Stellantis riparte con il lancio di nuovi modelli ibridi, ma sul futuro pesa l’incognita Europa

di Gianluca Ficco

Il lancio di vetture ibride negli stabilimenti italiani di Stellantis costituisce un possibile punto di partenza per la ripresa industriale in Italia. È quanto chiedevamo come Uilm a gran voce, convinti che le vetture full electric sarebbero state del tutto insufficienti a saturare gli stabilimenti, ed è quanto da ultimo fortunatamente è emerso nell’incontro del 20 ottobre a Torino con l’amministratore delegato Antonio Filosa, benché il nuovo piano industriale per l’Europa, e quindi per l’Italia, verrà presentato in modo compiuto solo il prossimo anno. Ma sul futuro pesa, come una spada di Damocle, l’incognita delle normative europee.

GLI STABILIMENTI
In particolare a Melfi è imminente il lancio della Compass ibrida, che poi sarà col tempo seguito da ulteriori modelli sia elettrici sia ibridi con marchi DS e Lancia e forse perfino da un’ulteriore vettura sempre della piattaforma media.
A Mirafiori invece la partenza della Fiat 500 ibrida dovrebbe saturare la Carrozzeria: per quanto resti ferma la richiesta di un ulteriore modello, l’implementazione di un secondo turno dovrebbe già di per sé determinare 400 assunzioni.
A Cassino era prevista l’assegnazione di vetture esclusivamente elettriche sulla piattaforma large, con marchi Alfa Romeo, in particolare le eredi di Giulia e di Stelvio, che si sarebbero aggiunte alla Maserati Grecale full electric già in produzione. L’annuncio di Filosa ci dice invece che le Alfa avranno anche declinazioni ibride; occorre tuttavia chiarire tempistiche e modalità di avvio.
Per Pomigliano viene confermata l’assegnazione, a partire dal 2028, della nuova piattaforma small, destinata a subentrare alle attuali produzioni di Fiat Pandina e di Alfa Tonale; è già acquisito che essa comprenderà versioni ibride e non soltanto elettriche. Tuttavia si tratta di tempi lunghi che chiediamo di anticipare, con una declinazione precisa dei modelli da lanciare.
Per lo stabilimento di Atessa occorre maggiore dettaglio sulle prospettive di mercato del Ducato, al fine di comprendere quale sarà il profilo produttivo nei prossimi anni. Per Modena invece peserà il tanto atteso piano di rilancio di Maserati, ma lo spostamento della sportiva da Torino e la partenza della verniciatura personalizzata dovrebbero finalmente aumentare i carichi di lavoro.
Per quanto riguarda Termoli l’incognita gigafactory sarà sciolta, a detta di Filosa, entro fine anno. Ma si pone più in generale una questione inerente alle meccaniche strettamente connesse alle scelte che dovranno essere fatte sulle motorizzazioni. Anzi, il recupero delle motorizzazioni italiane a nostro avviso servirebbe non solo a rilanciare gli stabilimenti italiani di meccanica, ma anche a garantire una buona risposta di mercato ai lanci di nuovi modelli. È questo secondo noi un aspetto dirimente capace di determinare il successo o meno del nuovo piano industriale. Lo stesso Diesel potrebbe secondo noi essere recuperato magari in una versione ibrida.

RESPONSABILITA’ SOCIALE
In questo contesto chiediamo inoltre che Stellantis eserciti una responsabilità sociale verso le imprese dell’indotto, che devono essere trattate come partner e non come vittime del processo di trasformazione.
Sul piano regolatorio Stellantis ha chiarito con inusitata franchezza che il completamento del piano industriale europeo dipenderà anche dalle scelte UE sulla revisione della normativa sulle emissioni. Negli Stati Uniti gli investimenti sono favoriti, difatti, da norme orientate al sostegno industriale, mentre l’UE resta fossilizzata su un’impostazione ideologica che non salva il pianeta ma colpisce l’industria.

EUROPA DIVISA
Il quadro politico europeo è in verità molto diviso: Italia e Germania chiedono una correzione, Francia e Spagna sostengono la linea attuale. Questa distanza si riflette anche nel dibattito sindacale europeo. La recente presa di posizione del Presidente del Comitato Aziendale Europeo di Stellantis, Philippe Gilleron, responsabile auto per Force Ouvrier, che chiede di difendere l’industria e superare approcci dogmatici alla transizione, mostra come si stiano formando convergenze che fino a pochi anni fa non esistevano. Noi avevamo denunciato i rischi dell’attuale percorso di elettrificazione già molti anni fa, quando questa critica non era quasi accettata nemmeno all’interno del mondo sindacale; oggi emergono alleati e posizioni convergenti in diversi Paesi. La censura del politicamente corretto inizia a cedere il passo alla realtà.

UN OBIETTIVO
In tutti i casi il nostro obiettivo rimane l’eliminazione delle famigerate multe e in prospettiva una transizione socialmente ed economicamente sostenibile, fondata su neutralità tecnologica e libertà di scelta dei consumatori. Il destino dell’automotive in Europa, e in particolare di Stellantis in Italia, sarà inevitabilmente condizionato dalle scelte che nel prossimo futuro la UE compirà in tema di elettrificazione. Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per influire sulle nuove scelte, nel confronto con Stellantis, nelle singole vertenze aperte in sede ministeriale con numerose imprese dell’indotto, al tavolo governativo dell’automotive, nonché nei consessi sindacali europei.

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