Ex Ilva, cresce la tensione. Piano inaccettabile, così si condannano lavoratori e territori

La vicenda dell’ex Ilva di Taranto torna al centro del dibattito politico e sindacale, mentre dal Ministero delle Imprese arrivano nuovi annunci e poche certezze. Durante l’ultimo incontro a Palazzo Chigi, il ministro Adolfo Urso ha parlato di una “trattativa riservata” con un presunto quarto gruppo straniero interessato al rilancio del polo siderurgico, dopo i contatti falliti con Baku Steel e l’interesse – mai concretizzato – di Bedrock e del gruppo Flacks.
Nulla è trapelato sull’identità del nuovo interlocutore, ma indiscrezioni non confermate evocano il nome del gruppo ucraino Metinvest, già coinvolto nel progetto di Piombino insieme a Danieli. Intanto, i numeri annunciati dallo stesso Ministero alimentano la preoccupazione: la cassa integrazione straordinaria salirà da 4.450 a 5.700 unità entro dicembre, fino a raggiungere 6.000 lavoratori sospesi dal 1° gennaio 2026.

PALOMBELLA: “NON POSSIAMO ESSERE COMPLICI DI UN PIANO RINUNCIATARIO”
Di fronte a questo scenario, mercoledì 12 novembre Fim Fiom Uilm hanno indetto una conferenza stampa presso la sede FLM di Corso Trieste 36, a Roma.
“Non siamo stati noi a rompere il dialogo, ma non possiamo accettare una trattativa che non offre alcuna prospettiva di rilancio per l’ex Ilva e per i suoi lavoratori. Le proposte arrivate dal Governo sono inaccettabili, perché partono da un presupposto gravissimo: utilizzare i lavoratori per fare cassa”. Così Rocco Palombella, Segretario generale Uilm.
Secondo Palombella, quello presentato come un “piano di rilancio” è in realtà un “piano corto”, privo di respiro industriale e di visione strategica: “Corto non nel tempo, ma nella prospettiva. Prima della chiusura definitiva, rimane davvero poco. Non esiste un piano industriale credibile e si pensa solo a ridurre il personale e a gestire emergenze. È un approccio rinunciatario che condanna non solo i lavoratori, ma intere comunità – da Taranto agli altri siti – a una lenta agonia”.

UNA CRISI INDUSTRIALE E SOCIALE SENZA FINE
L’ex Ilva, oggi in amministrazione straordinaria dopo il fallimento della gara per la vendita e il ritiro degli indiani di Vulcan Steel, continua così a restare sospesa tra ipotesi e promesse mai concretizzate.
Nel frattempo, il clima negli stabilimenti si fa sempre più teso: le linee produttive sono ridotte al minimo, la manutenzione è carente e gli impianti – denunciano i sindacati – rischiano il collasso definitivo.

Per la Uilm, non si tratta più solo di difendere i posti di lavoro, ma di tutelare un presidio industriale strategico per il Paese. “Abbiamo seguito con responsabilità ogni fase di questo percorso – ha sottolineato Palombella – nella speranza di costruire una via di rilancio produttivo e occupazionale. Ma oggi, di fronte a un piano che chiude ogni prospettiva, non possiamo restare fermi”.

VERSO LA MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI
La Uilm annuncia ora una nuova fase di mobilitazione. Il sindacato ha già riunito i lavoratori per decidere insieme le iniziative da intraprendere. “Questa battaglia – conclude Palombella – non riguarda solo Taranto, ma il futuro dell’industria e del lavoro in Italia. Continueremo a difendere la dignità e i diritti di chi ogni giorno tiene in piedi il Paese, anche quando le istituzioni sembrano averli dimenticati”.

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