Beko, piano industriale in ritardo: investimenti insufficienti e mercato in crisi

Nel corso dell’incontro del 28 aprile al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fim, Fiom, Uilm e Uglm hanno denunciato il rallentamento e le criticità nell’attuazione del piano industriale di Beko, sottoscritto il 14 aprile 2025. Secondo il sindacato, la situazione appare preoccupante e richiede un intervento immediato per evitare un progressivo indebolimento del settore e dell’occupazione.

UN PIANO CHE NON STA FUNZIONANDO
A un anno dalla firma dell’accordo, il piano industriale procede con evidenti ritardi. Nonostante l’azienda abbia dichiarato investimenti pari a 110 milioni di euro nelle fabbriche italiane nel corso dell’ultimo anno, i risultati non sono considerati soddisfacenti.
Il contesto di mercato, segnato da una domanda in calo e da una crescente concorrenza internazionale, continua a pesare sulle prospettive del gruppo. In particolare, lo spostamento dei consumi verso prodotti di fascia più economica e la pressione competitiva dei produttori asiatici stanno incidendo negativamente sui volumi produttivi.

CASSA INTEGRAZIONE E CRITICITÀ GESTIONALI
Permane un ricorso significativo alla cassa integrazione in quasi tutti gli stabilimenti italiani, nonostante sia stato completato il percorso di uscite volontarie incentivate previsto dall’accordo.
La Uilm denuncia inoltre criticità nella gestione degli ammortizzatori sociali: dalla mancanza di una rotazione equa tra i lavoratori fino alle difficoltà di ricollocazione interna, con particolare riferimento ai lavoratori con ridotte capacità lavorative e ai profili impiegatizi.
In questo quadro, il sindacato chiede con forza l’avvio di un percorso di stabilizzazione per i lavoratori interinali e in staff leasing, oggi presenti in modo diffuso nei siti produttivi.

IL NODO SIENA E LA REINDUSTRIALIZZAZIONE
Particolarmente delicata resta la situazione dello stabilimento di Siena. A fronte di nove manifestazioni di interesse dichiarate dall’azienda, non si è ancora arrivati a una soluzione concreta.
L’ipotesi attualmente allo studio prevede la possibile presenza congiunta di tre soggetti industriali, che potrebbero assorbire i 153 lavoratori rimasti dopo le uscite volontarie. Tuttavia, il perimetro occupazionale definito dall’accordo quadro è più ampio e pari a 229 addetti, elemento che rende ancora più urgente individuare una soluzione solida e credibile.
Per la Uilm, il ritardo accumulato nella ricerca di investitori rappresenta una criticità grave che rischia di compromettere l’intero percorso di reindustrializzazione.

SERVE UN INTERVENTO DI GOVERNO E ISTITUZIONI
Il sindacato chiede un intervento più incisivo da parte delle istituzioni. Alla Regione Toscana viene richiesto di rafforzare l’azione di promozione territoriale, fondamentale per attrarre investimenti e garantire il futuro del sito di Siena.
Al Governo, invece, si chiede di esercitare una pressione concreta sull’azienda affinché vengano rispettati integralmente gli impegni sugli investimenti e sulle assegnazioni produttive nei siti italiani.

UN SETTORE IN DIFFICOLTÀ CHE VA DIFESO
La vertenza Beko si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà del settore degli elettrodomestici, fortemente condizionato dalla crisi energetica e dalle dinamiche del mercato globale.
Per questo la Uilm ribadisce la necessità di istituire un tavolo nazionale di settore, che consenta di affrontare in modo strutturale le criticità del comparto e di definire una strategia industriale in grado di salvaguardare produzione e occupazione.

LA POSIZIONE UILM
Per la Uilm è necessario un cambio di passo immediato. Senza interventi concreti sugli investimenti, sui volumi produttivi e sulla gestione del lavoro, il rischio è quello di un progressivo declino industriale.
La richiesta è chiara: rilanciare il piano industriale, garantire il rispetto degli impegni assunti e costruire una prospettiva solida per il settore del “bianco” in Italia, mettendo al centro lavoro, produzione e futuro industriale.

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