Electrolux: Serve un intervento straordinario per difendere produzioni e occupazione in Italia

La vertenza Electrolux arriva alla plenaria del 21 luglio con un nodo politico e industriale sempre più evidente: il futuro degli stabilimenti italiani non può essere affidato soltanto alla trattativa tra azienda e sindacati. Per salvaguardare produzioni, occupazione e competenze serve un intervento straordinario delle istituzioni, a partire dal Governo e dalle Regioni, ma anche una risposta europea capace di affrontare le distorsioni competitive che penalizzano il settore degli elettrodomestici.
Nei primi due incontri tecnici al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Electrolux ha confermato le difficoltà che hanno portato il gruppo a rivedere in senso peggiorativo i piani per l’Europa e per l’Italia. L’azienda ha indicato tra le cause principali una domanda di mercato post pandemia inferiore alle previsioni, il calo dei prezzi medi di vendita, la maggiore capacità concorrenziale dei produttori asiatici e il rientro delle tariffe di trasporto dall’Asia all’Europa dopo la fase di forte aumento.
Un quadro che, secondo la Uilm, dimostra quanto la crisi non possa essere letta come una questione circoscritta ai singoli stabilimenti. Al contrario, siamo di fronte a una crisi di sistema, che riguarda l’intero comparto europeo dell’elettrodomestico e che impone scelte industriali, politiche e istituzionali di ben altra portata.

IL PUNTO DELLA VERTENZA
Nel confronto al Mimit l’azienda ha espresso una disponibilità di massima a discutere di un nuovo piano industriale, ma in termini ancora generici e insufficienti. Electrolux ha inoltre ribadito la necessità di intervenire su alcune leve di competitività, tra cui il costo dell’energia, l’organizzazione del lavoro, il sostegno all’innovazione, il contenimento dei costi strutturali e la modifica della tassa europea CBAM.
Per la Uilm, tuttavia, il punto di partenza resta non negoziabile: mantenere in Italia produzioni e occupazione in tutti gli stabilimenti, compreso Cerreto. La discussione non può essere costruita intorno all’idea di trasferire attività produttive fuori dal Paese, né può avere come esito un arretramento del perimetro industriale italiano.
La stessa azienda ha dichiarato che, nel piano originariamente presentato, alcuni prodotti dovrebbero essere trasferiti in Thailandia o in Cina. È proprio questo lo scenario che il sindacato intende contrastare, chiedendo un cambio di impostazione e un vero piano industriale capace di dare prospettiva agli stabilimenti italiani.

PRODUZIONI DA DIFENDERE
Il tema riguarda direttamente siti e produzioni strategiche: le cappe di Cerreto, le lavasciuga di Porcia, i piani di Forlì, le gamme di frigoriferi e lavastoviglie di Susegana e Solaro. Per la Uilm, difendere queste produzioni significa difendere non solo posti di lavoro, ma anche competenze industriali, filiere territoriali e una parte importante della manifattura italiana.
La richiesta sindacale è chiara: il nuovo piano deve partire dalla continuità produttiva degli stabilimenti e non da ipotesi di trasferimento. La competitività non può essere recuperata inseguendo i concorrenti asiatici sul terreno del costo del lavoro, né scaricando sui lavoratori un divario che nasce da fattori strutturali, energetici, commerciali e normativi.
In questo senso, il confronto deve assumere una dimensione più ampia. La vertenza Electrolux non riguarda soltanto l’azienda, ma chiama in causa il futuro dell’intero settore degli elettrodomestici in Italia e in Europa.

IL NODO DELLA COMPETITIVITÀ
Electrolux ha quantificato il divario tra la produzione in Italia e alcune ipotesi alternative in un differenziale che arriverebbe al 25-30%. Un dato che rende evidente la profondità del problema, ma che per la Uilm non può trasformarsi in un alibi per ridurre la presenza industriale nel Paese.
“Come sindacato abbiamo ribadito la necessità di trovare un modo del tutto diverso per affrontare i problemi, al fine di cambiare il piano e mantenere le produzioni in Italia”, ha dichiarato Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm.
Il punto, per il sindacato, è intervenire sulle vere leve della competitività. Tra queste vi sono il costo dell’energia, il sostegno alla ricerca e all’innovazione, gli investimenti industriali, il ruolo delle Regioni e una revisione delle regole europee che oggi rischiano di penalizzare proprio la manifattura del continente.
Particolarmente rilevante è il tema della CBAM, la tassa europea sul carbonio alle frontiere. Secondo la Uilm, l’attuale impostazione produce un effetto paradossale: colpisce le importazioni di alcuni componenti, ma non gli elettrodomestici finiti. In questo modo, anziché rafforzare la produzione europea, rischia di rendere più conveniente importare prodotti finiti da Paesi con costi industriali e ambientali più bassi.

