Electrolux, la Uilm: confronto sì, ma senza chiusure e licenziamenti

La vertenza Electrolux entra in una fase nuova. Dopo l’apertura del confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, si è svolto al Mimit il primo tavolo tecnico tra azienda, sindacati e istituzioni. Un passaggio importante, che per la Uilm conferma la necessità di affrontare la crisi non come una semplice trattativa aziendale, ma come una questione industriale di sistema, che riguarda il futuro dell’elettrodomestico in Italia e in Europa.

IL CONFRONTO AL MINISTERO
Per Davide Sperti, segretario generale della Uilm, il punto di partenza resta chiaro: il confronto con Electrolux è necessario, ma deve servire a costruire un nuovo piano industriale, capace di garantire la continuità produttiva degli stabilimenti italiani ed evitare chiusure e licenziamenti. La trattativa non può essere condizionata da ipotesi di dismissione o da pressioni sui livelli occupazionali, perché i lavoratori hanno già sostenuto negli anni sacrifici, riorganizzazioni e accordi complessi per difendere la presenza industriale del gruppo nel Paese.
La posizione della Uilm è dunque netta: nessuna discussione può partire dal ridimensionamento del perimetro produttivo italiano. Al contrario, il tavolo deve avere l’obiettivo di cambiare il piano presentato dall’azienda e individuare soluzioni industriali vere, con il coinvolgimento pieno delle istituzioni.

I NODI DELLA COMPETITIVITÀ
Nel corso dell’incontro la direzione di Electrolux ha ribadito la necessità di recuperare competitività, indicando tra i principali fattori di svantaggio i costi di sistema, a partire da energia, acciaio e lavoro. L’azienda ha inoltre evidenziato il divario tra i costi di produzione in Italia e le possibili ipotesi alternative, che arriverebbe a un differenziale del 25-30%.
Proprio su questo punto è intervenuto Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore elettrodomestico, sottolineando la necessità di cambiare impostazione. “Come sindacato abbiamo ribadito la necessità di trovare un modo del tutto diverso per affrontare i problemi, al fine di cambiare il piano e mantenere le produzioni in Italia, in particolare le cappe di Cerreto, le lavasciuga di Porcia, i piani di Forlì, nonché le gamme di frigoriferi e di lavastoviglie di Susegana e di Solaro che Electrolux vorrebbe trasferire”, ha dichiarato Ficco.

UNA CRISI DI SISTEMA
Il tema, per la Uilm, non può essere ridotto al solo costo del lavoro né scaricato sui dipendenti. La crisi dell’elettrodomestico nasce da fattori molto più ampi: energia, materie prime, concorrenza internazionale, regole europee, politiche industriali insufficienti. Per questo serve una risposta straordinaria, nazionale ed europea, capace di sostenere la manifattura, difendere la produzione interna e contrastare gli squilibri competitivi che penalizzano l’industria italiana. “Approfondiremo tutti i temi nei prossimi incontri”, ha sottolineato Ficco, “ma trova conferma sempre di più che questa vertenza può essere risolta solo con un intervento straordinario del Governo e della UE sul settore degli elettrodomestici, poiché le leve decisive non sono nelle mani delle parti sociali”.

IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI
La vicenda Electrolux si inserisce in una crisi più ampia dell’intero comparto. Dopo Whirlpool Beko, anche questa vertenza mostra quanto il settore dell’elettrodomestico sia esposto a squilibri competitivi che non possono essere affrontati stabilimento per stabilimento, o azienda per azienda. Serve una strategia industriale capace di tutelare produzioni, occupazione, competenze e filiere.
Secondo Davide Sperti, Segretario generale Uilm, Governo, Regioni ed enti locali devono fare ciascuno la propria parte, mettendo in campo strumenti di sostegno, incentivi e misure concrete per colmare il divario competitivo che penalizza l’industria italiana rispetto ad altri Paesi europei ed extraeuropei.
Il nodo energetico resta centrale: produrre elettrodomestici significa utilizzare acciaio, componentistica, logistica ed energia continua a costi sostenibili. Senza interventi strutturali su questi fronti, il rischio è che ogni crisi aziendale venga affrontata in ritardo, quando le conseguenze occupazionali sono già sul tavolo.

SERVE UNA POLITICA EUROPEA
La Uilm guarda anche all’Europa, perché le difficoltà del settore non possono essere risolte soltanto con misure nazionali. La concorrenza asiatica, il dumping commerciale, il costo dell’energia e le nuove regole ambientali impongono una risposta coordinata, capace di tutelare la manifattura europea e non soltanto il mercato di consumo. La transizione ecologica è necessaria, ma deve essere accompagnata da una vera politica industriale e dalla tutela dell’occupazione. Senza questa cornice, il rischio è quello di indebolire ulteriormente il sistema produttivo europeo senza ottenere risultati adeguati né sul piano ambientale né su quello sociale.

I LAVORATORI HANNO GIÀ FATTO LA LORO PARTE
La memoria degli accordi del passato pesa sulla vertenza attuale. Nel 2014, attraverso mobilitazioni e intese sindacali, i lavoratori contribuirono a evitare chiusure e a gestire riorganizzazioni non traumatiche. In dieci anni si sono perse comunque centinaia di posizioni, ma attraverso percorsi concordati e non con decisioni unilaterali.
Oggi, per la Uilm, non si può tornare a chiedere nuovi sacrifici senza un progetto industriale credibile. Gli stabilimenti non sono solo luoghi di produzione: rappresentano comunità, competenze, salari, storie familiari e territori. Per questo il confronto con Electrolux dovrà essere affrontato con responsabilità e pragmatismo, ma anche con una certezza: nessuna crisi di mercato può cancellare con un colpo di spugna il lavoro e la dignità delle persone.

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