di Andrea Farinazzo
L’aumento delle temperature, la maggiore frequenza delle ondate di calore e l’intensificazione dei fenomeni climatici estremi rendono il rischio da alte temperature un tema sempre più rilevante nei luoghi di lavoro. Non si tratta di una questione limitata alle attività all’aperto o ai mesi estivi più critici: il caldo può incidere in modo significativo anche negli stabilimenti industriali, nei reparti produttivi, nei magazzini, nelle officine, nelle aree di manutenzione, nei cantieri, nella logistica e in tutti gli ambienti non climatizzati o caratterizzati da fonti di calore.
Per la Uilm Nazionale, attraverso il proprio Ufficio Ambiente Salute e Sicurezza, la prevenzione dello stress termico deve essere considerata parte integrante della valutazione dei rischi e dell’organizzazione del lavoro. Il caldo non è un disagio generico, ma un fattore di rischio che può compromettere salute, sicurezza, lucidità, capacità di attenzione, tempi di reazione e continuità produttiva. Per questo deve essere affrontato con misure preventive, procedure chiare, coinvolgimento degli RLS e delle rappresentanze sindacali, formazione dei lavoratori e monitoraggio costante.
Un rischio che riguarda molti settori
Il rischio da alte temperature aumenta in presenza di ambienti non climatizzati o con ventilazione insufficiente, reparti caldi, lavorazioni con forni, saldature, centrali termiche, presse, impianti, superfici irradianti o altre fonti di calore. Nel settore metalmeccanico, in particolare, il tema riguarda molte attività: produzione, manutenzione, carpenteria, saldatura, montaggio, logistica interna, movimentazione carichi, magazzini, lavorazioni in prossimità di impianti caldi, attività in quota o in aree esterne.
Anche l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale pesanti, poco traspiranti o necessari per lavorazioni specifiche può aumentare il carico termico sul lavoratore. A ciò si aggiungono turni lunghi, ritmi elevati, scarso acclimatamento, lavoro fisico intenso, esposizione diretta al sole, mansioni svolte nelle ore centrali della giornata e presenza di lavoratori maggiormente suscettibili.
Il rischio, quindi, non può essere valutato solo in base alla temperatura esterna. Devono essere considerati microclima, umidità, ventilazione, irraggiamento, carico metabolico, tipo di mansione, durata dell’esposizione, turnazione, pause, disponibilità di acqua, possibilità di recupero in zone fresche e condizioni individuali dei lavoratori.
Gli effetti del caldo sulla salute e sulla sicurezza
Il caldo può provocare sete intensa, crampi, affaticamento, mal di testa, nausea, vertigini, disidratazione, perdita di sali minerali, calo della concentrazione, riduzione dell’attenzione e aumento del rischio di errore. Nei casi più gravi possono comparire confusione, pelle molto calda, sudorazione anomala o assente, alterazione dello stato di coscienza, svenimento e colpo di calore.
Il colpo di calore è una condizione grave e potenzialmente pericolosa per la vita. In presenza di sintomi importanti o alterazione dello stato di coscienza, occorre attivare immediatamente il sistema di emergenza chiamando il 112/118. La persona deve essere spostata in zona fresca, raffreddata, assistita e mai lasciata sola fino all’arrivo dei soccorsi.
La prevenzione è fondamentale anche per evitare gli infortuni indiretti. Il caldo, infatti, può determinare calo di lucidità, rallentamento dei riflessi, minore percezione del rischio, errori nelle manovre, difficoltà nell’uso di attrezzature e macchine, aumento della probabilità di cadute, urti, schiacciamenti e incidenti durante movimentazioni o attività complesse.
Gli obblighi del datore di lavoro
Il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro la valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori e l’adozione delle misure necessarie di prevenzione e protezione. Il rischio da microclima caldo, stress termico e radiazione solare deve quindi essere valutato nel Documento di Valutazione dei Rischi, tenendo conto delle condizioni ambientali, delle mansioni, dei carichi di lavoro, dell’organizzazione dei turni, delle condizioni operative e delle eventuali situazioni di fragilità o maggiore suscettibilità.
La valutazione non può essere puramente formale. Deve tradursi in misure concrete, verificabili e aggiornate. Tra queste rientrano la programmazione delle attività, la rimodulazione degli orari, l’introduzione di pause adeguate, la rotazione del personale, la disponibilità di acqua fresca, l’individuazione di aree ombreggiate o raffrescate, il raffrescamento degli ambienti, la ventilazione, l’isolamento delle fonti di calore, la scelta di DPI idonei, la formazione dei lavoratori e la definizione di procedure di emergenza.
Il ruolo di RLS, RSU, preposti e lavoratori
La gestione del rischio caldo richiede il coinvolgimento di tutte le figure della prevenzione. Gli RLS devono essere consultati sulla valutazione del rischio e sulle misure da adottare. I preposti devono vigilare sull’applicazione delle procedure, segnalare criticità, verificare che pause, idratazione e rotazioni siano effettivamente rispettate. I lavoratori devono essere informati sui sintomi da non sottovalutare, sulle modalità di segnalazione e sui comportamenti corretti.
