L’Editoriale

Ci sono momenti in cui un’organizzazione deve saper guardare alla propria storia e, nello stesso tempo, avere il coraggio di misurarsi con il presente per costruire il futuro. Per la Uilm questo è uno di quei momenti. Assumere la responsabilità di guidare una grande organizzazione sindacale dei metalmeccanici significa prima di tutto avere chiaro da dove veniamo: dalle fabbriche, dai luoghi di lavoro, dalle vertenze difficili, dalla contrattazione, dalla rappresentanza quotidiana, dal rapporto diretto con lavoratrici e lavoratori.

Ma significa anche sapere dove vogliamo andare. E la direzione, per noi, è chiara: rimettere il lavoro industriale al centro delle scelte del Paese.

L’Italia non può permettersi di affrontare le trasformazioni economiche, tecnologiche, ambientali e geopolitiche senza una vera politica industriale. Non può limitarsi a gestire crisi aziendali una alla volta, rincorrendo emergenze che spesso esplodono dopo anni di ritardi, disattenzioni o scelte sbagliate. Dall’industria dipendono occupazione, salari, competenze, ricerca, territori, sicurezza nazionale e coesione sociale.

Questo numero di Fabbrica e Società racconta bene la fase che stiamo attraversando. Da una parte ci sono risultati importanti, che confermano la forza della contrattazione e della rappresentanza. Dall’altra ci sono vertenze complesse, settori strategici sotto pressione, transizioni da governare e scelte politiche che non possono più essere rinviate.

Il rinnovo del Contratto nazionale dei metalmeccanici dimostra che la contrattazione collettiva resta lo strumento più efficace per tutelare il potere di acquisto. L’aumento di giugno supera l’indice del costo della vita e produce un incremento reale per oltre un milione e trecentomila lavoratrici e lavoratori. Non è un dettaglio tecnico. È una risposta concreta a chi pensa che i salari possano essere difesi con annunci, bonus occasionali o interventi frammentati. Il salario si difende con contratti rinnovati nei tempi giusti, con regole certe, con una contrattazione forte e con un sindacato capace di ottenere risultati misurabili.

Allo stesso modo, le elezioni Rsu raccontano una Uilm viva, radicata, riconoscibile. Le vittorie nelle aziende, i delegati eletti, la crescita del consenso nei territori non sono solo numeri. Sono fiducia. Sono lavoratrici e lavoratori che scelgono una rappresentanza presente, competente, capace di stare nei problemi concreti della fabbrica. Ogni delegato eletto è una responsabilità in più. È da lì che nasce la forza vera del sindacato.

Ma sarebbe sbagliato fermarsi ai risultati positivi senza guardare in faccia le difficoltà. Le vertenze Electrolux, Stellantis e Piombino indicano con chiarezza che il sistema industriale italiano ha bisogno di scelte profonde. Per questo la Uilm non intende limitarsi a contestare le crisi quando esplodono. Il nostro compito è stare prima nei processi, leggere per tempo i segnali industriali, pretendere piani credibili e costruire soluzioni che tengano insieme investimenti, occupazione e responsabilità delle imprese. La difesa del lavoro non può essere l’ultima voce di un tavolo aperto in emergenza: deve essere il punto da cui partire per misurare la serietà di ogni progetto industriale.

Nel settore degli elettrodomestici, nell’automotive e nella siderurgia serve un cambio di metodo. Le vertenze si risolvono con scelte verificabili: nuovi prodotti, investimenti certi, tempi definiti, salvaguardie occupazionali, strumenti di politica industriale e un ruolo più attivo delle istituzioni. È su questo terreno che la Uilm vuole esercitare la propria funzione: non solo difendere, ma orientare; non solo reagire, ma contribuire a costruire le condizioni perché il lavoro resti nei territori e generi valore.

