Marini Spa, licenziamenti contestati: scioperi e mobilitazione ad Alfonsine

Nicolas Bertilotti

La decisione di Marini Spa di procedere al licenziamento individuale di quattro lavoratrici e lavoratori ha aperto una forte tensione sindacale nello stabilimento di Alfonsine, in provincia di Ravenna.
Fim, Fiom e Uilm giudicano la scelta grave e difficilmente comprensibile, soprattutto alla luce del quadro produttivo descritto dall’azienda solo poche settimane prima.

UNA DECISIONE INATTESA
Nel corso dell’incontro del 18 marzo, infatti, l’azienda aveva rappresentato una situazione produttiva stabile, con carichi di lavoro garantiti almeno fino alla fine di giugno e senza alcun segnale che lasciasse presagire interventi sugli organici.
Per questo le organizzazioni sindacali e la RSU aziendale, guidata da Maurizio Maffi, hanno accolto con sorpresa e preoccupazione la comunicazione dei licenziamenti.
Secondo il sindacato, la decisione appare non solo pesante sul piano sociale, ma anche incoerente rispetto alle informazioni fornite dalla stessa azienda nelle settimane precedenti.


LA RISPOSTA DEI LAVORATORI
La reazione dei lavoratori è stata immediata.
Il primo sciopero, accompagnato da un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, ha registrato una partecipazione significativa, segnale di una forte solidarietà interna e di una diffusa preoccupazione per il futuro occupazionale.
La mobilitazione proseguirà anche nei prossimi giorni: sono già state proclamate ulteriori quattro ore di sciopero per venerdì 8 maggio, articolate nelle ultime quattro ore di ogni turno o giornata lavorativa.

IL CONFRONTO CON L’AZIENDA
Nel corso del confronto con i vertici aziendali, le motivazioni fornite – legate a esigenze organizzative – non sono state considerate sufficienti a giustificare una scelta così impattante sulle persone.
Fim, Fiom e Uilm hanno inoltre denunciato la chiusura dell’azienda rispetto alla richiesta unitaria di ritirare i licenziamenti.
Per il sindacato, in assenza di criticità economiche evidenti, scaricare sui lavoratori il peso di processi organizzativi rappresenta una scelta sbagliata e miope.

LA POSIZIONE DELLA UILM
Per la Uilm il lavoro non può essere trattato come una variabile residuale dentro processi di riorganizzazione aziendale.
La richiesta resta quella del ritiro immediato dei licenziamenti e dell’apertura di un confronto reale che consenta di individuare soluzioni alternative. Allo stesso tempo, il sindacato conferma il proprio impegno a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti, sia sul piano collettivo sia individuale, sostenendo la mobilitazione e le iniziative di lotta avviate nello stabilimento.
Per la Uilm, difendere il lavoro significa difendere dignità, diritti e prospettive occupazionali, soprattutto in contesti dove non emergono condizioni tali da giustificare interventi così pesanti sugli organici.

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