di Guglielmo Gambardella
All’incremento delle spese per la Difesa sta seguendo un reale incremento dell’industria del settore in Europa? È stato questo il tema dell’incontro che si è tenuto lo scorso 16 giugno nella sede di IndustriALL a Bruxelles, a cui hanno partecipato oltre 50 delegati in rappresentanza delle organizzazioni sindacali europee dei metalmeccanici affiliate alla federazione.
IL NODO INDUSTRIALE
I dati analizzati nel corso dell’evento non consentono, al momento, di avere una risposta chiara. Il rischio è che, a fronte degli impegni assunti in ambito NATO da parte dei Paesi europei alleati, l’aumento della spesa finisca per tradursi, a causa dei limiti e delle difficoltà dell’industria della Difesa del vecchio continente, in maggiori acquisti di mezzi e componenti da fornitori extraeuropei.
Sarebbe una beffa, oltre che un danno, anche alla luce degli importanti finanziamenti messi a disposizione dall’Unione europea, attraverso strumenti come SAFE, EDIF ed EDIP, per sostenere l’industria continentale della Difesa e della Sicurezza.
I DATI EUROPEI
I dati illustrati nel corso della riunione, forniti dallo Stockholm International Peace Research Institute, rappresentano un sostanziale incremento delle spese da parte dei principali Paesi dell’Unione europea: Germania +24%, Francia +1,5%, Italia +20%, Polonia +23%, Spagna +50%.
Resta però poco chiara la ripartizione di queste risorse tra costo del personale, manutenzione, investimenti in mezzi e tecnologie. Ancora meno chiara è la provenienza delle forniture e degli acquisti. Ed è proprio questo il punto decisivo: capire se l’aumento della spesa rafforzerà davvero l’industria europea o se finirà per alimentare filiere produttive esterne all’Europa.
IL PANORAMA ITALIANO
Per quanto riguarda il panorama italiano, dal nostro osservatorio e dai confronti con le principali realtà industriali del settore, come Leonardo, Fincantieri e Avio Aero, emergono alcuni elementi significativi.
Nonostante il momento favorevole, con ricavi in crescita a doppia cifra, queste aziende incontrano ancora difficoltà nel tradurre le opportunità di mercato in una crescita industriale più spinta e strutturale.
I motivi sono essenzialmente tre: difficoltà di approvvigionamento di componenti e materie critiche, problemi nel reperimento delle competenze necessarie e lungaggini burocratiche legate alle infrastrutture e all’installazione di nuove capacità produttive.
L’INTEGRAZIONE EUROPEA
Un altro aspetto emerso con forza nella discussione di Bruxelles riguarda la necessaria, e da tempo attesa, integrazione dell’industria europea. Un obiettivo proclamato da tutti i Paesi, ma ancora troppo poco praticato.
Le collaborazioni industriali come MBDA, Airbus, MMPC e FEMM, solo per citarne alcune, restano esempi validi, ma non riescono ancora a inserirsi in una visione complessiva e organica dell’industria europea della Difesa e della Sicurezza.
L’ultimo caso è quello del progetto Bromo, su cui OHB ha già dichiarato la propria contrarietà e l’intenzione di contrastarlo. Un segnale che conferma quanto il percorso verso una vera integrazione industriale europea sia ancora complesso e attraversato da interessi nazionali e aziendali non sempre convergenti.
IL RUOLO DEL SINDACATO
In conclusione, il meeting di IndustriALL è stato utile per confrontarsi sull’industria della Difesa, ma anche e soprattutto per ribadire il ruolo del sindacato.
Come organizzazioni sindacali vigileremo affinché l’aumento delle risorse destinate alla Difesa e alla Sicurezza non avvenga a discapito del welfare e dei sostegni sociali. Allo stesso tempo, sarà necessario verificare che gli investimenti generino ricadute industriali reali, integrazione europea, innovazione tecnologica e posti di lavoro di buona qualità.
La sicurezza europea non può essere costruita solo aumentando la spesa. Deve poggiare su un sistema industriale forte, autonomo, integrato e capace di garantire occupazione qualificata, competenze e sviluppo nei territori.
