di Loretta Tani
Con l’avvicinarsi del 25 novembre, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Fim, Fiom e Uilm lanciano un messaggio forte e chiaro:
“La violenza vive anche nel silenzio di chi non parla. Serve avere il coraggio di fermarla.”
Questa frase sarà incisa sulla panchina rossa che verrà inaugurata il 24 novembre davanti alla storica sede della FLM (FIM, FIOM, UILM) in Corso Trieste 36 a Roma. All’evento parteciperanno il Segretario Generale della UILM, Rocco Palombella, e i Segretari Generali di Fim e Fiom.
L’iniziativa è promossa sotto il patrocinio del Comune di Roma e dell’Assessorato alle Politiche Sociali, Politiche Giovanili e Pari Opportunità del Municipio II, con la partecipazione di Gianluca Bogino, presente all’inaugurazione.
Sono stati invitati anche il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, Federmeccanica e Assistal, realtà che, insieme a Fim, Fiom e Uilm, hanno costruito nel tempo un percorso concreto di impegno contro la violenza sulle donne.
Sarà un momento di memoria e riflessione, un’occasione per dare voce a chi non può più parlare e per ricordare tutte le donne che hanno perso la vita a causa della violenza. Un tributo alla loro forza, al loro coraggio e alla necessità, oggi più che mai, di non voltarsi dall’altra parte.
La frase incisa sulla panchina vuole toccare la sensibilità di chi si fermerà a leggerla, invitando ognuno a riflettere e a portare con sé un pensiero di consapevolezza e responsabilità. Ogni femminicidio è una voce spezzata, una storia che non si può dimenticare. Ricordarle significa sentire la loro assenza, ma anche imparare a riconoscere i segnali della violenza prima che sia troppo tardi.
Negli ultimi anni, il nostro impegno si è concretizzato in iniziative e corsi di formazione promossi dalla Commissione Pari Opportunità e Formazione, rivolti a tutte le lavoratrici e i lavoratori.
Sappiamo che alcuni uomini possono mostrarsi scettici, convinti di “essere persone corrette” e di non avere nulla da imparare. Ma proprio per questo è essenziale coinvolgere tutti: solo riconoscendo che la violenza di genere ci riguarda da vicino possiamo costruire ambienti di lavoro sicuri, inclusivi e rispettosi.
La preoccupazione cresce anche tra i giovani. Sempre più ragazzi e ragazze, nelle città come nei piccoli centri, si trovano coinvolti in risse, atti vandalici, furti e persino episodi di violenza più gravi. Non è solo un problema di degrado urbano: è il segnale che qualcosa non funziona nei legami, nelle opportunità e nell’ascolto.
Per molti giovani, lo spazio per crescere, sbagliare e rialzarsi appare sempre più ristretto, aperto alla devianza anziché protetto. Quando la violenza diventa estrema, come nei casi di omicidio o femminicidio che coinvolgono ragazzi e ragazze, la sensazione di impotenza è profonda. Rabbia, frustrazione, mancanza di prospettive e assenza di figure di riferimento possono trasformarsi in tragedie che spezzano vite e famiglie. È difficile accettare che ci siano giovani che, senza essere mai stati ascoltati davvero, arrivino a compiere gesti tanto dolorosi.
Per invertire questa spirale non bastano telecamere o ronde. Serve ripensare la scuola, la famiglia, gli spazi di socialità e l’inclusione, intervenendo con attenzione e tempestività prima che la violenza diventi normalità. Solo così possiamo costruire una società più sicura, empatica e solidale, dando ai giovani la possibilità di scegliere strade diverse.
Noi, come sindacato e come UILM, ci mettiamo cuore, impegno e valore. Perché il cambiamento inizia dalle persone, da gesti concreti e da un impegno collettivo che non si ferma davanti al silenzio.
