{"id":2284,"date":"2020-01-17T08:02:13","date_gmt":"2020-01-17T07:02:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.uilmnazionale.it\/fabbricasocieta\/?p=2284"},"modified":"2020-01-17T10:08:03","modified_gmt":"2020-01-17T09:08:03","slug":"la-sicurezza-sul-lavoro-e-la-differenza-di-genere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.uilmnazionale.it\/fabbricasocieta\/2020\/01\/17\/la-sicurezza-sul-lavoro-e-la-differenza-di-genere\/","title":{"rendered":"La sicurezza sul lavoro e la differenza di genere"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Andrea Farinazzo<\/strong><\/p>\n<p>Il concetto di \u201ccultura della sicurezza\u201d \u00e8 il frutto di un tempo, di un\u2019epoca, di stili di vita e sociali, di esperienze condivise dall\u2019intero gruppo sociale a cui la si vuol riferire. \u00c8 un concetto relativo, non assoluto. Possiamo ritenere che in Italia la \u201ccultura della sicurezza\u201d sia pi\u00f9 sviluppata che in Bangladesh ma meno che in Giappone (ammesso che sia vero), ma non si pu\u00f2 affermare che i giapponesi siano i titolari dell\u2019ortodossia della \u201ccultura della sicurezza\u201d o che tutti dovrebbero tendere alla \u201ccultura della sicurezza\u201d giapponese, perch\u00e9 questo richiederebbe, anzitutto, essere giapponese. In poche parole In Italia abbiamo la \u201ccultura della sicurezza\u201d che ci meritiamo, per ci\u00f2 che siamo, per quello in cui crediamo. Non \u00e8 n\u00e9 un male, n\u00e9 un bene, \u00e8 una semplice constatazione. Misurare la \u201ccultura della sicurezza\u201d sulla base del numero di infortuni non \u00e8 utile. Un\u2019azienda che non ha mai avuto infortuni, nonostante non rispetti le norme di sicurezza, non ha un\u2019elevata \u201ccultura della sicurezza\u201d. Cos\u00ec come avere un infortunio in azienda non significa necessariamente che l\u00ec non vi sia \u201ccultura della sicurezza\u201d, come nel caso dei progettisti della centrale di Fukushima, a proposito di Giappone. E rispettare le norme di sicurezza \u00e8 solo una condizione necessaria, ma non sufficiente per dire di avere una cultura della sicurezza adeguata. Un esempio pratico pu\u00f2 essere quello del mettere tutti la cintura di sicurezza. Possiamo affermare che essa \u00e8 parte integrante della nostra \u201ccultura della sicurezza\u201d? Non esattamente. Solamente pochi sono intimamente convinti della necessit\u00e0 di indossare la cintura di sicurezza. La \u201ccultura della sicurezza\u201d \u00e8 definita solo dall\u2019attitudine mentale con la quale si guida. Puoi indossare tutte le cinture di sicurezza che ti pare, ma se parli al telefono mentre guidi, non hai un mindset adeguato ai rischi che ti circondano. Poco importa che si usi il vivavoce o l\u2019auricolare.<br \/>\n<span style=\"font-size: 1rem;\">La \u201ccultura della sicurezza\u201d pu\u00f2 essere suggerita dall\u2019alto, con le norme, per imposizione. Ma attecchisce solo quando emerge dal basso, dai comportamenti quotidiani di ciascuno e dall\u2019interiorizzazione del loro significato. Quindi s\u00ec, abbiamo la \u201ccultura della sicurezza\u201d che ci meritiamo.<\/p>\n<p><\/span><strong style=\"font-size: 1rem;\">CHE GENERE DI DIFFERENZE?<br \/>\n<\/strong><span style=\"font-size: 1rem;\">Se volessimo spiegare ad un bambino cos\u2019\u00e8 il genere, sicuramente punteremmo sulla differenza di sesso, ovvero quell\u2019insieme di fattori genetici, biologici, fisici e anatomici che identificano la differenza tra maschio e femmina. Tutti sappiamo bene che la differenza di genere in ambito lavorativo va oltre questi aspetti e coinvolge le differenze culturali e sociali, i comportamenti, le modalit\u00e0 di trattamento, le rispettive professioni, le condizioni lavorative, i ruoli e gli assetti di potere delle relazioni tra uomini e donne. Le differenze tra uomini e donne vengono per lo pi\u00f9 ignorate, quando nella realt\u00e0 ci sono differenze che influiscono sui rischi a carico delle donne, troppo spesso sottovalutati.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 1rem;\">In particolare, le donne lavorano in settori specifici e svolgono tipi specifici di lavoro; la maggior parte del lavoro domestico viene svolto dalle donne, mentre sono sottorappresentate a livello di supervisione e di gestione. Inoltre sono fisicamente diverse rispetto agli uomini, svolgono mansioni che sono spesso erroneamente considerate sicure e semplici, e a parit\u00e0 di lavoro guadagnano in genere meno degli uomini. Infine sono tendenzialmente pi\u00f9 prudenti, si controllano di pi\u00f9, sono pi\u00f9 attive nella prevenzione rispetto agli uomini e investono di pi\u00f9 in cultura rispetto agli uomini.