IL RUOLO DI GOVERNO, REGIONI E UE
La vertenza Electrolux conferma che le leve decisive non sono tutte nelle mani delle parti sociali. Per questo la Uilm chiede un intervento straordinario e coordinato delle istituzioni. Il Governo e le Regioni devono verificare quali azioni concrete possano essere messe in campo per salvaguardare il settore degli elettrodomestici, a partire dal contenimento del costo dell’energia e dal sostegno agli investimenti.
Allo stesso tempo, è necessario aprire una discussione in sede europea. Senza una politica industriale comune, capace di difendere la produzione manifatturiera e contrastare gli squilibri competitivi, il rischio è che le singole vertenze aziendali diventino il sintomo di un arretramento più generale dell’industria europea.
Per la Uilm la transizione ecologica e l’innovazione sono obiettivi necessari, ma devono essere accompagnati da strumenti adeguati. Non si può chiedere alle imprese europee di sostenere costi più alti e vincoli più stringenti senza costruire, allo stesso tempo, condizioni eque di competizione rispetto ai produttori extraeuropei.

VERSO LA PLENARIA DEL 21 LUGLIO
I prossimi passaggi saranno decisivi. Nel confronto del 14 luglio la Uilm attende prime risposte concrete dall’azienda, a partire dal sito di Cerreto. Alla plenaria del 21 luglio, invece, il sindacato chiederà una presa di responsabilità forte da parte del Governo e delle Regioni.
La trattativa non può essere compressa entro tempi irrealistici, né può procedere mentre gli stabilimenti sono completamente o parzialmente chiusi per le ferie estive programmate. Serve un negoziato vero, articolato nel tempo necessario, con il coinvolgimento effettivo delle istituzioni e con l’obiettivo di modificare il piano industriale.
Per la Uilm il punto resta fermo: Electrolux deve continuare a produrre in Italia. Gli stabilimenti non sono soltanto luoghi di lavoro, ma presidi industriali, sociali e territoriali. Difenderli significa difendere occupazione, competenze e futuro manifatturiero del Paese. La plenaria del 21 luglio dovrà misurarsi proprio su questo: passare dalle analisi alle risposte, dalle disponibilità generiche agli impegni concreti.

La vertenza Electrolux arriva alla plenaria del 21 luglio con un nodo politico e industriale sempre più evidente: il futuro degli stabilimenti italiani non può essere affidato soltanto alla trattativa tra azienda e sindacati. Per salvaguardare produzioni, occupazione e competenze serve un intervento straordinario delle istituzioni, a partire dal Governo e dalle Regioni, ma anche una risposta europea capace di affrontare le distorsioni competitive che penalizzano il settore degli elettrodomestici.
Nei primi due incontri tecnici al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Electrolux ha confermato le difficoltà che hanno portato il gruppo a rivedere in senso peggiorativo i piani per l’Europa e per l’Italia. L’azienda ha indicato tra le cause principali una domanda di mercato post pandemia inferiore alle previsioni, il calo dei prezzi medi di vendita, la maggiore capacità concorrenziale dei produttori asiatici e il rientro delle tariffe di trasporto dall’Asia all’Europa dopo la fase di forte aumento.
Un quadro che, secondo la Uilm, dimostra quanto la crisi non possa essere letta come una questione circoscritta ai singoli stabilimenti. Al contrario, siamo di fronte a una crisi di sistema, che riguarda l’intero comparto europeo dell’elettrodomestico e che impone scelte industriali, politiche e istituzionali di ben altra portata.

IL PUNTO DELLA VERTENZA
Nel confronto al Mimit l’azienda ha espresso una disponibilità di massima a discutere di un nuovo piano industriale, ma in termini ancora generici e insufficienti. Electrolux ha inoltre ribadito la necessità di intervenire su alcune leve di competitività, tra cui il costo dell’energia, l’organizzazione del lavoro, il sostegno all’innovazione, il contenimento dei costi strutturali e la modifica della tassa europea CBAM.
Per la Uilm, tuttavia, il punto di partenza resta non negoziabile: mantenere in Italia produzioni e occupazione in tutti gli stabilimenti, compreso Cerreto. La discussione non può essere costruita intorno all’idea di trasferire attività produttive fuori dal Paese, né può avere come esito un arretramento del perimetro industriale italiano.
La stessa azienda ha dichiarato che, nel piano originariamente presentato, alcuni prodotti dovrebbero essere trasferiti in Thailandia o in Cina. È proprio questo lo scenario che il sindacato intende contrastare, chiedendo un cambio di impostazione e un vero piano industriale capace di dare prospettiva agli stabilimenti italiani.

