Ex Ilva, tra indiscrezioni e stallo: il “piano B” accende lo scontro, la Uilm chiede scelte immediate

Le indiscrezioni su un presunto “piano B” del Governo per l’ex Ilva riaccendono lo scontro sulla gestione della più grande vertenza industriale del Paese. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, a Palazzo Chigi si starebbe valutando un’ipotesi alternativa che coinvolgerebbe nuovi soggetti industriali, tra cui il gruppo Arvedi e Qatar Steel. Una prospettiva che, però, arriva ancora una volta attraverso la stampa e non da un confronto diretto con le parti sociali, alimentando tensioni e polemiche.

INDISCREZIONI AL POSTO DEL CONFRONTO
Per la Uilm, il metodo è ormai il vero nodo politico della vertenza. Il sindacato denuncia da tempo l’assenza di un confronto strutturato e trasparente con il Governo su decisioni che riguardano migliaia di lavoratori e un asset definito strategico per il Paese.
“Apprendiamo ancora una volta da indiscrezioni di stampa di presunti piani alternativi del Governo sull’ex Ilva”, afferma il segretario generale Rocco Palombella. “Non è più tollerabile che il sindacato e i lavoratori vengano informati attraverso i giornali. Serve rispetto e serve soprattutto chiarezza”.
Una critica che riguarda il merito, ma anche il modo complessivo con cui viene gestita la vertenza.

DUE GARE FALLITE E NESSUNA STRATEGIA
Il riferimento al “piano B” arriva dopo mesi di tentativi falliti di cessione. Due gare andate deserte in meno di un anno hanno lasciato senza esito il percorso avviato dal Governo per trovare un nuovo assetto industriale per Acciaierie d’Italia.
Per la Uilm, questo scenario certifica un fallimento politico prima ancora che industriale.
“Altro che piano B – sottolinea Palombella – siamo di fronte all’ennesimo fallimento del Governo in questa vertenza. Si continua a inseguire ipotesi di cessione senza affrontare fino in fondo il nodo del risanamento e del rilancio produttivo”.
Il risultato, secondo il sindacato, è una gestione che rinvia continuamente le decisioni senza costruire una prospettiva credibile.

CASSA INTEGRAZIONE SENZA PROSPETTIVA
Nel frattempo, a pagare il prezzo dello stallo sono ancora una volta i lavoratori.
La proroga della cassa integrazione straordinaria per migliaia di addetti, senza un accordo con le organizzazioni sindacali, rappresenta per la Uilm la prova più evidente di una linea che non funziona. “Si continua a scaricare il peso della crisi sui lavoratori”, denuncia Palombella, evidenziando come l’assenza di un piano industriale concreto trasformi gli ammortizzatori sociali in una soluzione tampone priva di prospettiva.

CRITICITÀ INDUSTRIALI E RISCHIO DI ULTERIORI RITARD
Alle incertezze sul futuro proprietario si sommano criticità sul piano produttivo. Lo slittamento della ripartenza dell’altoforno 4 e il rischio di disperdere ulteriori risorse pubbliche senza un reale rilancio industriale rappresentano, secondo la Uilm, segnali preoccupanti.
Senza interventi strutturali, il rischio è quello di un progressivo indebolimento della capacità produttiva, con effetti diretti sull’occupazione e sull’intera filiera siderurgica.

SERVE UNA PRESENZA PUBBLICA FORTE
Di fronte a questo scenario, la posizione della Uilm è netta: il futuro dell’ex Ilva non può essere affidato a soluzioni improvvisate o a operazioni costruite senza un confronto con le parti sociali.
Il sindacato chiede che il Governo assuma fino in fondo la responsabilità di una presenza pubblica forte, anche attraverso una gestione diretta, per garantire continuità produttiva, sicurezza degli impianti e tutela dell’occupazione.

LA RICHIESTA: CONVOCAZIONE URGENTE A PALAZZO CHIGI
Per questo la Uilm chiede la convocazione immediata del tavolo a Palazzo Chigi, già promesso dal Governo nei mesi scorsi e mai realizzato. “Il Governo deve smettere con annunci e indiscrezioni – conclude Palombella – e dire con chiarezza quale strategia intende adottare”.
Una richiesta che va oltre la singola vertenza e investe il tema più generale della politica industriale del Paese: senza scelte chiare e senza un confronto reale, il rischio concreto è quello di lasciare migliaia di lavoratori senza futuro.

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