di Antonio Rodà
A poco più di sei mesi dalla conclusione della vertenza che sembrava aver garantito continuità produttiva allo storico sito industriale di Trieste, la situazione è precipitata nuovamente, mettendo a rischio il futuro di oltre 320 lavoratori e delle loro famiglie. Quello che era stato presentato come un ambizioso progetto di rilancio industriale oggi appare fortemente compromesso, tra stipendi pagati in ritardo, investitori spariti e pesanti interrogativi sulla reale solidità del piano industriale.
La StarTech Trieste si era presentata al Ministero delle Imprese e del Made in Italy come il soggetto capace di garantire prospettive industriali e occupazionali a un sito produttivo con una lunga storia alle spalle, dalla Telettra ad Alcatel, fino all’esperienza Flex e alla successiva gestione del fondo tedesco Fair Cap. Il progetto illustrato alle istituzioni prevedeva investimenti per circa 78 milioni di euro e l’avvio di produzioni ad alto contenuto tecnologico, dai trasponder ottici ai sistemi elettronici destinati anche al settore della difesa.
DALLE PROMESSE AI PRIMI SEGNALI DI CRISI
Il piano prevedeva il riassorbimento progressivo dei lavoratori nel corso del 2026 e una crescita occupazionale fino a oltre 400 addetti. Per mesi tutto sembrava procedere nella direzione annunciata, fino a quando, alla fine di aprile, sono emersi i primi gravi problemi con il mancato pagamento degli stipendi.
Inizialmente l’azienda aveva rassicurato i lavoratori parlando di un semplice ritardo tecnico, ma nei giorni successivi è emerso un quadro molto più preoccupante. La società ha infatti spiegato le difficoltà economiche con la forte esposizione finanziaria sostenuta per avviare il piano industriale e con il venir meno dei soggetti investitori che avrebbero dovuto supportarlo.
Secondo quanto riferito dall’azienda, sia la israeliana NewPhotonics sia la lussemburghese Mountain X avrebbero deciso di uscire dal progetto. Una situazione che ha lasciato il CEO Novica Mrdovic-Vianello unico socio dell’azienda e che ha inevitabilmente fatto esplodere dubbi e preoccupazioni sulla reale sostenibilità del percorso industriale annunciato pochi mesi fa.
TROPPE OMBRE SUL PIANO INDUSTRIALE
Nonostante le rassicurazioni dell’azienda sulla volontà di proseguire il progetto e sull’esistenza di nuovi potenziali investitori, al momento non sono emersi elementi concreti in grado di dare certezze ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali.
Nel corso dell’ultimo incontro al Ministero, l’azienda ha continuato a fare riferimento a possibili lettere di intenti e a interlocuzioni con nuovi partner industriali e finanziari, senza però indicare nomi o presentare garanzie concrete. Anche i numeri illustrati sugli investimenti e sulle prospettive produttive sono apparsi ancora poco chiari.
Una situazione che continua ad alimentare forte preoccupazione sul futuro dello stabilimento triestino e sulla tenuta occupazionale del sito.
SERVE UN MONITORAGGIO COSTANTE DELLE ISTITUZIONI
Per la Uilm diventa ora fondamentale il ruolo delle istituzioni e del Ministero, chiamati a monitorare con attenzione l’evolversi della situazione e a verificare la reale credibilità del progetto industriale.
Il 29 maggio, come deciso durante l’Assemblea con i lavoratori, manifesteremo sotto il palazzo della prefettura.
Il tavolo ministeriale riconvocato per il prossimo 3 giugno dovrà servire a fare finalmente chiarezza sulle reali intenzioni dell’azienda, sulla presenza di investitori affidabili e sulle prospettive produttive del sito.
L’obiettivo resta quello di salvaguardare la continuità industriale dello stabilimento e difendere il patrimonio di competenze costruito in decenni di storia produttiva, evitando che un progetto nato con grandi aspettative si trasformi nell’ennesima crisi industriale irrisolta.