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 1rem;\">Differenze che sono apprese, possono cambiare nel tempo e presentano notevoli variazioni tra differenti culture. Abbinare il tema della gestione della salute e sicurezza sul lavoro con le differenze di genere \u00e8 impresa tutt\u2019altro che semplice e scontata. Vi \u00e8 la necessit\u00e0 di cogliere le differenze biologiche (sessuali) e socio-ambientali (di genere) nella valutazione dei rischi e poi nella gestione della salute e sicurezza sul lavoro. Genere e sesso incidono sui rischi di salute e sicurezza legati alla professione svolta. Spesso queste differenze non vengono riconosciute o sono sottovalutate nella prassi in materia di salute e sicurezza.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 1rem;\">Un approccio di genere alla salute e sicurezza sul lavoro si traduce nel riconoscimento e nella considerazione delle differenze tra lavoratori e lavoratrici. Vi sono differenze che possono incidere sui pericoli cui uomini e donne sono esposti sul luogo di lavoro e sul modo di valutarli e tenerli sotto controllo. Esistono alcune malattie \u201cdi genere\u201d, ossia patologie professionali che colpiscono in modo diverso uomini e donne.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 1rem;\">Individuare queste differenze e affrontare la tematica della salute e sicurezza sul lavoro avendone piena coscienza non \u00e8 ancora una prassi consolidata, ma \u00e8 quanto mai opportuno lavorare perch\u00e9 lo diventi al pi\u00f9 presto. Non si intende assolutamente trascurare il fatto che, in molti contesti lavorativi, vi sono seri problemi anche per gli uomini, tuttavia, in questo intervento si vuole concentrare l\u2019attenzione sulle specifiche problematiche legate al lavoro femminile, ancora troppo poco indagate ed esplorate. Inoltre, come gi\u00e0 parzialmente anticipato, la ricerca pone minore attenzione ai temi che riguardano pi\u00f9 da vicino le donne, la partecipazione delle donne ai processi decisionali legati alla salute e alla sicurezza sul lavoro. Spesso vi \u00e8 una mancata adozione delle soluzioni preventive pi\u00f9 idonee e nella maggior parte dei casi in cui si \u00e8 tenuto conto della problematica delle differenze tra uomini e donne, l\u2019attenzione \u00e8 stata focalizzata su queste ultime in quanto soggette a gravidanza, ma sono stati trascurati altri elementi di rischio a carico del sistema riproduttivo posti a monte della gravidanza (ad esempio i fattori mutageni).<\/span><\/p>\n<p><strong>LA NORMATIVA IN ITALIA<\/strong><br \/>\nLa normativa italiana dal d.lgs. 626\/94, che nel prescrivere misure atte a tutelare la salute e la sicurezza sul lavoro estendeva il campo di applicazione a \u2018tutti i lavoratori\u2019 rimanendo indifferente rispetto al genere, si \u00e8 sviluppata poi nel d.lgs. 81\/2008 che, seguendo le indicazioni dell\u2019UE, interpreta la parit\u00e0 di trattamento e che in diversi punti fa esplicito riferimento alle \u201cdifferenze di genere\u201d.<br \/>\n<span style=\"font-size: 1rem;\">Alla luce degli obblighi normativi, i datori di lavoro devono: puntare a rendere il lavoro pi\u00f9 sicuro e pi\u00f9 facile per tutti, inserire le problematiche legate al genere nella valutazione dei rischi e considerare il lavoro effettivamente svolto ed evitare di stabilire a priori quali siano le persone a rischio e perch\u00e9. Inoltre devono essere flessibili in relazione agli orari lavorativi e coinvolgere le donne nel processo decisionale in materia di gestione di salute e sicurezza sul lavoro.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 1rem;\">Questo approccio \u00e8 vantaggioso per tutti i dipendenti, non solo per le donne. La finalit\u00e0 principale \u00e8 contribuire a garantire che le problematiche legate al genere vengano prese in considerazione, traducendosi in scelte e adozione di comportamenti concreti. A fronte di una legge che stabilisce la tutela della salute nei luoghi di lavoro orientata al genere, le indicazioni richiamate nel d.lgs. 81\/08 non sempre risultano di facile applicazione. La prima difficolt\u00e0 nell\u2019applicazione del d.lgs. 81\/08 nasce, forse, dalla mancanza di metodi standardizzati che tengano conto dell\u2019approccio di genere per valutare il rischio occupazionale \u2013 secondo il classico schema che prevede l\u2019identificazione dei pericoli e le misure da adottare per prevenire il danno.