PRODUZIONI DA DIFENDERE
Il tema riguarda direttamente siti e produzioni strategiche: le cappe di Cerreto, le lavasciuga di Porcia, i piani di Forlì, le gamme di frigoriferi e lavastoviglie di Susegana e Solaro. Per la Uilm, difendere queste produzioni significa difendere non solo posti di lavoro, ma anche competenze industriali, filiere territoriali e una parte importante della manifattura italiana.
La richiesta sindacale è chiara: il nuovo piano deve partire dalla continuità produttiva degli stabilimenti e non da ipotesi di trasferimento. La competitività non può essere recuperata inseguendo i concorrenti asiatici sul terreno del costo del lavoro, né scaricando sui lavoratori un divario che nasce da fattori strutturali, energetici, commerciali e normativi.
In questo senso, il confronto deve assumere una dimensione più ampia. La vertenza Electrolux non riguarda soltanto l’azienda, ma chiama in causa il futuro dell’intero settore degli elettrodomestici in Italia e in Europa.

IL NODO DELLA COMPETITIVITÀ
Electrolux ha quantificato il divario tra la produzione in Italia e alcune ipotesi alternative in un differenziale che arriverebbe al 25-30%. Un dato che rende evidente la profondità del problema, ma che per la Uilm non può trasformarsi in un alibi per ridurre la presenza industriale nel Paese.
“Come sindacato abbiamo ribadito la necessità di trovare un modo del tutto diverso per affrontare i problemi, al fine di cambiare il piano e mantenere le produzioni in Italia”, ha dichiarato Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm.
Il punto, per il sindacato, è intervenire sulle vere leve della competitività. Tra queste vi sono il costo dell’energia, il sostegno alla ricerca e all’innovazione, gli investimenti industriali, il ruolo delle Regioni e una revisione delle regole europee che oggi rischiano di penalizzare proprio la manifattura del continente.
Particolarmente rilevante è il tema della CBAM, la tassa europea sul carbonio alle frontiere. Secondo la Uilm, l’attuale impostazione produce un effetto paradossale: colpisce le importazioni di alcuni componenti, ma non gli elettrodomestici finiti. In questo modo, anziché rafforzare la produzione europea, rischia di rendere più conveniente importare prodotti finiti da Paesi con costi industriali e ambientali più bassi.

IL RUOLO DI GOVERNO, REGIONI E UE
La vertenza Electrolux conferma che le leve decisive non sono tutte nelle mani delle parti sociali. Per questo la Uilm chiede un intervento straordinario e coordinato delle istituzioni. Il Governo e le Regioni devono verificare quali azioni concrete possano essere messe in campo per salvaguardare il settore degli elettrodomestici, a partire dal contenimento del costo dell’energia e dal sostegno agli investimenti.
Allo stesso tempo, è necessario aprire una discussione in sede europea. Senza una politica industriale comune, capace di difendere la produzione manifatturiera e contrastare gli squilibri competitivi, il rischio è che le singole vertenze aziendali diventino il sintomo di un arretramento più generale dell’industria europea.
Per la Uilm la transizione ecologica e l’innovazione sono obiettivi necessari, ma devono essere accompagnati da strumenti adeguati. Non si può chiedere alle imprese europee di sostenere costi più alti e vincoli più stringenti senza costruire, allo stesso tempo, condizioni eque di competizione rispetto ai produttori extraeuropei.

VERSO LA PLENARIA DEL 21 LUGLIO
I prossimi passaggi saranno decisivi. Nel confronto del 14 luglio la Uilm attende prime risposte concrete dall’azienda, a partire dal sito di Cerreto. Alla plenaria del 21 luglio, invece, il sindacato chiederà una presa di responsabilità forte da parte del Governo e delle Regioni.
La trattativa non può essere compressa entro tempi irrealistici, né può procedere mentre gli stabilimenti sono completamente o parzialmente chiusi per le ferie estive programmate. Serve un negoziato vero, articolato nel tempo necessario, con il coinvolgimento effettivo delle istituzioni e con l’obiettivo di modificare il piano industriale.
Per la Uilm il punto resta fermo: Electrolux deve continuare a produrre in Italia. Gli stabilimenti non sono soltanto luoghi di lavoro, ma presidi industriali, sociali e territoriali. Difenderli significa difendere occupazione, competenze e futuro manifatturiero del Paese. La plenaria del 21 luglio dovrà misurarsi proprio su questo: passare dalle analisi alle risposte, dalle disponibilità generiche agli impegni concreti.

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