MEMORIA UIL-UILM – AUDIZIONE RELATIVA ALLE RICADUTE PRODUTTIVE E OCCUPAZIONALI DEL PIANO DI RISTRUTTURAZIONE DEL GRUPPO ELEXTROLUX COMMISSIONI RIUNITE X E XI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI 27 MAGGIO 2026

MEMORIA UIL-UILM – AUDIZIONE RELATIVA ALLE RICADUTE PRODUTTIVE E OCCUPAZIONALI DEL PIANO DI RISTRUTTURAZIONE DEL GRUPPO ELEXTROLUX

COMMISSIONI RIUNITE X E XI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI 27 MAGGIO 2026

 

 

Signor Presidente, Onorevoli Deputati,

 

la UIL e la UILM ringraziano le Commissioni riunite X e XI per questa audizione dedicata alle ricadute produttive e occupazionali del piano di ristrutturazione annunciato dal gruppo Electrolux.

Electrolux rappresenta uno dei principali gruppi mondiali nel settore degli elettrodomestici e da decenni costituisce una presenza industriale significativa nel nostro Paese. Gli stabilimenti italiani del gruppo hanno sviluppato nel tempo competenze produttive, know how tecnologico e specializzazioni industriali di alto livello nei settori della refrigerazione, del lavaggio e della cottura, rappresentando un punto di riferimento per interi territori e per migliaia di lavoratrici e lavoratori.

Nel corso degli anni il sindacato ha affrontato con responsabilità i processi di riorganizzazione industriale del gruppo attraverso accordi condivisi, contratti di solidarietà e strumenti finalizzati alla salvaguardia della continuità produttiva e occupazionale. Proprio per questo il piano annunciato oggi dall’azienda rappresenta un elemento di fortissima preoccupazione.

Il progetto di riorganizzazione prevede circa 1.719 esuberi sui circa 4.500 addetti italiani, di cui 994 tra gli operai e 725 nelle funzioni di staff, oltre a circa 210 lavoratori a termine con contratto in scadenza.

Il piano prevede inoltre la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, la cessazione della produzione delle lavasciuga a Porcia e dei piani cottura a gas a Forlì, oltre a pesanti ridimensionamenti negli altri siti produttivi del gruppo.

Con questa ultima decisione terminano le fasi di riorganizzazione e inizia una fase di dismissione. Non siamo infatti di fronte a una semplice riorganizzazione aziendale, ma all’ennesimo segnale della crisi strutturale che sta attraversando il comparto manifatturiero europeo e, in particolare, il settore degli elettrodomestici. Una crisi determinata dal calo della domanda europea, dall’aumento dei costi energetici, dalla pressione competitiva dei produttori asiatici, dalla frammentazione delle filiere produttive e dall’assenza di una vera politica industriale europea capace di sostenere produzioni strategiche e occupazione di qualità.

La vicenda Electrolux assume un rilievo ancora più significativo alla luce del consistente sostegno pubblico ricevuto dal gruppo negli ultimi anni. Il gruppo ha beneficiato in Italia di importanti strumenti industriali, occupazionali, incentivi all’innovazione, ammortizzatori sociali e misure di sostegno al settore, comprese quelle rivolte ai consumi e all’acquisto di elettrodomestici.

È importante ricordare che già nel 2014, grazie alle dure lotte delle organizzazioni sindacali e al contributo offerto dal Governo dell’epoca, fu scongiurato il disimpegno di Electrolux dall’Italia. In quella fase sono stati sottoscritti accordi complessi di riorganizzazione industriale con l’obiettivo di difendere gli stabilimenti italiani, salvaguardare l’occupazione e creare le condizioni per nuovi investimenti produttivi.

Oggi però non possono bastare ancora una volta soltanto la responsabilità del sindacato e i sacrifici dei lavoratori. Questi elementi per noi non possono essere ignorati.

Preoccupa inoltre la coincidenza temporale tra la scadenza di alcuni vincoli occupazionali legati agli incentivi pubblici e l’avvio del piano di ridimensionamento industriale.

A ciò si aggiunge il ritiro unilaterale della richiesta relativa al Contratto di Sviluppo per il sito di Forlì, avvenuto il 29 aprile 2026, una scelta che sembra finalizzata a evitare ulteriori vincoli sul mantenimento dei livelli occupazionali.

Questa vertenza non riguarda soltanto i 1.700 esuberi annunciati, ma l’intera tenuta industriale della filiera dell’elettrodomestico e dei territori coinvolti. Dietro ogni posto di lavoro diretto esiste infatti un sistema fatto di aziende dell’indotto, logistica, manutenzione, componentistica e servizi che rischia di subire conseguenze occupazionali ed economiche ancora più ampie.

Come UIL e UILM riteniamo inaccettabile che il costo delle difficoltà industriali venga scaricato ancora una volta esclusivamente sui lavoratori e sui territori. Gli stabilimenti italiani di Electrolux rappresentano un patrimonio produttivo, professionale e tecnologico costruito in decenni di lavoro, investimenti e competenze.

La vicenda Electrolux pone inoltre una questione più generale di politica industriale europea e di competività. L’industria degli elettrodomestici soffre oggi un forte squilibrio competitivo legato ai costi energetici, al prezzo delle materie prime, agli effetti delle normative europee, inclusa la disciplina CBAM, e alla crescente concorrenza dei produttori extraeuropei, che, in assenza di adeguati strumenti adeguati, rischiano di penalizzare ulteriormente il manifatturiero europeo.

La transizione ecologica non può tradursi soltanto in nuovi vincoli e nuovi costi per le imprese europee senza una vera strategia industriale comune capace di accompagnare investimenti, innovazione, riconversioni produttive e tutela dell’occupazione. Senza politiche industriali europee efficaci il rischio concreto è quello di una progressiva desertificazione industriale del continente.

Per questo riteniamo che le risorse pubbliche devono essere condizionate al mantenimento della capacità produttiva, dell’occupazione e dell’applicazione dei contratti collettivi comparativamente più rappresentativi. Occorre rafforzare i meccanismi di restituzione degli incentivi in caso di chiusure o riduzioni produttive ed evitare che strumenti pubblici destinati all’innovazione e alla competitività si trasformino, una volta terminati i vincoli temporanei, in processi di disimpegno industriale e perdita occupazionale.

Nel corso del confronto al MIMIT del 25 maggio come UIL e UILM abbiamo chiesto ad Electrolux di ritirare il piano attuale e di presentare un nuovo piano industriale che escluda chiusure di stabilimenti e licenziamenti. Qualora il gruppo non modifichi il proprio atteggiamento e non presenti un progetto industriale credibile, riteniamo debba essere affrontato anche il tema della restituzione degli incentivi pubblici ricevuti.

L’obiettivo deve essere quello di salvaguardare la capacità produttiva italiana, difendere l’occupazione e garantire prospettive industriali di lungo periodo per l’intera filiera dell’elettrodomestico.