni Sindacali Nazionale, Territoriali nonché le RSU di Fim, Fiom e Uilm e la Direzione aziendale di Zenita Group S.p.A., alla presenza dell’Amministratore Delegato.

L’ordine del giorno dell’incontro in oggetto era la presentazione del Piano Industriale triennale, del tutto in ritardo rispetto al Townhall del 26 maggio u.s. e del tutto in anticipo rispetto al presente comunicato, vista l’informativa già inviata a tutti i lavoratori in merito all’incontro sindacale.

Dopo una breve premessa, necessaria per una visione generale della situazione, entriamo nel merito del confronto: l’Amministratore Delegato ha avviato l’incontro presentando le sei società che fanno parte del Gruppo e le loro specificità, un livello occupazionale di Gruppo di quasi 1500 dipendenti, di cui quasi 700 solo in Zenita Group S.p.A., a seguire si è soffermato sui cambiamenti di mercato, dovuti soprattutto dall’attuale situazione geopolitica.

L’AD ha dichiarato la volontà della società di focalizzarsi sui propri prodotti e servizi, disinvestendo di contro sull’hardware. Ha altresì espresso la volontà di mettere in atto una trasformazione del modello operativo che, rispetto all’attuale organizzazione, verrà centralizzato, o meglio, verranno centralizzate alcune funzioni (a titolo esemplificativo, hanno elencato le funzioni di staff, i progettisti, i project e i service manager) nelle sedi principali di Roma e Milano in un’ottica di maggiore integrazione, mentre altre funzioni manterranno l’interesse sul territorio (resident, architect, field engineering, chi fa interventi specialistici e i venditori).

Premesso che ad ogni funzione corrisponde un lavoratore e che quindi alcune funzioni (lavoratori) verranno trasferite tra Roma e Milano, la direzione aziendale ha pertanto fornito i numeri di seguito rispetto ai trasferimenti: 6 lavoratori verranno trasferiti da Padova; 20 lavoratori verranno trasferiti da Modena; 12 lavoratori verranno trasferiti da Torino; 9 lavoratori verranno trasferiti da Firenze.

Relativamente alla sede di Napoli, con un livello occupazionale di 120 lavoratori, l’azienda ha deciso la chiusura di quest’ultima e il trasferimento di 50 lavoratori su Roma e i restanti su Salerno.

Inoltre, la direzione aziendale, ha evidenziato che il nuovo modello operativo necessita di un investimento in termine di formazione, nello specifico di reskilling.

Infine l’AD ha dichiarato la necessità di accelerare i tempi rispetto al Piano Industriale che ritiene debba essere portato a termine entro l’anno.

L’incontro, inoltre, ha permesso di entrare nel merito del PDR e, purtroppo, la direzione aziendale ha dichiarato che non solo non è stato raggiunto il 100% del premio ma che per gli obiettivi conseguiti, quest’ultimo pagherà solo il 30%, ovvero euro 240,00 lordi.

Rispetto al Piano Industriale, le Organizzazioni Sindacali Nazionali e Territoriali, congiuntamente con le RSU, hanno tenuto ad evidenziare che il piano presentato non può considerarsi triennale, perché ha una visione solo ed esclusivamente a breve termine. Tutte le domande fatte dal sindacato, al fine di dare dignità ad un piano pluriennale, non hanno ricevuto risposte soddisfacenti.

Un Piano Industriale senza un investimento in termini economici e che pensa solo ad abbattere i costi e non ad investire quattrini per il rilancio del Gruppo, non si può definire tale.

E’ stato richiesto di quantificare gli investimenti triennali anche in termini di formazione, ebbene anche questa domanda non ha ricevuto risposta.

Sulla disdetta dei contratti di affitto delle sedi di Torino, Padova e Napoli invece, la direzione aziendale ha dato risposta, confermando la notizia e spiegando che è in corso una valutazione se permanere in quelle sedi o trovarne altre in quelle aree, per Napoli, invece, conferma la chiusura della sede e il trasferimento di tutti i lavoratori tra Salerno e Roma. Quando però su Torino e Padova, le Organizzazioni Sindacali hanno chiesto di ricevere informazioni rispetto ad altre soluzioni, la direzione aziendale ha affermato di non averne al momento, anzi ha dichiarato che i lavoratori di Padova hanno espresso la preferenza per la città di Mestre.

A conti fatti, questo piano industriale si presenta incompleto e insoddisfacente, perché chiude una sede, consegna incertezze ad altre sedi trasferisce i lavoratori su altri siti, con conseguenziale e preoccupante abbattimento dei livelli occupazionali sui territori.

La sede di Padova, ad esempio, vedrebbe trasferiti 6 lavoratori su 19, con il serio timore, in un futuro prossimo, che con un numero così residuo di lavoratori restanti, l’azienda potrebbe scegliere di abbandonare il territorio.

Sul PDR invece, riteniamo che si debba fare un ulteriore approfondimento, entrando nel merito ed analizzando ogni singola voce interessata al raggiungimento del premio di risultato, non ci convincono le percentuali fornite dalla direzione aziendale.

A fronte di tutto quanto fino ad ora espresso, le Organizzazioni Sindacali hanno concordato che terranno le assemblee in tutte le sedi del territorio nazionale e con i lavoratori decideranno le azioni da intraprendere.

 

Fim, Fiom, Uilm nazionali

Fim, Fiom, Uilm territoriali

Rsu Fim, Fiom, Uilm