Volumi produttivi e occupazione sostanzialmente stabili, ma prospettive sempre più condizionate dalla competizione globale, in particolare asiatica. È questo il quadro emerso dall’incontro di informativa annuale con Electrolux, svoltosi il 18 marzo a Venezia Mestre, che conferma una situazione di equilibrio fragile per il settore degli elettrodomestici in Italia.
UNA STABILITÀ CHE NON TRANQUILLIZZA
I dati produttivi del 2025 mostrano una sostanziale tenuta degli stabilimenti italiani, in linea sia con le previsioni che con l’anno precedente. I volumi si attestano su livelli importanti: 1,488 milioni di pezzi a Forlì, 707 mila a Porcia, 648 mila a Solaro, 640 mila a Susegana e 77 mila a Cerreto d’Esi.
Anche sul fronte occupazionale non si registrano scossoni: al 31 dicembre 2025 gli addetti sono 4.542, con una netta prevalenza di operai. Numeri che fotografano una situazione stabile, ma che non possono essere letti come un segnale di solidità strutturale.
REDDITIVITÀ ANCORA DEBOLE
A fronte di una qualità del prodotto riconosciuta dal mercato, il nodo resta quello della redditività, che continua a essere modesta, seppur in lieve miglioramento. È qui che si gioca la vera partita: non tanto sulla capacità produttiva, quanto sulla sostenibilità economica complessiva del gruppo nel medio periodo.
Una dinamica che riflette una stagnazione del mercato e una crescente difficoltà nel difendere margini in un contesto sempre più competitivo.
LA PRESSIONE DELLA CONCORRENZA ASIATICA
Il dato più preoccupante riguarda proprio lo scenario internazionale. La concorrenza asiatica si fa sempre più aggressiva, soprattutto sul piano dei prezzi, mettendo sotto pressione l’intero settore europeo degli elettrodomestici.
Non è quindi la situazione attuale degli stabilimenti italiani a destare maggiore allarme, quanto piuttosto le prospettive future. Il rischio è quello di un progressivo indebolimento competitivo, che potrebbe riflettersi nel tempo anche sui livelli produttivi e occupazionali.
INVESTIMENTI E TRANSIZIONE
Nel 2025 gli investimenti in Italia hanno raggiunto i 47,8 milioni di euro, con interventi che riguardano anche la sostenibilità ambientale, come l’installazione di pannelli solari negli stabilimenti di Porcia e Susegana, mentre iniziative analoghe sono in valutazione per Forlì e Solaro.
Segnali positivi, che però devono essere accompagnati da una strategia industriale più ampia, capace di rafforzare la competitività del gruppo nel contesto globale.
AMMORTIZZATORI E CRITICITÀ LOCALIZZATE
Nonostante il quadro generale di stabilità, permangono alcune criticità, come nel sito di Cerreto d’Esi, dove si registra ancora il ricorso alla solidarietà. Nel complesso, tuttavia, non si evidenzia al momento la necessità di ammortizzatori sociali negli altri stabilimenti, a conferma di una fase di equilibrio, seppur delicato.
LA RICHIESTA DEL SINDACATO
Alla luce del quadro emerso, Fim, Fiom e Uilm hanno condiviso la necessità di un ulteriore incontro di approfondimento, da svolgersi entro aprile, per entrare nel merito delle prospettive industriali.
Parallelamente, verrà chiesta la convocazione del tavolo nazionale del settore elettrodomestico presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Un passaggio ritenuto fondamentale per affrontare in modo strutturale le criticità del comparto.
UNA PARTITA CHE SI GIOCA ORA
Quella di Electrolux è una fotografia che va oltre il singolo gruppo e racconta lo stato di salute dell’intero settore. Una stabilità che, se non accompagnata da scelte industriali e politiche adeguate, rischia di trasformarsi in fragilità.
La sfida è chiara: difendere produzione e occupazione in Italia in un contesto globale sempre più competitivo. E per farlo non bastano i numeri di oggi, servono visione e interventi concreti per garantire il futuro del settore.
