Nelle ultime due settimane i congressi territoriali della Uilm, con la partecipazione del Segretario generale Rocco Palombella, hanno attraversato una parte significativa del sistema industriale italiano, restituendo una fotografia chiara: l’industria tiene, ma rallenta; resiste, ma è sotto pressione; innova, ma senza una regia rischia di perdere terreno. Un percorso ormai alle battute finali, che proseguirà la prossima settimana con Padova e Verona e porterà poi al Congresso nazionale Uilm in programma a Bari il 10, 11 e 12.
IL NORD TRA TENUTA E SEGNALI DI RALLENTAMENTO
Nel territorio del Lario, che comprende Lecco, Como e Sondrio, emerge un modello industriale solido, fondato su una manifattura diffusa e altamente specializzata. Qui il sistema produttivo continua a distinguersi per qualità, export e integrazione tra filiere.
Tuttavia, accanto a questi punti di forza, si registrano segnali di rallentamento legati alla contrazione della domanda internazionale, all’aumento dei costi energetici e alle difficoltà delle piccole e medie imprese nel mantenere livelli produttivi stabili e nel reperire competenze adeguate.
Un quadro articolato, che conferma la necessità di accompagnare le trasformazioni con strumenti adeguati, evitando che le criticità si trasformino in una perdita strutturale di capacità industriale.
VICENZA, IL CUORE PRODUTTIVO SOTTO PRESSIONE
A Vicenza, uno dei principali poli manifatturieri del Paese, il quadro è ancora più evidente: la riduzione della cassa integrazione nei primi mesi del 2026 segnala un miglioramento congiunturale, ma non basta a cancellare le criticità.
Sono infatti oltre trenta le crisi aziendali aperte, che coinvolgono migliaia di lavoratori. I settori più colpiti vanno dalla metalmeccanica alla componentistica, fino all’elettronica e alla mobilità.
Qui si misura con chiarezza il rischio di una transizione non governata: la pressione dei mercati internazionali, i costi energetici e le trasformazioni tecnologiche stanno mettendo in discussione un modello produttivo basato su piccole e medie imprese e subfornitura.
BELLUNO, IL RISCHIO DI INDEBOLIMENTO DELLA MANIFATTURA DIFFUSA
Nel territorio bellunese, simbolo della manifattura diffusa italiana, il quadro appare ancora più fragile. La riduzione degli ordini e il rallentamento dei mercati stanno incidendo su un sistema produttivo composto in larga parte da PMI.
Anche dove resistono eccellenze industriali, si registrano segnali di difficoltà: riduzione dei volumi, maggiore utilizzo degli ammortizzatori sociali, riorganizzazioni e, in alcuni casi, delocalizzazioni.
Il rischio concreto è quello di un progressivo indebolimento del tessuto industriale locale, con conseguenze non solo economiche ma anche sociali, in territori che senza la manifattura rischiano di perdere attrattività e prospettive.
CAMPANIA, TRA CRISI STRUTTURALI E TRANSIZIONE INDUSTRIALE
Nel Mezzogiorno, il Congresso della Campania ha restituito una fotografia ancora più critica. Qui la crescita della cassa integrazione e l’aumento delle vertenze industriali raccontano una fase di forte sofferenza.
Sono circa 10mila i lavoratori coinvolti in crisi aziendali, riorganizzazioni e cessazioni. Il settore metalmeccanico resta centrale, ma è anche quello più esposto agli effetti della transizione industriale.
La situazione dello stabilimento di Pomigliano d’Arco e dell’indotto rappresenta un caso emblematico: la transizione dell’automotive, senza adeguati investimenti e politiche industriali, rischia di tradursi in perdita occupazionale.
IL FILO ROSSO: SENZA POLITICA INDUSTRIALE IL RISCHIO È IL DECLINO
Guardando insieme questi territori, emerge un filo rosso evidente. L’industria italiana non è ferma, ma è attraversata da trasformazioni profonde che, senza una strategia, rischiano di produrre frammentazione, perdita di competitività e riduzione dell’occupazione.
Ovunque si ritrovano gli stessi elementi:
- allentamento della domanda
- aumento dei costi energetici
- difficoltà delle PMI
- pressione della concorrenza internazionale
- transizioni tecnologiche e ambientali ancora non governate
Il punto politico è chiaro: senza una politica industriale nazionale ed europea, il sistema rischia di essere lasciato solo ad affrontare cambiamenti che hanno una dimensione globale.
VERSO BARI, UNA FASE DECISIVA PER LA UILM
Il percorso congressuale sta per concludersi. Le prossime tappe di Padova e Verona porteranno alla fase finale, con il Congresso nazionale Uilm di Bari.
Un appuntamento che arriva in un momento decisivo. Non sarà solo un passaggio organizzativo, ma un momento di sintesi politica di tutto ciò che è emerso dai territori.
Le due settimane di congressi hanno infatti consegnato un messaggio chiaro: serve una scelta. Serve una strategia che metta al centro industria, lavoro e futuro produttivo del Paese.
È su questo terreno che la Uilm si prepara al Congresso nazionale, con una linea netta: difendere l’occupazione, governare le transizioni e rilanciare l’industria come asse strategico dello sviluppo.
