Vestas Italia, licenziamenti senza confronto: il lavoro ridotto a numeri

di Vincenzo Maranò

Alla vigilia del Primo Maggio, festa dei lavoratori, quattro dipendenti sono stati licenziati nello stabilimento di Taranto di Vestas Italia, tra cui tre ingegneri.
L’azienda, attiva nell’assistenza e nel service per impianti eolici e parte del gruppo danese Vestas, ha motivato la decisione con la “soppressione della postazione di lavoro” e con il cosiddetto “reset globale”.

NESSUN CONFRONTO, NESSUNA INFORMAZIONE PREVENTIVA
Per la Uilm si tratta dell’ennesima conferma di un metodo che esclude il sindacato e svuota di significato le relazioni industriali.
Ancora una volta, infatti, l’organizzazione non è stata informata preventivamente: la notizia dei licenziamenti è arrivata solo a posteriori, per vie indirette o direttamente dai lavoratori coinvolti.
Un comportamento giudicato inaccettabile, soprattutto per un’azienda che si presenta come leader globale del settore e che, allo stesso tempo, pretende fiducia nelle relazioni sindacali.

IL PARADOSSO DELL’INCONTRO SUL “RESET GLOBALE”
A rendere la situazione ancora più grave è quanto accaduto poche ore prima dei licenziamenti.
Solo un’ora prima, infatti, si era svolto un incontro tra azienda e organizzazioni sindacali proprio sul tema del “reset globale”. In quella sede, però, non era stata fornita alcuna informazione su decisioni che risultavano già assunte.
Nella stessa riunione, mentre la Uilm ribadiva la propria contrarietà all’accordo sulla videosorveglianza nei cantieri Construction, l’azienda accusava il sindacato di “scarsa fiducia”. Un’accusa che, alla luce dei fatti, appare priva di fondamento.

LA DENUNCIA DELLA UILM
Come Uilm abbiamo denunciato un modello organizzativo che riduce i lavoratori a numeri.
In Vestas Italia le persone vengono trattate come codici a barre. L’azienda continua ad agire con una disinvoltura inaccettabile sul piano umano e sindacale, procedendo a licenziamenti come se i lavoratori fossero semplici numeri da spuntare e archiviare.
Parliamo di un’azienda che produce, vende e genera profitti. Eppure, quando si tratta di relazioni umane e sindacali, assistiamo a decisioni unilaterali, comunicazioni improvvise e totale assenza di confronto. È un modo di operare che calpesta la dignità delle persone.

UN METODO CHE SI RIPETE
Quanto accaduto non rappresenta un caso isolato.
Nei mesi scorsi la stessa azienda era già stata al centro di un duro confronto sindacale per la chiusura del magazzino di Taranto e il trasferimento delle attività a San Nicola di Melfi. Anche in quell’occasione, comunicazioni tardive e decisioni unilaterali avevano portato a una forte mobilitazione dei lavoratori, culminata in proteste e iniziative eclatanti.
Solo grazie all’intervento delle istituzioni e alla mobilitazione sindacale si era arrivati a una soluzione che aveva consentito il ricollocamento degli addetti
Oggi, però, si registra un nuovo passo indietro che rimette in discussione le basi di relazioni industriali corrette e trasparenti.

DIFENDERE LA DIGNITÀ DEL LAVORO
Per la Uilm è necessario ristabilire regole chiare nei rapporti tra azienda e rappresentanze dei lavoratori.
Le persone non possono essere considerate variabili sacrificabili all’interno di strategie globali decise altrove. Serve trasparenza, correttezza e rispetto del ruolo del sindacato.
La Uilm continuerà a vigilare e a opporsi con determinazione a ogni scelta che ignora il valore del lavoro e la dignità delle persone, riaffermando il principio che senza confronto non esistono relazioni industriali degne di questo nome.

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