A un anno dalla firma dell’Accordo di Programma, il rilancio della siderurgia di Piombino resta sospeso tra ritardi, impegni ancora incompleti e garanzie industriali e occupazionali insufficienti. La Uilm non contesta soltanto la lentezza delle procedure: mette in discussione la solidità complessiva dell’intesa e chiede che alle promesse seguano finalmente piani vincolanti, investimenti verificabili e risposte precise per tutti i lavoratori coinvolti.
UN ACCORDO CHE NON OFFRE ANCORA GARANZIE
Quella di Piombino non è soltanto una vertenza aziendale. È uno dei principali banchi di prova della politica industriale italiana e della capacità delle istituzioni di accompagnare davvero il rilancio della siderurgia.
Per la Uilm, tuttavia, l’Accordo di Programma sottoscritto un anno fa resta troppo debole. Il testo non contiene strumenti sufficienti per garantire il rispetto degli impegni assunti dalle imprese e non offre ancora una prospettiva chiara a tutte le realtà produttive e occupazionali del territorio.
Durante l’assemblea con i lavoratori, Lorenzo Fusco, segretario della Uilm Toscana Sud-Est, ha illustrato le ragioni di una posizione fortemente critica. Non basta indicare una direzione generale: servono piani industriali completi, tempi certi e garanzie esigibili.
GSI E PIOMBINO LOGISTICS, MANCA UN PIANO INDUSTRIALE
Uno dei punti più delicati riguarda GSI e Piombino Logistics. Per queste società non è stato presentato un vero piano industriale, ma soltanto una proposta che la UILM considera insufficiente a garantire continuità produttiva e prospettive occupazionali.
Il rischio è che una parte dei lavoratori rimanga ai margini del percorso di rilancio, senza sapere quale funzione avrà nel futuro assetto del polo siderurgico.
La Uilm chiede quindi che il progetto riguardi l’intero sistema industriale di Piombino e non soltanto alcuni impianti o alcune società. Nessun lavoratore può essere considerato estraneo alla ripartenza.
JSW, SERVONO CONTROLLO PUBBLICO E GARANZIE VINCOLANTI
La Uilm contesta anche la scelta di non prevedere l’ingresso di Invitalia nel capitale e nel Consiglio di amministrazione di JSW.
Una presenza pubblica avrebbe consentito di esercitare un controllo più diretto sull’utilizzo dei 33 milioni di euro di risorse pubbliche destinati all’azienda e di verificare concretamente il rispetto degli impegni industriali e occupazionali.
In assenza di strumenti di controllo e di sanzioni adeguate, il rischio è che gli obblighi previsti dall’accordo restino dichiarazioni prive di una reale possibilità di verifica.
TUTELE OCCUPAZIONALI ANCORA INSUFFICIENTI
Tra le criticità indicate dalla UILM c’è anche la mancata reintroduzione dell’articolo 14 del precedente accordo, che subordinava la tutela dell’occupazione alla disponibilità degli ammortizzatori sociali.
Resta inoltre aperta la situazione di 19 lavoratori che da oltre un anno svolgono attività indispensabili con contratti rinnovati di mese in mese. Per la Uilm la loro stabilizzazione non può continuare a essere rinviata.
Un progetto di rilancio non può essere costruito lasciando una parte dei lavoratori in una condizione permanente di precarietà.
METINVEST-DANIELI, IL PROGETTO RESTA STRATEGICO MA MANCANO CERTEZZE
Il progetto Metinvest-Danieli rappresenta una delle opportunità più importanti per il futuro della siderurgia italiana. La nuova acciaieria elettrica potrebbe restituire produzione, occupazione e prospettive a un territorio che da anni attende una vera ripartenza.
Ma anche su questo fronte le certezze sono ancora insufficienti. Secondo quanto riferito dalla UILM, la società non sarebbe oggi in grado di confermare con sicurezza neppure l’avvio dell’investimento entro la fine dell’anno.
Restano inoltre da risolvere numerose questioni:
- la nomina del Comitato esecutivo e del commissario;
- le autorizzazioni demaniali;
- l’approvazione del piano integrato della Regione;
- la delimitazione delle aree;
- le infrastrutture e i collegamenti;
- le bonifiche;
- la definizione completa dell’assetto finanziario;
- la situazione dei 36 lavoratori coinvolti nella vertenza tra Fintecna e Lucchini in amministrazione straordinaria.
Non si tratta di dettagli amministrativi. Sono condizioni indispensabili per trasformare il progetto in cantieri, impianti e occupazione.
I RITARDI CONTINUANO A RICADERE SUI LAVORATORI
Per Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm, è inaccettabile che le conseguenze dei ritardi continuino a essere pagate esclusivamente dai lavoratori attraverso una permanenza sempre più lunga in cassa integrazione.
La Uilm continua a chiedere chiarezza sulle responsabilità dei rallentamenti e sull’assenza degli organismi che avrebbero dovuto monitorare l’attuazione dell’accordo.
Il prossimo aggiornamento ufficiale è previsto per il 20 ottobre. Una scadenza considerata troppo lontana rispetto all’urgenza della situazione e alla quantità di problemi ancora irrisolti.
SERVONO GARANZIE, NON NUOVI ANNUNCI
La posizione della Uilm è netta: il rilancio di Piombino non può essere affidato a un accordo generico, privo di strumenti sufficienti per vincolare aziende e istituzioni.
Servono:
- piani industriali completi per tutte le società;
- garanzie occupazionali;
- stabilizzazione dei lavoratori precari;
- presenza e controllo pubblico;
- tempi certi per gli investimenti;
- organismi di monitoraggio effettivamente operativi;
- risposte precise sul futuro di ogni lavoratore.
Piombino ha già atteso troppo. I lavoratori non chiedono altre promesse, ma lavoro, investimenti e un progetto industriale capace di trasformare finalmente gli accordi in produzione.