Come UILM riteniamo necessario che nelle aziende il tema venga affrontato anche nei confronti sindacali e nei comitati aziendali dedicati a salute, sicurezza e ambiente. Le alte temperature non possono essere gestite con interventi improvvisati o lasciati alla discrezionalità del singolo reparto. Servono protocolli aziendali chiari, condivisi e applicabili.
Un metodo operativo: valutare, pianificare, ridurre, monitorare
La prevenzione del rischio caldo può essere organizzata secondo quattro passaggi fondamentali.
Valutare. Il datore di lavoro deve analizzare microclima, carico di lavoro, orari, turni, mansioni, ambienti interni ed esterni, presenza di fonti di calore, esposizione al sole, utilizzo di DPI, lavoratori esposti e persone maggiormente suscettibili. Il DVR deve essere aggiornato quando le condizioni operative o climatiche lo richiedono.
Pianificare. Le attività più pesanti devono essere programmate nelle ore meno calde, quando possibile. Devono essere previste pause, rotazioni, accesso ad acqua fresca, aree di recupero, procedure per caldo estremo e gestione del primo soccorso. La pianificazione deve essere preventiva, non successiva all’emergenza.
Ridurre. Occorre intervenire sulle cause del rischio: ventilazione, raffrescamento, schermature, isolamento delle fonti calde, aspirazione, ombreggiamento, riduzione dei carichi fisici, rimodulazione delle mansioni e adozione di DPI compatibili con la protezione dal calore.
Monitorare. Le aziende devono consultare le previsioni meteo, gli strumenti previsionali disponibili, le mappe Worklimate e le eventuali ordinanze regionali. Devono inoltre registrare eventi, malori, segnalazioni, mancati infortuni e criticità, verificando l’efficacia delle misure adottate.
Worklimate e strumenti previsionali
Il portale Worklimate rappresenta uno strumento utile per la prevenzione. Le mappe previsionali consentono di consultare il rischio caldo fino a tre giorni e per diverse fasce orarie, con riferimento a profili di esposizione lavorativa. Tali strumenti non sostituiscono la valutazione aziendale, ma possono supportare la programmazione di turni, pause, attività fisicamente impegnative e lavorazioni all’aperto.
È importante che le imprese non utilizzino questi strumenti come semplice adempimento documentale, ma come base per decisioni organizzative concrete: anticipare o posticipare lavorazioni, rafforzare le pause, sospendere attività in condizioni critiche, aumentare i controlli nei reparti più esposti e informare tempestivamente lavoratori e preposti.
Le Linee di indirizzo e le norme tecniche
Le Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare, approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, costituiscono un riferimento importante per imprese, servizi di prevenzione, organi di vigilanza e rappresentanze dei lavoratori.
A queste si aggiungono le norme tecniche in materia di microclima e stress termico, tra cui UNI EN ISO 7243, relativa all’indice WBGT, UNI EN ISO 7933, relativa alla previsione dello stress termico, e UNI EN ISO 8996, relativa alla determinazione del metabolismo energetico. Tali riferimenti aiutano a costruire valutazioni più accurate, soprattutto nelle situazioni produttive complesse.
Il quadro regionale: ordinanze, delibere e atti da verificare
Negli ultimi anni molte Regioni e Province Autonome hanno emanato ordinanze, delibere, linee guida o atti di indirizzo per fronteggiare il rischio da caldo nei luoghi di lavoro. In molti casi i provvedimenti riguardano soprattutto attività all’aperto come edilizia, agricoltura, cave, florovivaismo e logistica, ma i principi di prevenzione devono essere considerati anche negli ambienti interni non climatizzati o nelle lavorazioni con esposizione a fonti di calore.
Di seguito una sintesi degli atti regionali richiamati, da verificare sempre sui Bollettini Ufficiali Regionali e sui siti istituzionali competenti per eventuali aggiornamenti, proroghe o modifiche.
Piemonte: ordinanza regionale 22/65 per la tutela dei lavoratori esposti al caldo nelle attività all’aperto.
Valle d’Aosta: disciplina delle temperature elevate e misure riservate ai lavoratori, con richiamo alla L.R. 8/2021.
Lombardia: Ordinanza 24, 484 del 09/06/2020.
Trentino-Alto Adige: per la Provincia Autonoma di Bolzano sono richiamati bollettini, linee guida e campagne caldo 2024; per la Provincia Autonoma di Trento è richiamata l’Ordinanza 0313186 del 08/07/2022.
Veneto: recepimento e applicazione delle indicazioni regionali in materia di rischio caldo, con richiamo a provvedimenti e protocolli regionali, tra cui ORCC n. 84 del 16/06/2020 e protocollo rischio caldo collegato alla DGR 19/05/2020.
Friuli Venezia Giulia: ordinanza regionale e linee 2025 per la tutela dei lavoratori dal caldo.
Liguria: Ordinanza n. 1/2025 e circolare esplicativa dell’Arma dei Carabinieri n. 325.S.