Nell’automotive, le parole di Stellantis sul rilancio dell’Italia rappresentano un segnale importante, ma ora servono fatti: investimenti, modelli, volumi produttivi, piena occupazione. Cassino, Termoli, Mirafiori, Pomigliano, Melfi, Atessa e tutti gli stabilimenti italiani devono avere una prospettiva certa. Se l’Europa vuole davvero guidare il cambiamento, deve correggere le storture del Green Deal, riconoscere la neutralità tecnologica, sostenere le filiere e impedire che le imprese europee competano con regole più penalizzanti rispetto ai concorrenti internazionali.

A Piombino si gioca una partita che riguarda l’intero Paese. La siderurgia non è un settore del passato: è una condizione del futuro industriale. Senza acciaio, senza rotaie, senza impianti strategici, senza investimenti veri, l’Italia perde autonomia, capacità produttiva e peso nelle catene del valore. Per questo servono garanzie occupazionali, clausole vincolanti, controllo sull’uso delle risorse pubbliche e un sostegno concreto ai progetti industriali capaci di rilanciare il territorio.

Accanto alle crisi, ci sono anche settori in crescita che vanno governati con intelligenza. Lo spazio, la difesa, l’aerospazio, l’elettronica, l’e-mobility e le nuove tecnologie rappresentano una parte decisiva del futuro manifatturiero. Il progetto Bromo, il ruolo di Leonardo, la crescita della Space Economy e il dibattito europeo sulla difesa dimostrano che l’industria sta cambiando rapidamente. Ma la domanda politica è sempre la stessa: queste trasformazioni produrranno buona occupazione, competenze, investimenti e sovranità industriale europea, oppure diventeranno solo nuove occasioni di spesa a vantaggio di altri sistemi produttivi?

La Uilm sarà dentro questi processi con autonomia di giudizio, competenza industriale, capacità contrattuale e radicamento nei luoghi di lavoro. Gli investimenti, l’innovazione e la crescita produttiva hanno valore se migliorano la qualità dell’occupazione, rafforzano le competenze, consolidano le filiere e mantengono in Italia capacità tecnologiche e manifatturiere decisive.

C’è poi un altro terreno su cui il sindacato deve rafforzare la propria iniziativa: la qualità del lavoro. Salute e sicurezza, rischio caldo, organizzazione dei turni, prevenzione, ruolo degli Rls, pari opportunità, trasparenza retributiva, carriere, genitorialità condivisa non sono temi secondari. Sono parte della stessa idea di giustizia del lavoro. Un lavoro non è davvero buono se non è sicuro, se penalizza le donne, se non consente di conciliare vita e responsabilità familiari, se nasconde disuguaglianze salariali, se scarica sulle persone gli effetti dell’organizzazione produttiva.

La nuova frontiera sindacale passa anche da qui: misurare, contrattare, verificare. I dati non devono restare nei cassetti delle aziende. Devono diventare strumenti di contrattazione e diritti esigibili. Vale per la parità salariale, per i percorsi di carriera, per la sicurezza, per il welfare, per l’organizzazione del lavoro. Il sindacato moderno non si limita a denunciare: legge la realtà, costruisce proposte, negozia soluzioni e verifica i risultati.

Questo sarà il nostro metodo. Stare nelle fabbriche. Ascoltare i lavoratori. Difendere il contratto nazionale. Rafforzare la contrattazione aziendale. Pretendere politiche industriali serie. Contrastare ogni tentativo di scaricare le crisi sull’occupazione. Governare le transizioni. Tenere insieme salario, diritti, sicurezza, pari opportunità e sviluppo.

La Uilm ha una storia forte, fatta di autonomia, responsabilità, pragmatismo e conflitto quando serve. È questa storia che vogliamo portare avanti, senza nostalgia e senza timidezza. Il tempo che abbiamo davanti non sarà semplice, ma noi siamo pronti.

Il nostro compito è difendere il lavoro metalmeccanico e, attraverso il lavoro, difendere il nostro Paese. Lo faremo con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, senza risparmiarci.

Senza industria il Paese si impoverisce. Senza lavoro si indeboliscono le comunità. E senza dignità del lavoro non c’è crescita, non c’è giustizia sociale, non c’è libertà.

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