di Luigi Pinasco
A Genova, da lunedì primo dicembre, abbiamo avviato unitariamente a FIM e FIOM una serie significativa di iniziative sindacali in risposta all’incontro del 28 novembre con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il cui esito è risultato deludente e persino peggiorativo rispetto al precedente. Il piano presentato prevedeva il trasferimento della zincatura a Novi Ligure e pochissime prospettive per il futuro dello stabilimento di Cornigliano.
Dopo l’assemblea e lo sciopero immediato, i lavoratori sono partiti in corteo fino a Piazza Savio, nodo cruciale della viabilità del ponente cittadino, dove è stato organizzato un blocco permanente del traffico che, protrattosi per quattro giorni, ha causato notevoli disagi e paralizzato in parte la città.
LO SCIOPERO GENERALE E LE POSIZIONI DI UILM GENOVA
Per giovedì 4 dicembre la Fiom, attraverso un’emittente locale e senza alcun confronto con la UILM, ha proclamato uno sciopero generale dei metalmeccanici genovesi a sostegno della vertenza di Cornigliano. Come UILM Genova, non abbiamo condiviso tale iniziativa né nel metodo né nel merito: la vertenza dell’ex Ilva ha infatti una valenza sovraregionale e richiede l’unità di tutto il gruppo, evitando frammentazioni territoriali. Inoltre, la richiesta di incontro alla Presidente del Consiglio era già stata avanzata unitariamente dalle segreterie nazionali.
La giornata dello sciopero si è svolta in un clima di forte tensione, caratterizzato da scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, con danni e disordini diffusi in città.
L’AGGRESSIONE AL PERSONALE UILM
Venerdì 5 dicembre, il giorno successivo allo sciopero generale, si è verificato uno degli episodi più gravi della mia esperienza sindacale. Mentre, insieme ad altri quattro colleghi – tra cui il segretario organizzativo Claudio Cabras – ci stavamo recando ai cancelli di Cornigliano per partecipare all’assemblea unitaria, eravamo anche in procinto di collegarci con una trasmissione televisiva per illustrare la situazione dell’azienda.
In quel contesto, prima è stato intimato al nostro rappresentante aziendale di togliersi la maglia Uilm, poi – sotto la direzione di un rsu Fiom – siamo stati insultati, spintonati e colpiti con calci e pugni per diversi metri da lavoratori con la felpa della Fiom. A seguito dell’aggressione, siamo stati costretti a recarci al pronto soccorso: dopo gli accertamenti, ci sono stati refertati 10 giorni di prognosi per me e 7 per Claudio Cabras.
Questo episodio dimostra come una certa parte del sindacato stia alimentando dinamiche di violenza, sfruttando la disperazione dei lavoratori che cercano di difendere il loro posto di lavoro.
VALORI E IMPEGNO DELLA UILM
Una cosa per noi è imprescindibile: come UILM, continueremo sempre a difendere la libertà di espressione di tutti i lavoratori, qualunque sia la loro appartenenza sindacale, e condanneremo senza alcuna ambiguità ogni forma di violenza. Sempre.