Emilia-Romagna: ordinanza caldo del 03/06/2026.
Toscana: Ordinanza n. 2 del 28/05/2026.
Umbria: ordinanza regionale del 13/06/2025, DGR n. 770/2024 e linee di indirizzo.
Marche: Ordinanza OS/03/2025 su stress termico e lavoro all’aperto.
Lazio: Piano Anti Caldo 2026 e ordinanza del 29/05/2026.
Abruzzo: Ordinanza 11/04/2026.
Molise: Ordinanza n. 1 del 16/07/2024.
Campania: ordinanza del 18/06/2026 in materia di caldo estremo.
Puglia: Ordinanza n. 32/2026.
Basilicata: ordinanza regionale 2026 sullo stop al lavoro edile e agricolo nelle ore calde.
Calabria: Ordinanza n. 1 del 10/06/2026.
Sicilia: Ordinanza Schifani n. 1/2026 su stress termico e stop ai lavori nelle ore più calde.
Sardegna: ordinanza regionale caldo 2025, con recepimento delle linee di indirizzo regionali.
Questo quadro dimostra che il rischio caldo non è più un tema emergenziale occasionale, ma una questione strutturale di salute e sicurezza sul lavoro. La pluralità degli interventi regionali richiede alle imprese un monitoraggio costante e alle rappresentanze sindacali un presidio attento sull’effettiva applicazione delle misure.
Cosa chiedere nelle aziende
Come Ufficio Ambiente Salute e Sicurezza della Uilm Nazionale riteniamo necessario che in ogni luogo di lavoro vengano verificate alcune condizioni minime.
Deve essere presente una valutazione specifica del rischio da alte temperature, integrata nel DVR e aggiornata in relazione alla stagione, alle mansioni e alle condizioni effettive dei reparti. Devono essere previste procedure per la gestione delle ondate di calore, con criteri chiari per pause, rotazioni, idratazione, rimodulazione dei turni e sospensione o rinvio delle lavorazioni più gravose.
Deve essere garantita acqua fresca in quantità sufficiente, facilmente accessibile e distribuita vicino alle aree di lavoro. Devono essere individuate zone fresche, ombreggiate o climatizzate per il recupero. Nei reparti interni devono essere verificati ventilazione, raffrescamento, isolamento delle fonti calde e qualità delle condizioni microclimatiche.
Devono essere formati lavoratori, preposti e addetti al primo soccorso sui sintomi dello stress termico e sulle azioni da intraprendere. Deve essere chiaro a tutti quando fermarsi, a chi segnalare un malessere e come intervenire in caso di emergenza.
È inoltre necessario che le aziende consultino quotidianamente, nei periodi critici, le previsioni meteo, le mappe Worklimate e gli eventuali provvedimenti regionali applicabili. La prevenzione deve diventare parte dell’organizzazione ordinaria del lavoro.
Il ruolo della contrattazione e della partecipazione
La tutela della salute non può essere subordinata alla continuità produttiva quando le condizioni climatiche diventano incompatibili con il lavoro in sicurezza. Per questo la Uilm ritiene fondamentale che il rischio caldo sia discusso nei tavoli aziendali, nei confronti con RSPP e medico competente, nei comitati salute e sicurezza e nelle riunioni periodiche previste dall’art. 35 del D.Lgs. 81/2008.
La contrattazione può svolgere un ruolo importante nel definire protocolli aziendali, criteri di rimodulazione degli orari, pause aggiuntive, misure per i lavoratori fragili, interventi sugli impianti, investimenti per il raffrescamento e procedure di emergenza condivise.
Gli RLS devono poter accedere alle informazioni, consultare le valutazioni, ricevere segnalazioni dai lavoratori e chiedere interventi correttivi quando le misure risultano insufficienti. La partecipazione dei lavoratori è essenziale per individuare i problemi reali che spesso non emergono da una valutazione solo documentale.
Prevenire è un dovere
Le alte temperature rappresentano un rischio prevedibile. Proprio per questo devono essere prevenute con anticipo. Ogni malore, ogni colpo di calore, ogni infortunio legato al caldo segnala un problema organizzativo che deve essere affrontato.
La prevenzione non può limitarsi alla distribuzione di acqua o a raccomandazioni generiche. Servono valutazioni serie, misure tecniche, organizzazione del lavoro, formazione, controlli, aggiornamento delle procedure e coinvolgimento effettivo delle rappresentanze dei lavoratori.
L’Ufficio Ambiente Salute e Sicurezza della Uilm Nazionale invita tutte le strutture territoriali, le RSU e gli RLS a mantenere alta l’attenzione, a verificare l’applicazione delle ordinanze regionali e delle linee di indirizzo, a chiedere l’aggiornamento dei DVR e a promuovere accordi aziendali specifici per la gestione del rischio caldo.
La salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori vengono prima di tutto. Anche di fronte alle alte temperature, il lavoro deve essere organizzato in modo da garantire tutela, prevenzione e dignità.
