Il piano annunciato da Electrolux, con circa 1.700 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, rappresenta per la Uilm un passaggio gravissimo non solo per il futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti, ma per l’intero sistema industriale italiano ed europeo. Per il sindacato, infatti, non si tratta più di una semplice riorganizzazione produttiva, ma di un vero processo di dismissione industriale.
UNA SCELTA CHE COLPISCE IL LAVORO E L’INDUSTRIA
La multinazionale svedese ha motivato il piano con le difficoltà del mercato europeo, l’aumento dei costi energetici e la crescente concorrenza asiatica. Ma secondo la Uilm il problema non può essere scaricato ancora una volta sui lavoratori italiani, che negli anni hanno già sostenuto sacrifici pesanti attraverso riorganizzazioni, flessibilità produttiva e processi di efficientamento.
Per il sindacato appare evidente la volontà del gruppo di ridurre progressivamente la propria presenza industriale in Italia e in Europa, privilegiando altre aree del mondo considerate più redditizie dal punto di vista finanziario e industriale.
IL RISCHIO DI UNA DISMISSIONE INDUSTRIALE
Secondo il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, con questa decisione si chiude definitivamente la fase delle riorganizzazioni e si apre invece una fase di dismissione industriale. Una prospettiva che viene giudicata particolarmente grave perché riguarda stabilimenti che negli anni hanno garantito produttività, qualità, risultati industriali e capacità di adattamento ai cambiamenti del mercato.
Per la Uilm non si è di fronte a un’azienda in crisi senza prospettive, ma a una multinazionale che sta scegliendo dove mantenere investimenti e dove invece ridurre il proprio impegno industriale per aumentare la redditività del gruppo.
Il sindacato contesta anche l’idea di puntare esclusivamente su produzioni di fascia alta come soluzione per aumentare i margini, ritenendo che strategie simili abbiano spesso prodotto perdita di quote di mercato e indebolimento industriale.
SERVONO POLITICHE INDUSTRIALI E UN INTERVENTO DEL GOVERNO
Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato lo stato di agitazione permanente e otto ore di sciopero nazionale. Al centro della richiesta sindacale c’è la convocazione urgente di un tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per affrontare una vertenza che viene considerata strategica per il futuro della manifattura.
La Uilm chiede al Governo un intervento forte e diretto per ottenere il ritiro del piano presentato da Electrolux, evitando soluzioni considerate inefficaci e già fallimentari in altre crisi industriali.
Secondo il sindacato, consentire oggi un ridimensionamento di questa portata rischierebbe inoltre di aprire un precedente molto pericoloso anche per tutte le altre vertenze industriali attualmente aperte nel Paese.
LA MOBILITAZIONE CONTINUA
Nel prossimo incontro previsto il 25 maggio, la Uilm ribadirà la propria contrarietà a un piano definito lineare e privo di una reale prospettiva industriale per gli stabilimenti italiani. Parallelamente proseguiranno le mobilitazioni e il coinvolgimento delle istituzioni locali, con l’obiettivo di costruire un fronte comune a difesa dell’occupazione, della produzione industriale e del futuro del settore degli elettrodomestici in Italia.
