Care lavoratrici e cari lavoratori,
apro questo mio editoriale del primo numero di Fabbrica società del 2026 purtroppo con una notizia che non avrei mai voluto darvi. Lunedì 12 gennaio un operaio specializzato dell’ex Ilva di Taranto ha perso la vita sul lavoro precipitando nel vuoto da un’altezza di oltre 7 metri.
Come ho avuto modo di dire, si tratta di un’ulteriore perdita insopportabile di vite umane che si somma al sacrificio di questi lunghi anni e pone l’accento sull’emergenza legata ai mancati investimenti sulla manutenzione degli impianti e sulla sicurezza.
Purtroppo le nostre denunce non sono mai state ascoltate fino in fondo. Questo tragico incidente impone a tutti una seria riflessione sulle responsabilità e su quello che doveva essere fatto per evitare che ciò accadesse.
Chiediamo che sia fatta piena luce sulla dinamica e sulle responsabilità che hanno causato questa ennesima vittima e siamo vicini alla famiglia di Claudio, a cui vanno le nostre più sincere condoglianze.
Purtroppo la vicenda dell’ex Ilva continua a gridare vendetta, abbiamo chiesto un incontro a Palazzo Chigi anche alla luce delle recenti voci sul Fondo americano interessato all’acquisizione del Gruppo.
La scelta da parte dei commissari dell’ex Ilva di ritenere migliore l’offerta presentata da Flacks Group ci preoccupa per molti aspetti. In primo luogo perché si tratta, di fatto, dell’unica proposta presentata. Inoltre si tratta di un fondo di investimento, senza alcuna solidità industriale e che, per di più, non si è mai occupato di acciaio. Infine perché non vi erano offerte da parte di soggetti industriali siderurgici e non abbiamo dettagli sul piano industriale presentato, se non titoli o indiscrezioni di giornali e agenzie.
Prima dell’avvio della trattativa in esclusiva con Flacks, vogliamo conoscere gli aspetti occupazionali, ambientali e industriali dell’offerta presentata e le motivazioni che hanno portato a questa decisione. Noi non tollereremo la presentazione di pacchi preconfezionati, da prendere o lasciare. Vogliamo negoziare il piano industriale, gli investimenti ambientali e tecnologici, i livelli occupazionali, il ruolo dello Stato e le garanzie per i lavoratori e le comunità interessate.
È fondamentale un ruolo centrale dello Stato nella futura società, con poteri effettivi e vincolanti per garantire la decarbonizzazione, il risanamento ambientale e la piena tutela occupazionale dei lavoratori diretti, dell’appalto e in Ilva AS. Sarebbe nefasto e intollerabile ripetere gli errori del passato.
Questo vale per tutte le crisi industriali aperte, come anche quella che interessa i lavoratori delle Acciaierie Valbruna, i cui lavoratori hanno scioperato e manifestato questa settimana.
È paradossale che la politica locale, invece di sostenere il lavoro e l’industria di qualità ed il benessere dei cittadini, assume decisioni che vanno in senso opposto agli interessi della collettività per scegliere di favorire eventuali rendite immobiliari o turistiche: per noi, non esistono leggi o normative che tengano se vengono messi in discussione il futuro di cinquemila posti di lavoro.
È il momento di dire basta alla mortificazione della dignità e delle dei lavoratori che hanno reso grande le acciaierie Valbruna ed i territori in cui insistono e che possono continuare a creare ricchezza da distribuire ai territori interessati. Basta incertezza, basta incontri istituzionali, basta dichiarazioni ambigue da parte della politica.
Adesso è necessario far prevalere la responsabilità e individuare una soluzione congrua ed equilibrata, che tenga in considerazione il valore delle aree in equilibrio con la sostenibilità economica dell’azienda.
Carissimi, a metà febbraio saremo impegnati in una intensa fase congressuale che mi porterà spesso a essere in mezzo a voi, nelle decine di Consigli territoriali. Saranno occasioni importanti, direi fondamentali, per incontrarci di persona e discutere di tutto quello che ci riguarda da vicino.
Sono certo che saranno anche occasioni di crescita per tutti noi che non smettiamo di credere nel valore del Lavoro.
