A distanza di mesi dall’ultimo incontro ufficiale sulla vertenza Acciaierie Valbruna, lavoratrici e lavoratori continuano ad attendere risposte chiare sul proprio futuro. L’ultimo confronto istituzionale risale infatti al 7 febbraio scorso a Bolzano. Da allora, nonostante le richieste avanzate da Fim, Fiom e Uilm al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la riconvocazione del tavolo nazionale, non sono arrivate risposte ufficiali né dal Governo né dalle istituzioni locali. Una situazione che alimenta incertezza e preoccupazione in un territorio dove il futuro dell’industria siderurgica rappresenta una questione che va ben oltre i confini aziendali.
LA MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI
Negli ultimi mesi Bolzano è stata teatro di due grandi manifestazioni che hanno visto una partecipazione straordinaria delle lavoratrici e dei lavoratori del gruppo Valbruna provenienti sia dagli stabilimenti altoatesini sia da quelli vicentini.
Le richieste avanzate dal sindacato sono sempre state chiare: garantire continuità produttiva e occupazionale al sito di Bolzano, salvaguardare gli investimenti esistenti, favorire nuovi progetti industriali e mantenere la destinazione siderurgica delle aree interessate.
Una prospettiva che, secondo Fim, Fiom e Uilm, dovrebbe essere accompagnata da una pianificazione territoriale capace di tutelare i cittadini e di evitare incompatibilità tra attività produttive, aree residenziali e zone agricole.
INDUSTRIA E TERRITORIO: UNA SCELTA DI MODELLO
La vicenda delle Acciaierie Valbruna pone una domanda che riguarda il futuro stesso della provincia di Bolzano: quale modello di sviluppo si intende perseguire?
Le organizzazioni sindacali temono che dietro le scelte in discussione possa emergere una progressiva marginalizzazione dell’industria a favore di operazioni immobiliari e di una diversa destinazione dei suoli.
Un’ipotesi che rischierebbe di compromettere non soltanto il futuro di centinaia di lavoratori e delle loro famiglie, ma anche quello di un settore strategico per il sistema manifatturiero nazionale.
La questione non riguarda infatti esclusivamente il sito di Bolzano. Le attività produttive del gruppo sono strettamente collegate e qualsiasi decisione avrebbe inevitabili ripercussioni anche sugli stabilimenti di Vicenza e sull’intera filiera.
TRASPARENZA E CONFRONTO NECESSARI
A rendere ancora più complessa la situazione contribuiscono le indiscrezioni e le notizie che si susseguono sulla stampa locale in merito a possibili accordi e trattative tra la Provincia e soggetti interessati alle aree.
Tuttavia, ad oggi, sindacato e lavoratori non dispongono di informazioni ufficiali che consentano di comprendere quale sia realmente il percorso individuato dalle istituzioni.
Per questo motivo Fim, Fiom e Uilm chiedono trasparenza, chiarezza e il pieno coinvolgimento delle parti sociali nelle decisioni che riguardano il futuro industriale del territorio.
IL RUOLO DEL GOVERNO
La vertenza Valbruna ha ormai assunto una dimensione nazionale. Non si tratta soltanto del destino di un’azienda, ma della salvaguardia di competenze industriali, occupazione qualificata e capacità produttiva.
Per questo le organizzazioni sindacali ritengono indispensabile una convocazione urgente presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza dell’azienda e della Provincia di Bolzano.
Occorre fare piena luce sullo stato della vertenza e affrontare finalmente questioni che da anni attendono una soluzione condivisa.
La transizione industriale e la sostenibilità dei territori non possono tradursi nella perdita di lavoro e di capacità produttiva. Difendere l’industria significa difendere il futuro delle comunità, delle famiglie e dell’intero sistema economico del Paese.
