L’Editoriale

Care lavoratrici e cari lavoratori,

questo numero di Fabbrica società esce a pochi giorni ormai dalla pausa natalizia. Anche quest’anno, però, non andremo in ferie a cuor leggero, anzi. Se da un lato possiamo tirare un sospiro di sollievo per il rinnovo del Contratto Federmeccanica-Assistal, dall’altro le crisi industriali ci preoccupano ogni giorno di più.

Innanzitutto, il rinnovo del Contratto è qualcosa di cui dobbiamo essere fieri e orgogliosi. Il rischio di smantellamento del CCNL non è mai stato così concreto come questa volta. Non era mai capitato, infatti, che a essere dilaniata al suo interno fosse proprio l’associazione datoriale.
Per questa ragione, vi posso assicurare che non era scontato arrivare alla firma e soprattutto non era scontato ottenere un risultato così importante come l’incremento salariale di 205 euro al livello medio tutto sui minimi.

Ricordiamoci sempre che la contropiattaforma proposta da Federmeccanica e Assistal non metteva in discussione il merito della questione, ma l’essenza stessa del Contratto. Il sistema di regole che a fatica avevamo raggiunto nel 2021, in piena pandemia, rischiava di saltare: a partire dalla clausola di salvaguardia così come l’avevamo pensata, e cioè che si attiva solo in positivo e mai in negativo.

Federmeccanica e Assistal avevano posto due condizioni per noi inaccettabili: nessun incremento sui minimi e via la clausola di salvaguardia. Ma noi non ci siamo arresi e dopo 40 ore di sciopero e oltre un anno di trattativa, siamo riusciti a garantire ai lavoratori metalmeccanici non solo l’inflazione (indice IPCA), ma anche una quota aggiuntiva di salario sui minimi contrattuali e il mantenimento della clausola.

Non solo, abbiamo posto un seme importante per quanto riguarda l’orario di lavoro riuscendo a sfondare un muro. Vi ricorderete come inizialmente la parola “riduzione” facesse talmente paura da volerci imporre a tutti i costi il termine “rimodulazione”. Ma noi, anche in quel caso, abbiamo continuato a insistere, lo abbiamo stampato sulle nostre felpe: + salario – orario.

La commissione che si insedierà per avviare la sperimentazione della riduzione dell’orario di lavoro è un primo fondamentale passo in quella direzione. Non molliamo su questo punto, non dimentichiamocelo. È una nostra intuizione e non potrà che essere il futuro, se vogliamo che le giovani generazioni ritrovino interesse per la fabbrica.

Questo è il messaggio che deve passare nelle assemblee con i lavoratori.

Sul tema vertenziale, come sapete c’è una vertenza che più di altre rischia di degenerare: quella dell’ex Ilva. Purtroppo questa non è una novità, ma una congiura che va avanti da molti anni.
Siamo davvero arrivati a un punto di non ritorno? Io sono convinto che, con la volontà e la responsabilità di tutti, possiamo ancora salvare un pezzo importante di siderurgia in Italia.

Le crisi industriali che stiamo affrontando non riguardano solo singoli territori o singole aziende: raccontano una fragilità strutturale del nostro sistema produttivo che da troppi anni viene ignorata. L’ex Ilva è il caso più drammatico e simbolico, ma non è l’unico: la siderurgia, l’automotive, l’elettrodomestico e molte filiere strategiche vivono un’incertezza che mette a rischio migliaia di posti di lavoro e intere comunità. Serve una politica industriale nazionale capace di visione, investimenti e scelte coraggiose, non interventi tampone o annunci che evaporano nel giro di pochi giorni.

Proprio l’ex Ilva dimostra cosa accade quando mancano programmazione e responsabilità politica: impianti fermi, indotto al collasso, ammortizzatori sociali come unica risposta e un territorio che non può più attendere. Le due offerte arrivate nelle ultime ore possono rappresentare una opportunità, ma non basterà un mero cambio di proprietà. Occorre un piano vero, con obiettivi chiari su produzione, decarbonizzazione, salute e occupazione. E occorre subito.

È di oggi, venerdì 12 dicembre, l’annuncio delle due offerte pervenute per l’intero Gruppo. Si tratta di due fondi di investimento esteri che promettono di salvare l’Ilva e migliaia di posti di lavoro.
Noi siamo abituati agli annunci del ministro Urso e sappiamo bene che possono finire nel nulla, abbiamo bisogno di capire e valutare un piano industriale al momento inesistente.

Adesso più che mai è necessaria una convocazione a Palazzo Chigi, i lavoratori e migliaia di famiglie da troppo tempo meritano risposte. Noi non li abbandoneremo e non ci arrenderemo, metteremo in campo tutte le iniziative necessarie per salvare l’ex Ilva e la siderurgia in Italia.

Mi fermo qui con il mio editoriale, vi invito a leggere gli articoli che troverete in questo numero.

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