di Segreteria Uilm Bari
Venerdì 2 gennaio 2026 si è conclusa l’acquisizione da parte di Allison della divisione Off Highway del gruppo Dana. Un’operazione che coinvolge 11 stabilimenti in Italia, tra cui quattro del segmento Dana Graziano, e che apre interrogativi rilevanti sul futuro industriale e occupazionale, in particolare per il sito di Bari, al centro di una forte mobilitazione sindacale.

L’OPERAZIONE INDUSTRIALE E I SITI COINVOLTI
L’acquisizione riguarda 11 stabilimenti italiani, di cui quattro riconducibili a Dana Graziano: tre in Piemonte e uno a Bari. I siti producono trasmissioni, riduttori e componentistica meccatronica destinata a clienti di primo piano come CNH, New Holland, Scania e John Deere. Dana Graziano era stata acquisita dal gruppo Dana nel 2019 dalla società svizzera Oerlikon; dopo circa sei anni, segnati da risultati deludenti e dalle difficoltà legate alla pandemia e alle contrazioni di mercato, il gruppo ha deciso di procedere alla vendita.
IL COINVOLGIMENTO DELLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI
Alla notizia dell’operazione, Fim, Fiom e Uilm si sono attivate chiedendo il coinvolgimento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per monitorare gli impatti industriali e occupazionali. Tra luglio e novembre 2025 si sono svolti diversi incontri presso il MIMIT, con l’obiettivo di ottenere garanzie sul futuro dei siti produttivi e dei lavoratori coinvolti.
LA SITUAZIONE DELLO STABILIMENTO DI BARI
Particolarmente critica la situazione del sito di Bari, dove circa il 50% dei dipendenti è interessato prima dalla cassa integrazione e ora dal contratto di solidarietà. Nonostante ciò, l’azienda ha continuato ad attuare una politica di delocalizzazione, trasferendo consistenti volumi produttivi – in parte dichiarati e in parte non comunicati – verso stabilimenti dello stesso gruppo situati in India.
ESUBERI, PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI E CLIMA AZIENDALE
Per contenere gli esuberi, azienda e organizzazioni sindacali avevano definito uscite concordate e incentivate per i lavoratori prossimi alla pensione. Tuttavia, non avendo raggiunto i risultati sperati, negli ultimi mesi sono state avviate procedure di sospensione cautelare seguite da licenziamenti per episodi risalenti a circa due anni prima. Particolarmente grave quanto avvenuto pochi giorni prima di Natale, quando due lavoratori sono stati licenziati per aver fumato una sigaretta al di fuori delle aree consentite nel dicembre 2023, un atto che evidenzia una totale mancanza di sensibilità in un periodo che dovrebbe essere vissuto con serenità insieme alle proprie famiglie.
LO SCIOPERO E LA SOLIDARIETÀ DEL TERRITORIO
La combinazione di provvedimenti disciplinari, licenziamenti e notizie di ulteriori trasferimenti di volumi produttivi verso Paesi a basso costo del lavoro ha spinto Uilm e Fiom a proclamare uno sciopero il 7 gennaio, con una manifestazione davanti ai cancelli dello stabilimento di Bari. Significativa la partecipazione e il sostegno dei lavoratori di altre aziende metalmeccaniche del territorio barese: un forte segnale di solidarietà dalla zona industriale, sintetizzato nello slogan “da qui non si passa”.
IL CONFRONTO AL MIMIT
Ultimo aggiornamento al 13 gennaio: è stata formalmente presentata una richiesta di incontro al MIMIT con la nuova proprietà, per aprire un confronto sulle delocalizzazioni e sul futuro industriale e occupazionale del sito di Bari.
