Aerostrutture Leonardo, presidio ai cancelli e mobilitazione in crescita: i lavoratori alzano la testa

Non è più il tempo dell’attesa. La vertenza della divisione Aerostrutture di Leonardo entra in una fase nuova e più incisiva: dal 26 marzo a Grottaglie è partito il presidio continuo ai cancelli dello stabilimento, simbolo di una mobilitazione che si rafforza e coinvolge sempre più direttamente lavoratrici e lavoratori.
Il Coordinamento unitario di Fim, Fiom e Uilm del 18 marzo ha segnato un punto di svolta: si apre una campagna di coinvolgimento nei siti produttivi e si alza il livello del confronto, dentro e fuori le fabbriche. La protesta si radica nei territori e riguarda il futuro industriale e occupazionale di intere aree, a partire dai siti di Grottaglie e Foggia.

IL COORDINAMENTO: UNITÀ E LINEA CHIARA
Il Coordinamento unitario delle RSU e delle strutture territoriali della BU Aerostrutture ha confermato con forza la linea delle Segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm, ribadendo le preoccupazioni già emerse nell’Osservatorio Strategico dell’11 marzo.
Al termine di un confronto ampio e approfondito è stata assunta una decisione chiara: coinvolgere direttamente le lavoratrici e i lavoratori, sito per sito, per costruire insieme le prossime iniziative di mobilitazione.
Non una scelta formale, ma una presa di posizione netta: senza il protagonismo dei lavoratori non può esserci una vertenza efficace né un vero confronto sul futuro industriale del settore.

IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI
Parallelamente, il sindacato porta la vertenza fuori dalle fabbriche, chiamando in causa le istituzioni. Le strutture territoriali e regionali hanno richiesto alla Regione Puglia la convocazione urgente di un incontro istituzionale, coinvolgendo anche i territori interessati.
Il confronto sarà esteso anche alla Campania, nella consapevolezza che la crisi delle Aerostrutture non è solo aziendale, ma riguarda il sistema industriale e le politiche pubbliche nel loro complesso.
È un passaggio fondamentale: serve una responsabilità condivisa per garantire prospettive produttive e occupazionali, evitando che l’incertezza si traduca in arretramento industriale.

GROTTAGLIE: LA MOBILITAZIONE SI RAFFORZA
Il segnale più evidente arriva dallo stabilimento di Grottaglie, dove la mobilitazione ha conosciuto un’escalation significativa negli ultimi giorni.
Dopo lo sciopero del 19 marzo di due ore, accompagnato dal presidio davanti all’area Ring Removal, e le tre ore di sciopero del 20 marzo su tutti i turni, i lavoratori hanno deciso di alzare ulteriormente il livello dello scontro.
Il presidio continuo ai cancelli rappresenta oggi un salto di qualità nella protesta: una presenza stabile, visibile, che testimonia il grado di preoccupazione e determinazione all’interno dello stabilimento.

STOP A FLESSIBILITÀ E STRAORDINARI
A rafforzare la mobilitazione è la decisione di sospendere ogni forma di flessibilità e di lavoro straordinario.
Una scelta che incide direttamente sull’organizzazione produttiva e che rappresenta un segnale politico chiaro nei confronti dell’azienda: senza certezze sul futuro, non può esserci disponibilità a sostenere carichi produttivi straordinari.
Quando si arriva a questo livello di mobilitazione, significa che la fiducia si è incrinata e che la richiesta di risposte concrete non è più rinviabile.

UNA VERTENZA CHE RIGUARDA IL FUTURO INDUSTRIALE
La vertenza Aerostrutture entra così in una fase più conflittuale ma anche più partecipata. Il coinvolgimento diretto dei lavoratori e l’apertura del confronto con le istituzioni rappresentano due leve decisive per riportare al centro il tema industriale.
Il nodo resta sempre lo stesso: servono prospettive chiare, investimenti e una strategia che garantisca continuità produttiva e occupazionale.
Senza queste condizioni, il rischio è quello di un progressivo indebolimento di un settore strategico, con possibili ricadute occupazionali e industriali anche al di fuori del perimetro aziendale.
La mobilitazione in corso dimostra però che lavoratrici e lavoratori non intendono restare a guardare. E che, ancora una volta, sono pronti a difendere lavoro, competenze e dignità.

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