Electrolux, non è una riorganizzazione: è un segnale di dismissione industriale

L’audizione alla camera accende i riflettori sul futuro dell’industria

Nel corso dell’audizione svolta il 27 maggio presso le Commissioni riunite Attività produttive e Lavoro della Camera dei Deputati, la Uil e la Uilm hanno espresso forte preoccupazione per il piano di ristrutturazione annunciato da Electrolux, evidenziando come la vicenda rappresenti molto più di una semplice riorganizzazione aziendale.
Secondo quanto illustrato nel confronto parlamentare, il progetto prevede circa 1.700 esuberi sui 4.500 addetti italiani, la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, la cessazione di importanti produzioni nei siti di Porcia e Forlì e un significativo ridimensionamento delle attività negli altri stabilimenti del gruppo.
Numeri che impongono una riflessione non soltanto sul futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti, ma più in generale sulle prospettive dell’intero comparto manifatturiero italiano ed europeo.

UN PATRIMONIO INDUSTRIALE COSTRUITO IN DECENNI
Electrolux rappresenta da decenni una presenza industriale strategica nel nostro Paese. Gli stabilimenti italiani hanno sviluppato competenze, innovazione, professionalità e specializzazioni che costituiscono un patrimonio costruito grazie al lavoro di migliaia di persone.
Nel corso dell’audizione, la Uil e la Uilm hanno ricordato come negli anni il sindacato abbia affrontato con responsabilità i processi di riorganizzazione del gruppo, contribuendo attraverso accordi, contratti di solidarietà e strumenti condivisi alla salvaguardia della continuità produttiva e occupazionale.
Particolarmente significativa fu la vertenza del 2014, quando grazie alla mobilitazione dei lavoratori, all’impegno delle organizzazioni sindacali e al contributo delle istituzioni venne scongiurato il rischio di un forte ridimensionamento della presenza industriale di Electrolux in Italia.
Oggi, tuttavia, la situazione appare diversa. La nuova strategia aziendale sembra segnare il passaggio da una fase di riorganizzazione a una vera e propria fase di dismissione industriale.

UNA CRISI CHE VA OLTRE ELECTROLUX
La vertenza si inserisce in un contesto di profonda difficoltà per il sistema industriale europeo. Il rallentamento della domanda, l’aumento dei costi energetici, la crescente concorrenza internazionale e la pressione competitiva dei produttori asiatici stanno mettendo a dura prova molti comparti manifatturieri.
L’industria degli elettrodomestici è tra quelle maggiormente esposte a queste dinamiche. Per questo la vicenda Electrolux assume un valore emblematico: non riguarda soltanto un’azienda, ma evidenzia le fragilità di un modello industriale europeo che rischia di perdere capacità produttiva, occupazione qualificata e quote di mercato.
La transizione ecologica e digitale rappresenta una sfida necessaria, ma non può trasformarsi in un ulteriore fattore di indebolimento per le imprese europee. Senza una vera politica industriale comune, il rischio è quello di assistere a una progressiva desertificazione produttiva.

IL TEMA DELLE RISORSE PUBBLICHE
Nel corso dell’audizione è stato inoltre sottolineato come Electrolux abbia beneficiato negli anni di importanti strumenti pubblici di sostegno: incentivi agli investimenti, ammortizzatori sociali, misure per l’innovazione e interventi a supporto del settore.
Anche grazie a queste risorse è stato possibile mantenere e sviluppare le attività produttive negli stabilimenti italiani.
Per questo la Uil e la Uilm ritengono necessario aprire una riflessione sul rapporto tra sostegno pubblico e responsabilità sociale delle imprese. Le risorse pubbliche devono essere finalizzate a rafforzare la capacità produttiva, l’occupazione e la competitività del sistema industriale, non possono trasformarsi in un sostegno temporaneo destinato a precedere processi di ridimensionamento o chiusura.
Particolare preoccupazione suscita inoltre la coincidenza tra la scadenza di alcuni vincoli occupazionali collegati agli incentivi ricevuti e l’avvio del nuovo piano industriale.

DIFENDERE IL LAVORO E I TERRITORI
Dietro i numeri degli esuberi annunciati non vi sono soltanto i lavoratori direttamente coinvolti. Intorno agli stabilimenti Electrolux ruota un intero ecosistema industriale composto da aziende dell’indotto, servizi, logistica e manutenzione.
Le conseguenze delle decisioni aziendali rischiano quindi di estendersi ben oltre il perimetro del gruppo, coinvolgendo territori che da decenni hanno costruito il proprio sviluppo economico e sociale attorno a queste produzioni.
Per questo motivo il sindacato ha chiesto all’azienda di ritirare il piano presentato al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e di avviare un confronto su un nuovo progetto industriale che escluda chiusure di stabilimenti e licenziamenti.

SERVE UNA NUOVA POLITICA INDUSTRIALE
La vicenda Electrolux ripropone con forza il tema della politica industriale nel nostro Paese e in Europa. Non è più sufficiente intervenire quando una crisi esplode. Occorre una strategia che accompagni le trasformazioni industriali, sostenga gli investimenti, favorisca l’innovazione e difenda l’occupazione di qualità.
La salvaguardia degli stabilimenti Electrolux non riguarda soltanto il destino di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Riguarda il futuro della manifattura italiana, la capacità del Paese di produrre valore e la volontà di continuare a considerare l’industria come un elemento centrale dello sviluppo economico e sociale.

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