di Loretta Tani
Si è svolta il 18 febbraio, presso l’Aula Magna Manodori dell’Università di Modena e Reggio Emilia, l’iniziativa “Autonomia è libertà. Lavoratrici, lavoratori e imprese metalmeccaniche contro la violenza economica di genere”, promossa dall’Associazione Nondasola – Centro antiviolenza, da Fim, Fiom, Uilm e Confindustria di Reggio Emilia.
Ho avuto il piacere di partecipare a questo momento di confronto, che ha posto al centro la violenza economica e la responsabilità condivisa di imprese, sindacati e lavoratori nel sostenere le donne nella costruzione della propria autonomia.
Il Fondo Autonomia: strumenti concreti per la libertà
Il Centro Nondasola ha illustrato il proprio “Fondo Autonomia”, finalizzato a sostenere percorsi concreti di fuoriuscita dalla violenza di genere. Il Fondo consente alle donne di accedere a strumenti pratici per l’autodeterminazione: abbonamenti ai mezzi pubblici, corsi per il conseguimento della patente, formazione professionale, alfabetizzazione, mobilità elettrica e altro ancora.
Elisa Bianchi, referente Orientamento lavoro di Nondasola, ha spiegato: “Il Fondo Autonomia nasce dall’idea che l’indipendenza economica sia una vera e propria forma di libertà. Ogni contributo, anche simbolico, si trasforma in opportunità reali: dal poter raggiungere il posto di lavoro alla formazione necessaria per ritrovare autonomia e fiducia in sé stesse. La violenza economica non è solo un problema privato: riguarda il lavoro, la comunità, la cultura delle aziende. Per questo è essenziale che imprese, sindacati e istituzioni collaborino, creando reti di sostegno concrete e durature”.
Una parte di questi percorsi è stata resa possibile grazie al contributo delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende metalmeccaniche del territorio, che hanno donato volontariamente un’ora di retribuzione dal proprio cedolino paga. Solo a Reggio Emilia e provincia sono state donate oltre 3.000 ore di lavoro; in alcuni casi le aziende le hanno raddoppiate, portando il totale devoluto al Fondo Autonomia a oltre 100.000 euro.

Esperienze concrete e sfide nel mondo del lavoro
Durante il convegno, Martina Albini, Coordinatrice dell’ONG WeWorld, ha approfondito cause ed effetti della violenza economica, illustrando i dati della ricerca “Ciò che è mio è tuo. Fare i conti con la violenza economica”.
Laura Fiè, HR Business & People Development Manager di Cirfood, ha raccontato l’esperienza dell’azienda nel ricollocamento di donne uscite da percorsi di violenza: “Abbiamo cercato di accompagnare questo percorso con grande disponibilità e vicinanza, ma a un certo punto si è interrotto. Esistono vincoli concreti per le imprese: tempi stretti tra inserimento e stabilizzazione, difficoltà a garantire subito contratti più stabili o full-time, contesti organizzativi che richiedono tempo per evolvere culturalmente. Credo però che anche realtà come la nostra possano avere un ruolo importante: magari non come approdo definitivo, ma come tappa di crescita, un punto di partenza per recuperare fiducia, competenze e autonomia”.
Lavoro, indipendenza economica e responsabilità condivisa
L’iniziativa ha ribadito l’importanza della collaborazione tra imprese, sindacati e istituzioni per costruire una rete di sostegno alle donne. L’indipendenza economica è uno strumento fondamentale di libertà e autodeterminazione. La promozione della parità di genere, la sensibilizzazione verso comportamenti inclusivi e la valorizzazione del lavoro femminile si confermano strategie chiave per un cambiamento culturale reale.
Partecipare a questo convegno è stata un’esperienza significativa, che conferma quanto il lavoro condiviso possa diventare uno strumento concreto di tutela, crescita e futuro per tutte le donne.
Questo rafforza il mio orgoglio per il percorso avviato insieme alla Commissione Pari Opportunità di Federmeccanica–Assistal e Fim, Fiom, Uilm con il progetto GENERiamo Cultura, che oggi, grazie al rinnovo del CCNL, rappresenta un punto di riferimento nel contrasto alle molestie e alla violenza nei luoghi di lavoro.
Un impegno che continua e che dimostra quanto il lavoro della Commissione Pari Opportunità sia essenziale per promuovere ambienti professionali più sicuri, rispettosi e inclusivi.
L’auspicio è che iniziative come questa si moltiplichino, diffondendo solidarietà concreta e opportunità reali all’interno dei luoghi di lavoro.