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 1rem;\">Si tratta di profili che attengono in modo particolare, anche se come abbiamo visto non esclusivo, ai rischi di malattie professionali, tenendo conto della diversa esposizione che i lavoratori e le lavoratrici possono avere in determinate circostanze, in ragione delle differenti mansioni eventualmente svolte e soprattutto della loro diversa fisiologia. Alcune interessanti indicazioni vengono dalla medicina di genere che associa le diverse caratteristiche biologiche \u2013 maschili e femminili \u2013 agli effetti diversi osservati in lavoratori e lavoratrici, parimenti esposti ai rischi \u201cspecifici\u201d \u2013 chimico, fisico, biologico, ergonomico, e di sovraccarico muscolo-scheletrico.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 1rem;\">Per esempio, tra uomini e donne esistono numerose differenze nell\u2019assorbimento, nel metabolismo e nell\u2019eliminazione degli agenti chimici che, a parit\u00e0 di esposizione, possono modificare il rapporto dose\/effetto, diversamente conosciuto come \u201csoglia di esposizione\u201d. I limiti espositivi sono stati finora elaborati in modalit\u00e0 \u201cneutra\u201d e sebbene siano cautelativi \u2013 molto al di sotto della dose in grado di indurre danni \u2013 non rappresentano soglie universalmente valide, potendo variare in base al sesso, a fattori genetici e agli stili di vita.<\/span><\/p>\n<p><strong>FLESSICUREZZA<br \/>\n<\/strong>L\u2019esigenza di considerare anche i rischi specifici per la salute e la sicurezza ai quali possono essere esposti sul luogo di lavoro in modo differenziato uomini e donne \u00e8 espressamente sancita dalle disposizioni vigenti. Si tratta di un principio gi\u00e0 vigente nel nostro ordinamento, ma che, nella pratica, viene spesso trascurato o comunque non sufficientemente applicato, il che costituisce una grave lacuna per l\u2019efficacia del sistema di prevenzione e di tutela dei lavoratori e delle lavoratrici. Il datore di lavoro deve focalizzare l\u2019attenzione sull\u2019organizzazione del lavoro in modo da garantire pari opportunit\u00e0 di tutela tra gli stessi, anche in relazione alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Questo in un mondo del lavoro flessibile e globalizzato, dove alcuni lavori tradizionalmente destinati agli uomini oggi sono anche professioni femminili e viceversa. Con benefici certo, ma anche con aspetti delicati da affrontare e risolvere. Possibili azioni che si possono mettere in atto nei luoghi di lavoro sono avviare il monitoraggio e la raccolta dati e informazioni sulla salute e sicurezza in ottica di genere, coinvolgere pi\u00f9 donne nella consultazione nelle decisioni in materia di salute e sicurezza e tenere conto delle peculiarit\u00e0 individuali a partire dal genere di appartenenza. Inoltre si possono attivare processi di informazione e comunicazione per garantire coinvolgimento e partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici, individuare le lacune negli accordi di lavoro, politiche e procedure che con scelte di tipo apparentemente \u2018neutro\u2019 possono produrre effetti indesiderati di non equit\u00e0 tra donne e uomini, come nel caso degli orari. Infine si pu\u00f2 migliorare le informazioni raccolte sulle esperienze negative di lavoro di uomini e donne.<br \/>\n<span style=\"font-size: 1rem;\">In alcuni casi vi sono anche delle differenze che non sono ancora adeguatamente indagate, e saranno forse oggetto di studio diffuso nei prossimi anni. Si pensi ad esempio alla situazione di essere inviate per lavoro all\u2019estero e dover operare in quelle aree del mondo dove le donne sono costrette al rispetto di regole molto stringenti. In questi casi \u00e8 uguale essere maschio o femmina? La risposta \u00e8 evidentemente no, ma l\u2019attenzione su questi temi \u00e8 molto bassa. In generale, possiamo dire che \u00e8 necessario modificare l\u2019atteggiamento culturale, attribuire alle diversit\u00e0 la debita importanza e assumere un impegno concreto al riguardo. Bisogna imparare a considerare la diversit\u00e0 della forza lavoro come una ricchezza e non come un problema.