Il 5 febbraio Bruxelles è stata il centro della mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici dell’industria europea. Delegazioni di metalmeccanici, provenienti da tutta l’Unione, hanno risposto all’appello di IndustriAll Europe per chiedere un cambio di rotta immediato delle politiche industriali comunitarie. Il messaggio è chiaro: senza un’azione urgente, l’Europa rischia di perdere la propria base manifatturiera e milioni di posti di lavoro di qualità.

UN RAPPORTO CHE SUONA L’ALLARME
Alla base della mobilitazione c’è il rapporto Syndex “Ending European Naivety – A review of 19 industry sectors”, che fotografa una crisi industriale diffusa. Su 19 settori analizzati, solo l’aerospazio risulta in buona salute, mentre comparti centrali per la metalmeccanica – automotive, acciaio, meccanica, elettronica, semiconduttori – sono in forte difficoltà, schiacciati dalla concorrenza di Stati Uniti e Cina, dai costi energetici elevati e dalla mancanza di investimenti produttivi e in ricerca. Un quadro che mette seriamente a rischio l’occupazione e la sovranità industriale europea.
PALOMBELLA: SENZA POLITICA INDUSTRIALE SI PERDE IL LAVORO
“Il rapporto Syndex dimostra che l’industria europea è in crisi profonda e che a pagare il prezzo più alto sono i metalmeccanici”, ha dichiarato Rocco Palombella, Segretario generale della Uilm. “L’automotive perde produzione e leadership, l’acciaio è sotto attacco per dumping e costi energetici, i fornitori sono travolti da ristrutturazioni e delocalizzazioni. In Europa mancano investimenti e una vera strategia industriale, mentre i profitti vengono distribuiti invece di essere reinvestiti”.
Secondo Palombella, il rischio è particolarmente grave per l’Italia: “Siamo un grande Paese manifatturiero. Senza una politica industriale europea su energia, filiere strategiche e transizione tecnologica, l’Italia rischia di essere marginalizzata, con conseguenze pesantissime su occupazione e coesione sociale”.

LE SEI RICHIESTE DEI SINDACATI EUROPEI
Durante la manifestazione, IndustriAll Europe ha ribadito sei richieste chiave alle istituzioni europee: investimenti reali nelle industrie europee; condizionalità sociali e territoriali su tutti gli aiuti pubblici; strumenti forti di protezione del lavoro; una transizione industriale giusta e governata; il contrasto alla concorrenza globale sleale e alla sovraccapacità; accesso a energia pulita e a costi sostenibili per l’industria.
“Industrie forti e buoni posti di lavoro sono la base di un’Europa stabile e prospera”, ha affermato Judith Kirton-Darling, Segretaria generale di IndustriAll Europe. “La crisi industriale si sta aggravando, le fabbriche chiudono e i posti di lavoro scompaiono, mentre l’azione politica resta troppo lenta e frammentata. Serve un cambiamento urgente ora”.

L’INCONTRO CON I PARLAMENTARI ITALIANI
A margine della mobilitazione, la delegazione sindacale italiana ha incontrato a Bruxelles numerosi parlamentari italiani ed europei: per Alleanza Verdi Sinistra Benedetta Scuderi e Leoluca Orlando; per il Partito Democratico Alessandra Moretti, Brando Benifei, Giorgio Gori, Annalisa Corrado, Giuseppe Lupo; per il Movimento 5 Stelle Pasquale Tridico, Mario Furore, Valentina Palmisano, Gaetano Pedullà, Danilo Della Valle; per Fratelli d’Italia Michele Picaro. Al centro del confronto, la necessità di portare nelle sedi europee e nazionali una posizione chiara a difesa dell’industria e del lavoro.

UN’EUROPA DA RICOSTRUIRE PARTENDO DALL’INDUSTRIA
La giornata di Bruxelles ha segnato un passaggio politico rilevante: i metalmeccanici europei chiedono che l’industria torni al centro dell’agenda dell’Unione. “Non basta parlare di transizione verde o di difesa se nel frattempo si smantellano fabbriche e competenze”, ha concluso Palombella. “L’Europa deve scegliere se difendere la propria industria e il lavoro o rassegnarsi a dipendere dagli altri”.
