Dopo settimane di tensioni, indiscrezioni sulla trattativa per la cessione dell’ex Ilva e una crescente preoccupazione tra i lavoratori, il Governo ha convocato Fim, Fiom e Uilm a Palazzo Chigi. La richiesta unitaria dei sindacati è stata finalmente accolta, aprendo un confronto che arriva in un momento cruciale per il futuro della più importante azienda siderurgica italiana.
La convocazione rappresenta un passaggio atteso, ma da sola non basta. Il tavolo dovrà sciogliere i nodi che da mesi tengono con il fiato sospeso migliaia di lavoratori e interi territori. Sul tavolo ci sono il percorso di decarbonizzazione (soprattutto dopo la sottrazione di risorse destinate dal precedente esecutivo alla realizzazione di un impianto di DRI), le garanzie occupazionali, il destino dell’indotto, la prospettiva ambientale e industriale . “La convocazione rappresenta un passaggio necessario, ma adesso il Governo deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità e affrontare una vertenza che non può più essere gestita con rinvii, dichiarazioni stampa e slogan. Il confronto dovrà tradursi in decisioni concrete: i lavoratori dell’ex Ilva aspettano risposte da troppo tempo”, afferma il Segretario generale della Uilm, Davide Sperti.
La Uilm ribadisce la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di cessione che si traduca in una semplice dismissione o in una svendita del patrimonio umano, professionale e industriale costruito in decenni di storia. L’obiettivo deve essere quello di rilanciare il sito, renderlo competitivo e accompagnarne la trasformazione tecnologica senza scaricare i costi sui lavoratori.
QUATTORDICI ANNI DI INCERTEZZE
Dal 2012 la vertenza ex Ilva attraversa governi, commissariamenti, cambi di proprietà, decreti e continui rinvii. Nel frattempo migliaia di lavoratrici e lavoratori hanno pagato un prezzo altissimo. Alla cassa integrazione si sono aggiunti stipendi pignorati, ritardi nei pagamenti, crisi delle imprese dell’indotto e procedure di licenziamento che hanno colpito centinaia di famiglie. Una situazione che, secondo la Uilm, non può più essere affrontata con provvedimenti emergenziali.
“Dopo venti decreti ‘salva Ilva’ che hanno salvato solo le apparenze, è arrivato il momento di assumere decisioni vere per garantire il futuro occupazionale di Taranto e degli altri stabilimenti. Al tavolo di Palazzo Chigi ci aspettiamo risposte chiare, impegni concreti e una strategia credibile”, sottolinea Sperti.
IL LAVORO PRIMA DI TUTTO
Per la Uilm la tutela dell’occupazione resta il punto di partenza di qualsiasi soluzione. La salvaguardia dei lavoratori diretti e dell’indotto, di Ilva in AS e il rilancio degli stabilimenti devono procedere insieme al risanamento ambientale e alla modernizzazione degli impianti. Il confronto convocato a Palazzo Chigi rappresenta quindi un passaggio importante. Dalle risposte che arriveranno dipenderà non solo il destino dell’ex Ilva, ma anche la credibilità delle Istituzioni italiane. Dopo anni di promesse, rinvii e provvedimenti tampone, i lavoratori chiedono finalmente certezze. Per la Uilm ora servono scelte coraggiose e concrete a tutela di intere comunità”.
