Sulcis Iglesiente, i metalmeccanici chiedono risposte: tre vertenze ancora aperte

di Renato Tocco

Prosegue la mobilitazione dei metalmeccanici del Sulcis Iglesiente per la risoluzione delle vertenze storiche che interessano il territorio e coinvolgono migliaia di lavoratori in attesa di certezze sul proprio futuro occupazionale.
Dopo l’ultima riunione al Mimit dello scorso 17 settembre, le segreterie territoriali di Fiom, Fim e Uilm hanno inviato l’ennesima richiesta di incontro al ministro Adolfo Urso, sollecitando l’aggiornamento del tavolo ministeriale per fare il punto sul rilancio del settore industriale nell’area e, in particolare, del polo di Portovesme.
Attualmente sono tre i siti produttivi sui quali si concentra l’azione sindacale, con l’obiettivo di scongiurare il licenziamento di centinaia di lavoratori e costruire prospettive industriali credibili.

VERTENZA CENTRALE ENEL “GRAZIA DELEDDA”
In base alle direttive europee sulla decarbonizzazione e a quanto previsto dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), la centrale termoelettrica a carbone di Portovesme avrebbe dovuto cessare l’attività entro la fine del 2025. Un decreto ministeriale di fine 2024 ha però prorogato la chiusura al 31 dicembre 2028.
Per le segreterie territoriali di Fiom, Fim e Uilm non c’è tempo da perdere. Nel sito operano, attraverso il sistema degli appalti, circa 250 lavoratori metalmeccanici. Al momento non esiste un progetto concreto di riconversione industriale né un piano definito per la ricollocazione del personale. Sul futuro occupazionale di questi lavoratori continua a gravare un clima di forte incertezza.

VERTENZA PORTOVESME SRL
Le organizzazioni sindacali mantengono alta l’attenzione anche sulla Portovesme Srl. Prima dello stop alla produzione di zinco nel 2021 e della fermata del reparto elettrolisi a fine 2024, nel sito erano impiegati circa 500 lavoratori metalmeccanici, impegnati nelle attività di manutenzione e nei servizi in appalto. Oggi restano attivi soltanto i forni Wales per la produzione di ossido di zinco da materie prime, con una forza lavoro di poco più di 150 addetti. I lavoratori garantiscono la continuità produttiva alternandosi nei turni, in regime di cassa integrazione straordinaria.
Il ridimensionamento produttivo ha avuto un impatto pesante sull’occupazione e sul tessuto economico locale, senza che finora siano state presentate soluzioni strutturali per il rilancio dell’intero sito.

VERTENZA EX ALCOA
Nello stabilimento ex Alcoa, acquisito otto anni fa da Sider Alloys, la produzione di alluminio primario è ferma dal 2012. Secondo le organizzazioni sindacali, l’attuale proprietà non ha mantenuto gli impegni assunti con il Ministero e con le parti sociali, nonostante i rilevanti finanziamenti pubblici ricevuti.
Il piano industriale presentato al Mimit prevedeva una produzione annua di 160 mila tonnellate di alluminio primario e l’assunzione di circa 500 dipendenti diretti. A oggi, però, gran parte degli impianti è stata smantellata e risultano occupate soltanto circa 80 unità lavorative, in larga parte in cassa integrazione straordinaria a zero ore.
Alla luce di questi risultati, le segreterie territoriali ritengono l’azienda non più credibile per il rilancio del sito. È stata pertanto sollecitata una nuova convocazione del tavolo al Mimit, anche in considerazione dell’interesse manifestato da un importante gruppo industriale greco attivo nel settore dell’alluminio primario. La multinazionale avrebbe dichiarato la disponibilità a investire risorse proprie, sulla base di un piano produttivo che valorizzi la strategicità dell’alluminio primario per il Paese, con un potenziale occupazionale stimato in circa 800 lavoratori tra assunzioni dirette e appalti.
Nonostante i ripetuti solleciti delle segreterie nazionali dei metalmeccanici, la riconvocazione del tavolo ministeriale – prevista per lo scorso dicembre – non è ancora avvenuta. Una situazione che alimenta preoccupazione, anche alla luce delle rassicurazioni più volte espresse dal ministro sulla volontà di chiudere positivamente la vertenza.
Nei giorni scorsi le segreterie territoriali di Fiom, Fim e Uilm hanno quindi reiterato la richiesta di incontro al Mimit per riportare all’attenzione della politica nazionale l’insieme delle vertenze che investono il comparto metalmeccanico del Sulcis Iglesiente. Una richiesta che attende ora una risposta concreta.

One comment

  1. CARI COLLEGHI IO PROVENGO DAL SETTORE MINERARIO SONO ALL’ INTERNO DEL SINDACATO UILP XCHÈ SONO PENSIONATO 23 ANNI VI SEGUO SEMPRE, PERÒ LASCIATEMI DIRE UNA COSA QUI SE NON TIRATE IN BALLO TUTTE LE FORZE POLITICHE, SINDACATI E CITTADINANZA, COME ABBIAMO FATTO NOI NEL PASSATO, DA QUI NON SI ESCE, QUI DOBBIAMO PUNTARE LA REGIONE DI BRUTTO QUI SI DEVE PORTARE IL PREFETTO A CONVINCERE IL GOVERNO A SEDERSI AL TAVOLO E DEFINIRE UNA VOLTA X SEMPRE, COME PENSIONATI DA PARTE DELLA UILP SIAMO PRONTI A SEGUIRVI .

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