di Loretta Tani
La città non è neutra. È il risultato di scelte politiche, urbane e sociali che influenzano la vita quotidiana delle persone, e in particolare delle donne, spesso portatrici di carichi familiari, di cura e di lavoro non riconosciuto. Su queste tematiche si è confrontata la UIL organizzando l’iniziativa “La città quotidiana ha voce di donna”, un’occasione per mettere al centro il punto di vista femminile sulla vita urbana e sulle politiche pubbliche necessarie per rendere le città più inclusive, sicure e sostenibili.
Emanuele Ronzoni, segretario organizzativo UIL, ha aperto i lavori sottolineando come la presenza femminile tra gli iscritti non si rifletta adeguatamente negli organismi dirigenti, dove le donne restano minoranza. Ha invitato tutta l’organizzazione, a partire dagli uomini, a impegnarsi per migliorare l’equilibrio nella rappresentanza, senza limitarlo a una semplice quota formale. Ronzoni ha inoltre evidenziato come città, servizi, trasporti e sicurezza spesso non siano progettati a misura di donna, con conseguenze dirette sulla vita quotidiana e sui carichi familiari. Il sindacato, ha affermato, deve contribuire a trovare risposte concrete su questi temi.
Ivana Veronese, segretaria confederale, ha ricordato che la città è un organismo vivo, frutto di scelte politiche che possono ridurre o accentuare le disuguaglianze. La qualità urbana e la qualità del lavoro sono strettamente connesse: precarietà, carenza di servizi e lavoro di cura non riconosciuto rendono fragile l’intera comunità. Per Veronese, il sindacato ha il compito di promuovere lavoro dignitoso, servizi pubblici forti, partecipazione attiva, tutela dei diritti e contrasto alle discriminazioni, contribuendo a costruire città pensate attorno alla vita reale delle persone.
Dalla UILTuCS è emerso come la trasformazione del commercio a Roma, con la chiusura dei negozi di prossimità e la crescita dei grandi poli periferici, stia modificando profondamente l’occupazione femminile. Questa evoluzione comporta maggiore precarietà, orari frammentati, turni serali o festivi e tempi di spostamento più lunghi, spesso con trasporti insufficienti e problemi di sicurezza. La pianificazione urbana e le politiche del lavoro devono quindi considerare la parità di genere, affinché lo sviluppo della città non riproduca squilibri ma garantisca diritti e opportunità più equi.
L’intervento della UILA ha portato un’analisi simbolica attraverso il confronto tra Gotham City e Zootropolis, due modelli opposti di città: uno soffocante, dominato dal cemento e senza cura, l’altro verde, inclusivo e progettato per il benessere dei cittadini. Si è sottolineata l’urgenza di politiche ambientali coraggiose, investimenti nei servizi e partecipazione attiva della comunità, con particolare attenzione al ruolo delle donne nella progettazione urbana e nella qualità della vita.
Dalla UIL Pensionati è arrivato il richiamo alle aree interne e montane dell’Italia, spesso isolate e con servizi ridotti, che colpiscono soprattutto le donne anziane. La tutela dei pensionati, l’accesso ai servizi di prossimità, trasporti efficienti e connessioni digitali adeguate sono strumenti fondamentali per permettere alle comunità locali di vivere e svilupparsi in maniera sostenibile.
Rita Longombardi della UIL FLP ha evidenziato come la vivibilità urbana dipenda dalle esigenze concrete delle persone, con particolare attenzione ai tempi frammentati, alla mobilità complessa e alla percezione di sicurezza delle donne. Trasporti puntuali, servizi vicini, spazi sicuri e accesso alla casa sono elementi imprescindibili per città inclusive. La partecipazione femminile nei processi decisionali diventa quindi un fattore centrale per progettare città più sicure e vivibili per tutte.
Dalla UIL Trasporti, Elisa, autista di autobus a Milano, ha raccontato le difficoltà quotidiane legate alla sicurezza sul lavoro, con aggressioni da parte dei passeggeri. Il suo intervento ha sottolineato l’urgenza di rafforzare le misure di protezione sui mezzi pubblici, a tutela delle lavoratrici e dei cittadini.
La UIL Scuola ha richiamato l’importanza della promozione della parità e della consapevolezza dei propri diritti nelle giovani generazioni, evidenziando come l’accudimento familiare resti ancora prevalentemente a carico delle donne. Progetti concreti come l’“autorevolezza del no” aiutano a educare ragazze e ragazzi alla responsabilità, al rispetto e all’autodeterminazione.
Silvia Scozzese, vicesindaca di Roma, ha sottolineato il ruolo fondamentale della partecipazione e della conoscenza dei propri diritti nella gestione della città. La conciliazione tra vita personale e professionale, il supporto familiare e la flessibilità della pubblica amministrazione sono strumenti essenziali per permettere alle donne di partecipare pienamente alla vita lavorativa e sociale, rendendo la città più inclusiva e attenta alla qualità della vita.
Florencia Andreola, architetta e co-fondatrice di Sex and the City, ha descritto come le città tradizionali siano progettate senza considerare il genere, rendendo gli spazi pubblici “maschili” di default e poco adatti ai percorsi complessi delle donne, soprattutto di chi svolge lavoro di cura. La paura di aggressioni e la mancanza di servizi adeguati limitano l’uso della città: quasi il 20% delle donne evita di uscire di sera, mentre oltre l’80% delle violenze avviene in ambito domestico. I tagli a servizi pubblici, scuola e sanità ricadono in modo sproporzionato sulle donne, sia come cittadine sia come lavoratrici, riducendo libertà, reddito e autonomia. Andreola ha sottolineato l’importanza di una progettazione urbana intersezionale, che consideri genere, età, orientamento sessuale, disabilità e condizioni socio-economiche, per rendere la città davvero inclusiva e sicura per tutte e tutti.
A chiudere, Pierpaolo Bombardieri, segretario generale UIL, ha riaffermato che la strada da percorrere è chiara: occorre continuare a lavorare senza fermarsi, con obiettivi concreti come la “città dei 15 minuti”, capace di avvicinare servizi, lavoro e vita quotidiana ai cittadini, riducendo le disuguaglianze e riequilibrando i tempi di vita e lavoro, ancora troppo sbilanciati a carico delle donne. La parità di genere non si costruisce con celebrazioni simboliche o statistiche sull’occupazione: si realizza con politiche concrete, servizi pubblici stabili e infrastrutture sociali solide, che liberino tempo, garantiscano pari opportunità e tutelino maternità, lavoro e cura. Solo così sarà possibile costruire una società più equa, dove tutte e tutti possano scegliere e progettare il proprio futuro senza vincoli o discriminazioni.
L’iniziativa “La città quotidiana ha voce di donna” ci ricorda che costruire città davvero inclusive è possibile, ma richiede consapevolezza, azione e responsabilità condivisa. È un invito a guardare la vita urbana attraverso gli occhi delle donne, a misurare la qualità della città dalla capacità di garantire sicurezza, benessere e libertà a tutte, e a continuare a lottare affinché ogni cittadina e cittadino possa vivere pienamente la propria quotidianità.
