Nonostante alcuni segnali di miglioramento, le condizioni di vita delle famiglie italiane restano fragili. È quanto emerge dall’analisi UIL sui dati ISTAT 2024-2025, che evidenzia come la riduzione della povertà sia minima e non incida in modo sostanziale sul quadro generale, ancora segnato da forti disuguaglianze sociali e territoriali.
MIGLIORAMENTO SOLO APPARENTE
La quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale scende leggermente, ma resta molto elevata, coinvolgendo oltre 13 milioni di persone. Allo stesso tempo, il rischio di povertà rimane sostanzialmente stabile, segnale di una difficoltà persistente nel migliorare le condizioni economiche delle famiglie in modo strutturale.
Un dato particolarmente significativo riguarda la crescita della grave deprivazione materiale e sociale: aumentano le persone che faticano a sostenere le spese essenziali, anche in presenza di un lavoro.
LAVORO NON SEMPRE SIGNIFICA SICUREZZA
Il report mette in evidenza una contraddizione sempre più evidente: cresce l’occupazione, ma non migliora proporzionalmente il benessere.
Il fenomeno dei lavoratori poveri coinvolge oltre il 10% degli occupati, confermando che il lavoro, da solo, non è più sufficiente a garantire un reddito adeguato. A pesare sono salari insufficienti, precarietà e una qualità del lavoro che non consente una reale sicurezza economica.
DISUGUAGLIANZE ANCORA FORTI
Permangono forti squilibri territoriali e sociali. Il Mezzogiorno continua a registrare livelli molto più elevati di rischio di povertà rispetto al Nord, confermando un divario strutturale.
Le situazioni di maggiore difficoltà si concentrano tra famiglie numerose, nuclei monogenitoriali e persone sole, mentre cresce anche il rischio tra i lavoratori autonomi, segnale di un indebolimento più ampio del sistema economico.
LA POSIZIONE DELLA UIL
Per la Uil, i dati ISTAT indicano con chiarezza che il problema non è solo creare lavoro, ma migliorarne la qualità e rafforzare i redditi. Servono politiche più incisive a sostegno dei salari, della contrattazione e della stabilità occupazionale, insieme a interventi efficaci di redistribuzione.
“Questi dati ci dicono che non basta aumentare l’occupazione se non si interviene su salari e qualità del lavoro”, dichiara Rocco Palombella. “Serve una strategia che rimetta al centro il valore del lavoro, rafforzi la contrattazione e garantisca redditi adeguati. In caso contrario, il rischio è quello di una crescita diseguale, che non migliora davvero la vita delle persone”.
La Uil ribadisce la necessità di un cambio di passo nelle politiche economiche e sociali, per contrastare la precarietà, ridurre le disuguaglianze e garantire una crescita più equa e inclusiva.
