Care delegate e cari delegati,
questo nuovo numero di Fabbrica Società si colloca in un momento che non esito a definire cruciale per la sopravvivenza stessa dell’industria metalmeccanica nel nostro Paese. Le pagine che leggerete raccontano di battaglie aperte, di territori in resistenza e di sfide tecnologiche che non possiamo permetterci di subire passivamente.
Il tema centrale, che attraversa come un filo rosso l’intero dibattito nazionale ed europeo, resta quello dell’Automotive. I dati che abbiamo analizzato sono impietosi: nel 2025 la produzione nazionale è crollata a 380mila veicoli, quasi la metà rispetto a soli due anni fa. Siamo tornati ai livelli del Dopoguerra. Mentre Stellantis continua a distribuire dividendi miliardari, il “Piano Italia” si è sciolto come neve al sole e la Gigafactory di Termoli, che doveva essere il simbolo della transizione, oggi è un fantasma.
Dobbiamo dirlo con chiarezza: non è colpa del Green Deal se Stellantis disinveste in Italia. Il gruppo l’elettrico lo produce, ma sceglie di farlo altrove, dal Nord Africa agli Stati Uniti, lasciando i nostri stabilimenti in affanno e i lavoratori in cassa integrazione. A questo si aggiunge l’”invasione silenziosa” dei marchi cinesi che, nel silenzio delle istituzioni, hanno triplicato la loro presenza sul nostro mercato elettrico. Il 5 febbraio torneremo a Bruxelles. Non ci andremo per fare testimonianza, ma per ribadire che senza una scelta politica chiara, che vincoli gli incentivi alla produzione nazionale e protegga la nostra filiera, la desertificazione industriale diventerà una realtà irreversibile.
Non c’è solo l’auto a preoccuparci. In questo numero troverete il resoconto drammatico della situazione alla Vestas di Taranto. È inaccettabile che un’azienda leader, con bilanci in salute, decida di licenziare 33 persone con una PEC, smantellando un magazzino storico per mere logiche di accentramento. Ai lavoratori che in queste ore occupano lo stabilimento va tutta la nostra solidarietà: la loro lotta è la lotta di tutta la Uilm contro un modello di impresa che tratta le persone come semplici costi da tagliare.
Sul fronte contrattuale, stiamo stringendo i tempi per il rinnovo del CCNL Orafi e Argentieri. Abbiamo ottenuto avanzamenti normativi importanti sulla tutela della malattia e sulla sicurezza, ma il punto fermo resta uno: senza risposte economiche dignitose e adeguate all’inflazione, il contratto non si chiude. Il valore del lavoro deve essere riconosciuto in busta paga, non solo a parole.
Guardando al futuro, abbiamo partecipato a Bruxelles a un importante workshop sull’Intelligenza Artificiale. La nostra posizione è netta: rifiutiamo il determinismo tecnologico. L’AI non deve essere un grimaldello per aumentare il controllo algoritmico o per escludere i lavoratori, ma uno strumento governato dalla contrattazione per migliorare la qualità della vita in fabbrica.
Nonostante questo scenario complesso, voglio concludere con un segnale di profonda speranza che arriva proprio dai luoghi di lavoro. I risultati delle ultime elezioni RSU di gennaio ci riempiono di orgoglio. Dalla Bosch di Bari alla WASS di Livorno, dalla Cestaro Rossi di Taranto fino a Stellantis&You a Roma, la Uilm cresce e si conferma primo sindacato.
Questi successi non cadono dal cielo. Sono il frutto della vostra coerenza, della vostra presenza quotidiana tra i reparti e della capacità di parlare il linguaggio della verità. Se i lavoratori continuano a sceglierci, è perché sanno che la Uilm non si piega e non si arrende.
Il futuro dell’industria italiana non lo regaleremo a nessuno. Continueremo a difenderlo, fabbrica per fabbrica, voto per voto, piazza per piazza.
Buona lettura e buon lavoro a tutti voi.
