Infanzia e adolescenza: serve una strategia pubblica integrata e strutturale

di Loretta Tani

Negli ultimi anni, il disagio che attraversa l’infanzia e l’adolescenza è diventato sempre più evidente, manifestandosi in fenomeni di violenza tra pari, marginalità e attrazione verso modelli devianti amplificati anche dai social media. A fronte di queste criticità, la risposta pubblica appare spesso sbilanciata verso misure repressive, senza affrontare le cause profonde di natura sociale, educativa e relazionale.

Il quadro socio-economico evidenzia una situazione preoccupante: in Italia circa 1,4 milioni di minori vivono in povertà assoluta e 2,2 milioni in povertà relativa. A ciò si aggiungono segnali diffusi di malessere psicologico tra i giovani, con milioni di ragazzi che manifestano ansia, depressione o isolamento sociale, fino a forme estreme come il ritiro volontario dalla vita sociale. La povertà educativa si intreccia strettamente con quella materiale e con la fragilità dei contesti familiari, evidenziando l’assenza di spazi adeguati di ascolto, partecipazione e crescita.

Un altro elemento critico è rappresentato dalle disuguaglianze territoriali: il Mezzogiorno registra tassi di dispersione scolastica e povertà educativa significativamente più elevati rispetto al Nord, così come una maggiore incidenza di giovani Neet. I dati confermano come le condizioni economiche e sociali delle famiglie influenzino profondamente le opportunità educative dei giovani.

Sul piano delle politiche pubbliche, emerge un paradosso: da un lato, si registrano tagli alle risorse strutturali destinate all’infanzia e all’adolescenza, come nel caso del Fondo infanzia e adolescenza e di altri strumenti di sostegno; dall’altro, sono disponibili risorse rilevanti di origine europea, in particolare attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il Fondo Sociale Europeo Plus e la Garanzia europea per l’infanzia.

Tuttavia, secondo l’analisi della UIL, il problema non è solo quantitativo ma soprattutto qualitativo: negli anni si è assistito a una riduzione delle risorse strutturali e a una crescita di finanziamenti straordinari, vincolati a progetti e scadenze temporali. Questo ha prodotto un sistema frammentato, caratterizzato da una molteplicità di interventi poco coordinati tra loro e da una difficoltà nel trasformare le risorse in servizi stabili e continuativi.

Inoltre, le differenze nella capacità amministrativa dei territori incidono sull’efficacia degli interventi: le aree più fragili rischiano di non riuscire a utilizzare pienamente le risorse disponibili, ampliando ulteriormente i divari esistenti. Anche la temporaneità dei finanziamenti straordinari comporta il rischio che i servizi attivati non abbiano continuità nel tempo, generando il cosiddetto “effetto scogliera”.

Particolare rilievo assumono le politiche legate al PNRR, che, pur rappresentando un’importante opportunità, hanno una dimensione finanziaria limitata rispetto ai grandi strumenti europei e una logica orientata al raggiungimento di obiettivi quantitativi nel breve periodo. La UIL sottolinea come tali interventi debbano essere integrati con strumenti strutturali per garantire un impatto duraturo.

Positivo, invece, il rafforzamento di alcune iniziative come lo psicologo scolastico, con nuovi finanziamenti e sperimentazioni regionali che puntano a intercettare il disagio giovanile attraverso presidi territoriali di ascolto.

Nel complesso, la UIL evidenzia che il nodo centrale non è la mancanza assoluta di risorse, ma la loro dispersione e la mancanza di una strategia unitaria. Il sistema attuale rischia di produrre interventi frammentati e disomogenei, incapaci di ridurre le disuguaglianze territoriali e sociali.

Le valutazioni della UIL

Per la UIL, il disagio giovanile è il risultato di scelte politiche che nel tempo hanno indebolito i presìdi educativi e sociali. Non è sufficiente rispondere con misure repressive: la sicurezza si costruisce investendo in prevenzione, educazione e coesione sociale.

È necessario un cambio di paradigma: servono politiche strutturali, integrate e stabili, capaci di rafforzare la scuola come luogo di crescita e comunità, di sostenere le famiglie e di garantire pari opportunità su tutto il territorio nazionale. L’educazione deve essere considerata una vera e propria infrastruttura pubblica strategica.

Secondo la UIL, investire in infanzia e adolescenza significa investire nel futuro del Paese: nella qualità della democrazia, nella coesione sociale e nello sviluppo economico. Ogni riduzione di risorse in questo ambito rischia infatti di generare, nel lungo periodo, costi più elevati per il sistema sanitario, la giustizia e la sicurezza.

La proposta è quindi quella di ricondurre le politiche per l’infanzia e l’adolescenza a una visione sistemica, superando la logica emergenziale e frammentata, e costruendo un sistema pubblico stabile, integrato e omogeneo su tutto il territorio nazionale.

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