L’Editoriale

Viviamo una fase storica particolarmente complessa. Le tensioni geopolitiche, le trasformazioni tecnologiche, la transizione ambientale, la competizione globale e le profonde evoluzioni del mondo del lavoro stanno cambiando rapidamente il contesto economico e sociale nel quale operano le imprese e vivono le lavoratrici e i lavoratori.

In questo scenario il rischio più grande è subire il cambiamento anziché governarlo.

Per questo la UILM continua a sostenere con forza che serva una vera politica industriale nazionale ed europea, capace di accompagnare le trasformazioni in atto, difendere l’occupazione, valorizzare le competenze e garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile.

In questa direzione va anche la recente sottoscrizione dell’ipotesi di rinnovo del contratto nazionale Unionmeccanica-Confapi, che interessa circa 400mila lavoratrici e lavoratori delle piccole e medie imprese metalmeccaniche. Un accordo che completa la copertura economica per il biennio 2027-2028, rafforza il welfare contrattuale e l’assistenza sanitaria integrativa e introduce importanti miglioramenti normativi in materia di formazione, sicurezza, tutela dei lavoratori affetti da patologie oncologiche, conciliazione tra vita e lavoro e organizzazione degli orari. È la dimostrazione concreta che la contrattazione collettiva continua a essere uno strumento fondamentale per redistribuire valore, rafforzare i diritti e accompagnare le trasformazioni del lavoro senza lasciare indietro nessuno.

Le vicende che raccontiamo in questo numero di Fabbrica Società rappresentano esempi concreti delle sfide che abbiamo di fronte.

La vertenza Electrolux, con l’annuncio di migliaia di esuberi e la chiusura di uno stabilimento storico, ci ricorda che non possiamo considerare inevitabile la perdita di capacità produttiva del nostro Paese. Allo stesso modo, la situazione delle Acciaierie Valbruna pone interrogativi che riguardano il rapporto tra sviluppo industriale, territorio e occupazione. In entrambi i casi emerge una domanda fondamentale: quale futuro vogliamo costruire per l’industria italiana?

La risposta non può essere affidata esclusivamente al mercato. Occorrono scelte politiche, investimenti, programmazione e una visione industriale che metta al centro il lavoro e la produzione.

Ma il cambiamento non riguarda soltanto le crisi industriali.

Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale stanno modificando profondamente i processi produttivi, l’organizzazione del lavoro e le competenze richieste. L’innovazione rappresenta una straordinaria opportunità, ma non può essere lasciata senza regole. La tecnologia deve essere al servizio delle persone e non il contrario. Il progresso deve produrre benessere diffuso, non nuove disuguaglianze.

Per questo continuiamo a sostenere che l’intelligenza artificiale, così come ogni innovazione tecnologica, debba essere governata attraverso la partecipazione, la contrattazione e il coinvolgimento dei lavoratori.

Accanto alle trasformazioni produttive, cresce anche la necessità di rafforzare il welfare e la tutela delle persone. L’esperienza di Metasalute dimostra come sia possibile costruire strumenti capaci di integrare il sistema pubblico e rispondere ai nuovi bisogni delle famiglie, dalla prevenzione alla non autosufficienza, dal sostegno psicologico alla tutela delle fragilità.

Allo stesso modo, il lavoro svolto dalla Commissione Pari Opportunità conferma che la promozione dei diritti, il contrasto alla violenza di genere e la costruzione di una reale parità non sono temi separati dal mondo del lavoro, ma rappresentano una parte essenziale della qualità della nostra democrazia e della nostra convivenza civile.

In questo percorso assume un valore sempre più importante la sicurezza. Ogni infortunio è una sconfitta per tutti. Investire nella prevenzione, nella formazione e nella partecipazione significa tutelare la vita delle persone e migliorare la qualità del lavoro.

Ma nessuno di questi obiettivi può essere raggiunto senza una rappresentanza forte, credibile e radicata nei luoghi di lavoro.

Le recenti vittorie della UILM nelle elezioni delle rappresentanze sindacali dimostrano che le lavoratrici e i lavoratori continuano a premiare un sindacato che ascolta, che è presente, che affronta i problemi con serietà e che non rinuncia mai alla propria autonomia.

La fiducia che riceviamo ogni giorno rappresenta la nostra responsabilità più grande.

Per questo continuiamo a lavorare con determinazione per difendere l’occupazione, il salario, la sicurezza, la dignità del lavoro e il futuro industriale del Paese.

Tra pochi giorni ci ritroveremo a Bari per il XVIII Congresso nazionale della UILM, in programma dal 10 al 12 giugno.

Sarà un momento importante di confronto, partecipazione e proposta. Discuteremo del futuro dell’industria, del lavoro e del sindacato in una fase di cambiamenti profondi. Lo faremo partendo da una convinzione che guida da sempre la nostra azione: il cambiamento va governato, non subito. E per governarlo servono competenze, coraggio, partecipazione e, soprattutto, intelligenza umana.

 

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