Cassino non si arrende: migliaia in piazza per difendere lavoro e industria

Il 20 marzo a Cassino migliaia di lavoratori, cittadini, studenti e rappresentanti delle istituzioni hanno partecipato allo sciopero e alla manifestazione per difendere il futuro dello stabilimento Stellantis e dell’intero territorio. Una mobilitazione straordinaria che, come ha sottolineato in apertura dal palco il Segretario generale Uilm, Rocco Palombella, “non è una semplice manifestazione, ma una comunità che non si arrende e si ribella”.

UN MESSAGGIO CHIARO
La manifestazione ha rappresentato un segnale forte e unitario rivolto a Stellantis, al Governo e all’Europa. “Cassino non si arrende, non accetta di essere dimenticata né sacrificata”, ha ribadito Palombella davanti a una piazza gremita. La partecipazione trasversale – lavoratori diretti, indotto, famiglie e commercianti – ha evidenziato come la vertenza non sia solo industriale ma sociale e territoriale.

UNA STORIA CHE NON PUÒ ESSERE CANCELLATA
Lo stabilimento di Cassino, inaugurato nel 1972, è stato per oltre cinquant’anni uno dei simboli dell’industria automobilistica italiana, con modelli iconici come Fiat 126, Tipo, Bravo e, più recentemente, Alfa Romeo Giulia e Stelvio. Definito da Sergio Marchionne un “gioiello tecnologico”, oggi è invece “un gigante ferito”, come ricordato negli interventi dal palco.

CROLLO PRODUTTIVO SENZA PRECEDENTI
I dati raccontano una crisi profonda: dalle 135mila auto prodotte nel 2017 si è scesi alle 19mila del 2025, con una perdita di 120mila unità in meno di dieci anni. “Non è una semplice riorganizzazione, è desertificazione industriale”, ha denunciato Palombella. Il 2025 è stato l’anno peggiore della storia dello stabilimento e il 2026 si preannuncia ancora più critico, con pochissimi giorni effettivi di lavoro dall’inizio dell’anno.
Alla caduta produttiva si accompagna un drastico ridimensionamento occupazionale: dai 4.400 lavoratori di dieci anni fa ai circa 2.200 attuali. Una riduzione che ha colpito duramente anche l’indotto, con migliaia di posti persi tra aziende della componentistica e della logistica. “Quando si ferma una grande fabbrica si ferma un territorio”, ha ricordato Palombella, sottolineando il rischio concreto di una “bomba sociale”.

RESPONSABILITÀ INDUSTRIALI E SCELTE SBAGLIATE
Nel corso della manifestazione è stato ribadito con forza che la crisi non è imputabile ai lavoratori, ma a scelte industriali sbagliate. “Il problema non sono mai stati i lavoratori, ma le decisioni prese”, ha affermato il Segretario Uilm. Tra i nodi principali: l’assenza di nuovi modelli, il rinvio delle nuove Giulia e Stelvio al 2028 e una gestione della transizione elettrica giudicata fallimentare.
Dalla piazza è emersa una richiesta chiara: servono investimenti immediati, nuovi modelli e una vera politica industriale. “Una fabbrica vive di produzione e lavoro, non di annunci”, ha dichiarato Palombella. La Uilm chiede un cambio di rotta concreto già nel prossimo piano industriale, da cui dipende il destino dello stabilimento e dell’intero settore automotive italiano.

UNA QUESTIONE NAZIONALE
La vertenza Cassino supera i confini locali e assume un valore nazionale. Il crollo della produzione automobilistica italiana, tornata ai livelli del dopoguerra, e il crescente spostamento degli investimenti all’estero rappresentano un rischio per l’intero sistema industriale del Paese.
“La nostra non è una richiesta di pietà, ma di rispetto”, ha concluso Palombella dal palco. Da Cassino è partito un messaggio diretto a Roma, Bruxelles e Detroit: difendere lavoro, industria e dignità. La mobilitazione del 20 marzo segna un punto di svolta, con la promessa che la battaglia continuerà fino a ottenere risposte concrete per il rilancio dello stabilimento e del territorio.

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