IndustriAll Europe: Decarbonizzare senza deindustrializzare, la transizione non può scaricarsi sul lavoro

La transizione ecologica dell’industria europea è una sfida decisiva, ma non può trasformarsi in un processo di deindustrializzazione. È questa la posizione netta espressa da IndustriAll Europe in vista della revisione del sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS), una linea che la Uilm sostiene con convinzione.
Il rischio è concreto: senza un adeguato piano industriale e senza investimenti sufficienti, l’aumento del prezzo del carbonio e la riduzione delle quote gratuite rischiano di tradursi in chiusure di stabilimenti, perdita di occupazione e arretramento produttivo.

TRANSIZIONE SU CARTA
Negli ultimi anni, infatti, la transizione è rimasta troppo spesso sulla carta. Molti progetti di decarbonizzazione sono stati rinviati o cancellati, mentre tecnologie fondamentali come l’idrogeno pulito, la cattura della CO₂ e l’elettrificazione dei processi produttivi non sono ancora disponibili su scala industriale.
In questo contesto, l’industria europea si trova a competere in condizioni sempre più difficili: costi energetici elevati, tensioni geopolitiche, domanda interna debole. Il risultato è un paradosso che il sindacato denuncia con forza: si alzano gli obiettivi climatici senza creare le condizioni per raggiungerli.

TRANSIZIONE SOCIALE
“La transizione ecologica è una necessità, ma deve essere giusta e sostenibile dal punto di vista sociale”, dichiara Rocco Palombella. “Non possiamo accettare che venga pagata dai lavoratori. Senza investimenti, senza una politica industriale europea e senza garanzie occupazionali, il rischio è quello di perdere capacità produttiva e posti di lavoro, senza nemmeno ottenere risultati ambientali concreti”.
Per la Uilm, come per IndustriAll Europe, l’ETS non va smantellato, ma profondamente riformato. Un prezzo del carbonio stabile e prevedibile è necessario per orientare gli investimenti, ma non può essere lasciato alle dinamiche speculative né può penalizzare le imprese che non hanno ancora accesso alle tecnologie necessarie per la decarbonizzazione.
“La sfida non è scegliere tra industria e ambiente”, prosegue Palombella, “ma costruire una transizione che tenga insieme entrambe le cose. Senza industria non c’è lavoro, ma senza sostenibilità non c’è futuro. Serve una strategia europea che metta al centro investimenti, innovazione e occupazione di qualità”.

CAMBIO DI PASSO
Un nodo cruciale riguarda l’utilizzo delle risorse generate dall’ETS. Oggi solo una quota limitata viene destinata alla decarbonizzazione industriale. Per il sindacato è necessario un cambio di passo: almeno il 50% di questi fondi deve essere investito per sostenere la trasformazione produttiva e accompagnare le imprese nel percorso verso la neutralità climatica.
Allo stesso tempo, ogni sostegno pubblico deve essere vincolato a condizioni precise: mantenimento dei livelli occupazionali, investimenti negli stabilimenti europei, formazione e riqualificazione dei lavoratori. Non è accettabile che risorse pubbliche finanzino processi di delocalizzazione o riduzione dell’occupazione.

ENERGIA E CONCORRENZA
Altro tema centrale è quello dell’energia. L’attuale sistema di formazione dei prezzi dell’elettricità continua a penalizzare le industrie energivore, mantenendo un legame con il costo dei combustibili fossili e delle emissioni di CO₂. Serve una riforma del mercato elettrico europeo per garantire energia pulita a prezzi competitivi e sostenere così la trasformazione industriale.
Infine, sul piano internazionale, è fondamentale garantire condizioni di concorrenza eque. Il meccanismo CBAM può rappresentare uno strumento utile contro il rischio di delocalizzazione delle emissioni, ma deve essere rafforzato per evitare che le imprese europee vengano penalizzate rispetto ai competitor globali.
“La transizione non può essere subita”, conclude Palombella. “Deve essere governata con politiche industriali forti, con il coinvolgimento delle parti sociali e con un obiettivo chiaro: difendere il lavoro e rilanciare l’industria europea. Solo così la decarbonizzazione potrà essere davvero un’opportunità e non un costo sociale”.

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