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 1rem;\">La flessicurezza (\u201cflexicurity\u201d) \u00e8 un neologismo inventato negli anni \u201990 per identificare il modello di welfare danese e unisce in s\u00e9 le parole \u201cflexibility\u201d (flessibilit\u00e0) e \u201csecurity\u201d (sicurezza). Il punto forte e pi\u00f9 importante di questo modello sono infatti le politiche attive di lavoro, cio\u00e8 tutte quelle misure volte ad accompagnare le persone nell\u2019inserimento e nel reinserimento lavorativo. L\u2019idea di bilanciare flessibilit\u00e0 e sicurezza si \u00e8 ormai diffusa in tutta Europa e questa sembra essere la strada da percorrere per creare occupazione e rispondere alle nuove necessit\u00e0 del mondo del lavoro, sempre pi\u00f9 caratterizzato da un contesto economico in continuo cambiamento. Ai singoli governi il compito di declinarlo nel modo pi\u00f9 opportuno per i diversi Paesi.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 1rem;\">Mutuando questo concetto e declinandolo all\u2019argomento di cui stiamo trattando, legato alla gestione della salute e sicurezza sul lavoro con particolare attenzione alle differenze di genere, potremmo coniare il termine flessicurezza che unisce in s\u00e9 le parole flessibilit\u00e0 e sicurezza. In questo caso l\u2019idea \u00e8 quella di bilanciare flessibilit\u00e0 e sicurezza sul lavoro per puntare a una gestione puntuale e quanto pi\u00f9 possibile corretta, aderente alle reali esigenze del contesto lavorativo messe in relazione con le caratteristiche delle persone, tra gli altri aspetti, anche in relazione al genere. Questo per assicurare ai lavoratori un livello elevato di salute e sicurezza, vale a dire poter operare in ogni fase della loro vita attiva in un contesto lavorativo dinamico e appunto flessibile, in rapido cambiamento, con l\u2019obiettivo di sostenere lavoratori e datori di lavoro alla definizione di idonee condizioni di lavoro.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 1rem;\">La sicurezza sul lavoro \u00e8 una questione di etica mentale, solo con la consapevolezza del rischio possiamo fare in modo che non ci sia confidenza con il lavoro, ma rispetto.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Farinazzo Il concetto di \u201ccultura della sicurezza\u201d \u00e8 il frutto di un tempo, di un\u2019epoca, di stili di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":2285,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"rop_custom_images_group":[],"rop_custom_messages_group":[],"rop_publish_now":"initial","rop_publish_now_accounts":[],"rop_publish_now_history":[],"rop_publish_now_status":"pending","footnotes":""},"categories":[671,8,16],"tags":[680,679,676,389,677,248,678,28,666,25,27],"class_list":["post-2284","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-671","category-articoli","category-sicurezza","tag-cultura-della-sicurezza","tag-differenze-di-genere","tag-donna","tag-donne","tag-dpi-femminili","tag-farinazzo","tag-infortuni-sul-lavoro","tag-lavoro","tag-prevenzione","tag-sicurezza","tag-uilm"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.uilmnazionale.it\/fabbricasocieta\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2284","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.uilmnazionale.it\/fabbricasocieta\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.uilmnazionale.it\/fabbricasocieta\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.uilmnazionale.it\/fabbricasocieta\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.uilmnazionale.it\/fabbricasocieta\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2284"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.uilmnazionale.it\/fabbricasocieta\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2284\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2290,"href":"https:\/\/www.uilmnazionale.it\/fabbricasocieta\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2284\/revisions\/2290"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.uilmnazionale.it\/fabbricasocieta\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2285"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.uilmnazionale.it\/fabbricasocieta\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2284"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.uilmnazionale.it\/fabbricasocieta\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2284"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.uilmnazionale.it\/fabbricasocieta\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2284"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}